Il 14 maggio sarà ancora “No al Ponte”, il corteo muoverà da Piazza Cairoli

Il 14 maggio sarà ancora “No al Ponte”, il corteo muoverà da Piazza Cairoli

Il 14 maggio sarà ancora “No al Ponte”, il corteo muoverà da Piazza Cairoli

venerdì 29 Aprile 2011 - 07:18

Sicurezza del territorio, adeguamento sismico, incremento della mobilità nello stretto: questi solo alcuni dei “cavalli di battaglia” che spingono i no pontisti a scendere nuovamente in strada per ribadire la loro contrarietà alla grane infrastruttura

Salta per cause di “forza maggiore”, riportando testualmente quanto scritto nel comunicato, l’appuntamento organizzato da Rete No Ponte in occasione della Festa dei Lavoratori, ma si pensa già alla nuova manifestazione del 14 maggio, con partenza da Piazza Cairoli, per dire no, ancora una volta, alla realizzazione della grande mega opera sullo Stretto. I “cavalli di battaglia” di quanti si schierano contro l’avvio dei cantieri per l’infrastrutture non cambiano, anzi vengono ribaditi con forza da “Rete No Ponte” che punta innanzitutto il dito contro la progressiva dismissione della flotta di Rfi nello Stretto (nonostante il prossimo arrivo il traghetto annunciato da Rete ferroviaria italiana) e contro la mancanza di sicurezza del territorio, interessato, anche quest’inverno, da diversi smottamenti.

Secondo i no pontisti, “i cittadini chiedono sicurezza dal rischio idrogeologico. Le frane che hanno causato 37 morti il 1° ottobre 2009 rappresentano l’evento più tragico di una sequenza di episodi calamitosi dello stesso tipo che da anni ormai investono i nostri luoghi. Interventi di questo tipo sul territorio, permetterebbero di mantenere un saldo occupazionale nettamente superiore a quanto previsto per i cantieri riguardanti la costruzione del Ponte. 4.500 saranno, infatti, gli occupati secondo Eurolink, General Contractor per la progettazione e la realizzazione del Ponte sullo Stretto, nel periodo di massima attività dei cantieri, mentre con soli 40 milioni d’investimenti gli interventi di messa in sicurezza nei paesi colpiti dalle frane vengono occupati oltre 250 addetti”.

Alle argomentazione giù più volte “snocciolate” da Rete No Ponte, si aggiunge anche il rischio connesso all’alto rischio idrogeologico che interessa il territorio che preoccupa ancor di più alla luce di quanto accaduto di recente in Giappone: “L’adeguamento degli edifici pubblici – spiega il rappresentante dell’organizzazione Luigi Sturniolo – il monitoraggio delle abitazioni, un piano d’informazione dei cittadini e un piano di emergenza adeguato sono provvedimenti improcrastinabili, se si vuole evitare di trovarsi di fronte a tragedie di enormi proporzioni in caso di forte evento sismico”.

Non manca poi l’ “affondo” finale: “La facilità di connessione, lo sviluppo e la gratuità delle reti telematiche rappresentano oggi una premessa indispensabile per il futuro un territorio. Piuttosto che un catafalco di cemento e acciaio, che non modifica significativamente la qualità dei collegamenti, risultano elemento essenziale l’accesso democratico alle fonti d’informazione e la possibilità di comunicare secondo standard adeguati. I centri urbani sono sempre più densamente occupati, la cementificazione di ogni spazio a disposizione tende a ridurre sempre più gli spazi dedicati a parchi, giardini e ambienti aperti (indispensabili, peraltro, come centri di raccolta in caso di calamità naturali). Messina è una delle città a minore percentuale di verde cittadino. Scegliere di investire in questo settore significa scegliere un’opzione per il futuro che privilegi la qualità della vita alle speculazioni edilizie”.

Sul fronte opposto intanto, il prossimo 5 maggio si terrà a Roma un incontro, voluto dal sindaco Buzzanc, che metterà a confronto il primo cittadino, il presidente della STretto di Messina Ciucci e il rettore Tomasello sul -capitolo- formazione professionale. Secondo quanto dichiarato da quest’ultimi, infatti, la costruzione del Ponte potrebbe rappresentare un’ottima opportunità per favorire l’individuazione di posti di lavoro per le maestranze locali. I dubbi però da più parti, inutile nasconderlo, hanno la meglio su tali trionfalistiche affermazioni.

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