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Se andare all’ufficio postale diventa un’esperienza kafkiana….

Cesare Giorgianni

Se andare all’ufficio postale diventa un’esperienza kafkiana….

sabato 17 Agosto 2019 - 08:07
Se andare all’ufficio postale diventa un’esperienza kafkiana….

Messina- Per una ricarica Postpay e relativa messa in sicurezza ecco cosa è stato chiesto al cronista

Fin dall’entrata in vigore del 6 maggio 1840, data di nascita dei francobolli, la riforma introdotta da Sir Rowland Hill in Gran Bretagna come conseguenza della “rivoluzione industriale” aveva puntato ad aggiornare e “modernizzare” il sistema postale. Quel giorno fu posto in vendita nei relativi uffici il “famoso” penny black. E fu stabilita una tariffa unica, tra l’altro, per il trasporto delle lettere all’interno dei confini del Regno Unito, indipendentemente dalla distanza coperta, facendo pagare il porto al mittente e non più al destinatario, così come avveniva in precedenza.

Il passato….

Solo una brevissima premessa storica, questa, per capire come, già fin dalla metà del XIX secolo, si cercò di “snellire” l’importante apparato che stava alla base della comunicazione, soprattutto commerciale. Quell’esempio di efficienza, però, soprattutto negli ultimi anni, non sembra aver lasciato traccia tra le nuove “menti pensanti” che si occupano oggi della gestione del nostro sistema postale.

Oggi

Non stiamo ovviamente a ribadire, per rimanere a Messina, problemi ormai all’ordine del giorno come le gravissime e spesso dannose carenze nel settore della distribuzione, nè le inchieste che hanno portato alla sospensione di alcuni dipendenti per i “disservizi” causati… Vorremmo però capire perché anche gli sportelli degli Uffici postali, in base alle disposizioni ricevute, debbano contribuire a rendere ancor più farraginosa una “macchina” un po’ scarburata  viste anche le insufficienti presenze di personale utilizzato nelle varie postazioni (soprattutto in estate) che, giocoforza, creano disagi all’utenza.

Da qui un “caso singolare” che ci piacerebbe venisse, se possibile, affrontato e risolto da chi di competenza, per evitare che, oltre ad essere costretti ad attendere un’asfissiante fila prima di arrivare allo sportello, se ne debba sopportare addirittura un’altra per completare la stessa operazione…

Il caso….

La scoperta di quello che il cronista definisce un “intoppo” è stata fatta, solo per caso, all’Ufficio Messina 7 di via Cesare Battisti. Qui (ma crediamo anche altrove…), infatti, per effettuare una ricarica Postepay e attivare il sistema di sicurezza web sulla stessa, sia l’impiegato che il direttore hanno spiegato che sarebbe stato necessario utilizzare due differenti scontrini (rispettivamente denominati “Unica operazione” e “Tutte le operazioni”) prelevati dall’“eliminacode”. Il primo per poter eseguire la ricarica, il secondo per mettere in sicurezza la carta. Due distinte operazioni (sigh!). Le direttive, è chiaro, non si discutono. Ma dopo aver atteso per un bel po’ di tempo per effettuare la prima operazione, ci chiediamo perché, essendo già al cospetto dell’impiegato postale, è necessario sorbirsi un’altra lunga coda per ottenere quanto richiesto?

…….

All’utente, per la cronaca, non è rimasto che demordere, ma senza dimenticare di conservare gelosamente i due ticket “eliminacoda” per copiare e giocare i due numeri al Lotto, magari sulla ruota di Palermo. Come dire: “Autru chi Rowland Hill… chisti nummira su’…”.

Cesare Giorgianni

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7 commenti

  1. e di documenti spediti in moldavia da messina poste via s. cosimo e mai arrivati con o senza rintracciabilità,non sanno niente dopo svariate file agli sportelli non ho mai ceduto ai servizi di poste . non mi fido……………………………………………………………………………..

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  2. Molto probabilmente il primo numero chiamato dall’operatore era unica operazione, che comprende la ricarica postepay, mentre la messa in sicurezza web la stessa carta prevede un’altra operazione.
    Secondo il mio modesto parere con il biglietto tutte le operazioni si sarebbe potuto fare tutto.

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    1. Il furbo giornalista doveva essere in grado di capire quale biglietto prendere, visto che aveva più operazioni da fare, “unica operazione” non andava bene, lo dice anche la parola stessa!!!

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  3. Il codice kafkiano è confermato da quello che accaduto a me circa 20 giorni fa. Apro conto postale e chiedo carta BancoPosta, ma in agenzia le hanno finite e pertanto mi sarebbe stata recapitata a casa. Dopo una decina di giorni ricevo pin con comunicazione a presentarmi in ufficio a ritirate carta da abilitate ma , ovviamente, dopo 45 minuti di coda mi viene riferito che la lettera é un proforma uguale per tutti e la carta non è presente in agenzia e devo aspettare il recapito a casa. Che non è ancora avvenuto…

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  4. C è poco da dire!!l utente era a conoscenza delle due operazioni quindi doveva prendere L altro numero elimina code

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  5. Il quesito che ci tormenta, che poi è il “succo” dell’articolo, è solo uno: perché bisogna fare la fila due volte, creando tra l’altro, più caos agli sportelli?

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  6. Non mi meraviglio affatto. Più Poste Italiane aumenta gli utili (già enormi) e più il servizio peggiora, soprattutto a livello di recapito. Mi chiedo come sia tollerabile un andazzo che va avanti ormai da troppi mesi, se non anni, senza che il Ministero, a fronte di innumerevoli denunce e caterve di lagnanze a vari livelli, si mobiliti per mettere in riga chi gestisce un “servizio pubblico in regime di quasi monopolio”.
    In un paese serio, la tolleranza sarebbe stata prossima allo zero.

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