Social City e il contratto di servizio modificato a insaputa dell'aula. Ecco perché - Tempostretto

Social City e il contratto di servizio modificato a insaputa dell’aula. Ecco perché

Francesca Stornante

Social City e il contratto di servizio modificato a insaputa dell’aula. Ecco perché

martedì 14 Maggio 2019 - 07:30

E' diventato un vero e proprio caso a Palazzo Zanca e, dopo le durissime parole del segretario generale, è arrivata anche la versione della dirigente del dipartimento

Il caso esploso sul contratto di servizio della Messina Social City continua a far discutere. La questione è delicata, ha scatenato un dibattito politico intenso ma soprattutto adesso si chiede responsabilità, verità, chiarezza. Perché quanto accaduto in queste settimane ha inevitabilmente aperto le prime crepe nella difficile e già tormentata gestione della nuova azienda. E una partenza tutta in salita per i nuovi servizi sociali targati De Luca sta creando non pochi problemi, dentro e fuori il palazzo.

Le tappe dal principio

Ma andiamo con ordine: a novembre, durante la famosa maratona del SalvaMessina, il consiglio comunale approva lo schema di contratto di servizio della nuova Messina Social City. Il 1° marzo la società assume oltre 500 lavoratori e inizia a lavorare. Poiché si tratta di un’azienda che eroga servizi per conto del Comune però serve l’atto che regola i rapporti tra i due enti, cioè il contratto di servizio.

Quello stesso contratto che era stato già approvato a novembre dal consiglio. In corso d’opera però la nuova dirigente dei servizi sociali Loredana Carrara, che fino al allora era stata Capo di gabinetto, prende il posto di Domenico Zaccone e modifica quel contratto. Dopo le modiche, Comune e azienda firmano il contratto di servizio. E solo dopo l’atto finisce in aula con la richiesta di una ratifica da parte del consiglio. Praticamente a posteriori e a contratto già firmato e operativo.

La caccia al colpevole

Un episodio che dal punto di vista amministrativo ha fatto sobbalzare non pochi consiglieri comunali in aula. E anche sotto il profilo politico il dibattito è stato furente. Quindi è scattata la caccia al “colpevole”. Con un affondo del segretario generale Rossana Carrubba che non ha esitato a dire in aula che quelle modifiche non dovevano essere fatte in quel modo e che vi erano stati “errori madornali”.

E quindi chi ha commesso questi errori madornali? Ovviamente la responsabilità è ricaduta sulla dirigente Carrara, che ieri si è presentata in commissione insieme al presidente della Social City, Enrico Bivona, per rispondere alla raffica di quesiti posti dall’aula. Obiettivo dei consiglieri: capire se quanto è stato fatto dall’area amministrativa di Palazzo Zanca sia stato legittimo nei confronti soprattutto del consiglio comunale, unico organo deputato a deliberare su queste tematiche.

Le domande

Così l’aula del consiglio per qualche ora sembrava essere un’aula di tribunale, con la Carrara praticamente sotto interrogatorio, vista la sfilza di domande che i consiglieri hanno fatto. Il punto principale che il presidente Massimo Rizzo e i colleghi hanno cercato di capire è stato innanzitutto questo: è stata in qualche modo violata o disattesa la scelta del consiglio comunale sul contratto di servizio?

La Carrara ha dato per tutta la seduta risposte abbastanza brevi e laconiche: «Il contratto di servizio non è stato modificato nella sostanza, ma aggiustato in qualche passaggio che non era risultato molto chiaro.

La “bomba” del ricorso

E allora perché la necessità di farlo ratificare al consiglio? La Carrara ha risposto: «Per tutelare tutti». Poi però una bomba sganciata forse anche in modo inconsapevole. Perché alla domanda sul perché della necessità di queste modifiche, la dirigente ha risposto con pochissime ma inequivocabili parole: «L’esigenza è stata dettata dal ricorso presentato al Tar contro il contratto di servizio di Messina Social City».

Una dichiarazione che potrebbe diventare un boomerang, perché il Tar non si è ancora espresso e perché si è svelato il mistero di fare tutto in fretta e furia senza neanche confrontarsi anche con l’aula. E in tutto ciò, Messina social City ha iniziato a lavorare dal 1° marzo firmando dopo almeno due settimane un contratto di servizio che ad oggi, senza la ratifica del consiglio, diventa carta straccia. Soprattutto di fronte a un giudice del tribunale amministrativo che dovrà esprimersi sul ricorso.

La Carrara però ha difeso il suo operato: « La maggior parte delle cose certo non me le sono inventata e le ho condivise perché non sono una pazza. Ho a cuore le sorti di questo ente, è vero che le cose sono andate di corsa, notti passate al comune, fuochi incrociati, condivisione ma per certi versi anche solitudine. Mi aspetto dall’azienda che eroghi servizi. Noi dobbiamo pretendere che quei servizi vengano erogati, sto mettendo in atto una task force di assistenti sociali che facciano il monitoraggio».

Il quesito fondamentale però è rimasto senza una vera e secca risposta. Insomma, nessuno dice chi ha sbagliato, dall’amministrazione nessun provvedimento né tantomeno particolari scossoni. Gli unici a volerci capire qualcosa sono i consiglieri. E dopo questo secondo round probabilmente ci sarà ancora qualche passaggio da consumare prima della resa dei conti finale. Non dimenticando che si tratta del settore rivolto e indirizzato alle fasce dboli della popolazione, quindi anziani, bambini e disabili.

Francesca Stornante

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Un commento

  1. ma quale carrara e carrara…figurati se il primo cittadino nn trovava un esecutore…ma li trova tutti lui!?

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