“Korakhanè” e i disturbi del comportamento alimentare: “Malattie da non sottovalutare”

“Korakhanè” e i disturbi del comportamento alimentare: “Malattie da non sottovalutare”

Marco Ipsale

“Korakhanè” e i disturbi del comportamento alimentare: “Malattie da non sottovalutare”

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lunedì 17 Marzo 2014 - 14:02

L’associazione ha allestito un banchetto informativo per tutta la giornata di sabato, a piazza Cairoli. Il ruolo de “Il Cerchio d’Oro”, unica struttura in tutto il sud Italia a fornire supporto a 300 ragazze siciliane e calabresi

I disturbi del comportamento alimentare (dca) sono complesse malattie mentali che portano, chi ne è affetto, a vivere con l'ossessione del cibo, del peso e dell'immagine corporea. E’ la definizione riportata sul sito web del Ministero della Salute. Dal 2012 è stata istituita una giornata nazionale, che si celebra il 15 marzo di ogni anno, data che ricorda la morte di Giulia, 17enne genovese stroncata dalla bulimia e dalla carenza di un'assistenza specifica e altamente professionale, così come richiede la cura di queste patologie così difficili da diagnosticare e da curare.

A Messina se ne occupa l’associazione “Korakhanè”, composta da genitori e familiari di ragazze con dca, che ha promosso l’iniziativa con un banchetto informativo a piazza Cairoli per tutta la giornata di sabato, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza su una malattia poco conosciuta e troppo spesso sottovalutata.

“C’è stata una buona affluenza – afferma la presidente dell’associazione, Rita Sasso -, anche se si sono fermate solo le persone che già conoscono il problema perché ne hanno avuto a che fare, direttamente o meno. Sono contenta perché erano presenti molti genitori ed anche un bel po’ di ragazze, con uno spirito costruttivo. Mi spiace, invece, che siamo stati scarsamente considerati dai media ed anche per la mancata presenza del sindaco, diversamente da quanto avvenuto in altre città. Noi comunque continuiamo a batterci perché si abbia sempre più coscienza che i dca sono malattie psichiche che devono essere trattate con professionalità, da uno staff di persone che si occupino dei pazienti a 360 gradi”.

A Messina è presente una struttura pubblica dell’Asp, “Il Cerchio d’Oro”, unica realtà da Roma in giù che accoglie quasi 300 ragazze provenienti da diverse parti di Sicilia e Calabria. “Un gioiello – prosegue Rita Sasso -, ma la Regione, invece di tenerselo caro, visto che si lavora tanto e bene, lo mantiene in modo precario. Ogni sei mesi, dobbiamo combattere per tenere aperta la struttura e, lo scorso anno, tra una scadenza e l’altra, è rimasta chiusa per due mesi. Stabilizzare il servizio comporterebbe anche un risparmio economico, perché a volte sono necessari ricoveri fuori regione che costano ognuno 10mila euro al mese ed anche più, la stessa cifra che serve per mantenere l’intera struttura e non un solo ricovero”.

Ed il sacrificio, in questi casi, non è solo economico. “Conosco genitori che hanno dovuto lasciare il lavoro per seguire le figlie – conclude la presidente di ‘Korakhanè’ -, altri che son dovuti andare in aspettativa. Tutte cose evitabili se avessimo una struttura completa. Tra l’altro, mentre da Roma in su i centri sono residenziali, il ‘Cerchio d’oro’ ha fatto un piccolo passo avanti solo lo scorso anno, quand’è diventato semi-residenziale, cioè h 12. Prima era solo ambulatoriale. Se si potesse sostenere il ricovero h 24, invece, sarebbe un grande vantaggio per tutti: per i pazienti, per i familiari ed anche per la Regione, che potrebbe risparmiare”.

L’ultimo affidamento, ancora una volta semestrale, è del mese scorso e la nuova scadenza è dunque prevista nel mese di agosto. La speranza è che la prosecuzione sia consequenziale e che, nel frattempo, si pensi a stabilizzare una struttura unica nel sud Italia: un vanto da valorizzare e non un peso da sostenere.

(Marco Ipsale)

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