Gli assassini della strada: individui sopra la legge

Gli assassini della strada: individui sopra la legge

Gli assassini della strada: individui sopra la legge

mercoledì 27 Maggio 2009 - 22:38

Sconcertante l’irrisorietà della pena per chi commette un omicidio stradale, a parlarcene l’avvocato Fabio Repici

Numeri da strage: ogni anno nel mondo muoiono per incidenti stradali oltre un milione e duecentomila persone, mentre il numero dei feriti ammonta a più di 50 milioni (pari agli abitanti totali delle 5 più grandi città del mondo). I dati del rapporto dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono drammatici, e avvertono che il numero di morti e feriti sulle strade è destinato a crescere a livello globale del 65%, e addirittura dell’80% nei Paesi in via di sviluppo.

In Italia le vittime annue si aggirano intorno alle 7000 unità, i feriti sono 300.000 e oltre 20000 i disabili gravi prodotti da questa guerra senza fine. Sono dati forniti dall’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, impegnata in prima linea per difendere i diritti «di chi rimane»: dopo ogni incidente grave, infatti, inizia per le famiglie un doloroso ed estenuante iter legale che dovrebbe portare all’individuazione delle responsabilità, alla punizione dei responsabili con pene commisurate alla gravità dei loro reati, e ad assicurare alle vittime o ai loro familiari un risarcimento equo. Ma in questo campo l’Italia si distingue negativamente dal resto d’Europa, per una giustizia lenta ed approssimativa.

L’avvocato Fabio Repici ha analizzato questo fenomeno, provando ad individuare quali sono le pecche del sistema legislativo vigente: “A livello processuale si può sicuramente migliorare. Gli aspetti negativi sono soprattutto le ipotesi di riti alternativi che come unico risultato hanno quello di ridurre la pena e che fanno in modo che dalla morte di una persona possano nascere giganteschi sbandamenti della macchina giudiziaria. Sono all’ordine del giorno patteggiamenti che portano a pene irrisorie, nella maggior parte dei casi si tratta di qualche mese di reclusione. Lo scopo del processo penale dovrebbe essere quello di accertare la verità. Rispetto a questo obiettivo fondamentale spesso i riti alternativi si trovano in una situazione di contrasto, in quanto da un punto di vista astratto puntano alla deflazione (smaltimento rapido della pena) ma in concreto portano ad una sostanziale impunità”.

Diventa fondamentale il ruolo di chi mette in evidenza queste problematiche:” l’Italia è un paese storicamente comandato dall’industria automobilistica – ha proseguito Repici – pensare di limitare l’uso dell’auto è stato considerato per anni, in Italia, come una sorta di bestemmia. Questo ha portato a dei ritardi in materia di legislazione sugli incidenti stradali. Soggetti come AIFVS e altre associazioni, hanno fatto un ottima opera di sensibilizzazione e costretto i politici a prendere il problema di petto. Alcune delle iniziative legislative prese negli ultimi anni sono nate sicuramente dall’opera di questi enti. Un esempio su tutti è l’adozione della patente a punti, che in un primo momento aveva portato a degli ottimi risultati, ma l’effetto benefico è scomparso in poco tempo”.

Deve essere quindi anche una presa di coscienza sociale a portare a dei miglioramenti. Da questo punto di vista c’è ancora molto da fare: “per un convincimento sociale diffuso c’è ormai l’ idea che la patente la debbano avere tutti, al di là anche del fatto che si abbiano le capacità per guidare la vettura e le caratteristiche comportamentali adeguate. La patente è diventata un elemento esistenziale. Data questa importanza credo che risulterebbe efficace, per i casi più gravi, la possibilità di revocare totalmente la patente. Inoltre la società dovrebbe fare propria una nuova cultura contro l’alcool: l’ Italia ha una legislazione rigorosa, soprattutto per quanto concerne il tasso alcolemico consentito, ma bisognerebbe accelerare nella società un acculturamento che porti a considerare il bere anche un solo bicchiere di vino non compatibile con la guida”.

Foto di Mauro Giordano

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