Carovana Antimafie 2008

Carovana Antimafie 2008

Carovana Antimafie 2008

mercoledì 03 Dicembre 2008 - 15:01

Si è svolto ieri, 2 dicembre, a Messina, l'incontro della 12° edizione, con una proiezione presso l'Istituto Ignatianum ed una successiva riflessione su ‘Mafie e Precariato'

La Carovana Antimafie, dedicata al 60° anniversario della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ha fatto tappa in città, nella giornata di ieri. L’iniziativa, promossa nella città dello Stretto dal Circolo Arci “Thomas Sankara- e dal Cesv – Centro Servizi per il Volontariato – ed organizzata da Libera, Arci ed Avviso Pubblico, è stata presentata presso l’Istituto Ignatianum a partire dalle ore 16 e 30, nel corso della quale è stato proiettato il film documentario ‘Thyssenkrupp blues’ di Pietro Balla e Monica Repetto – presentato all’ultima ‘Mostra cinematografica di Venezia’ e dedicato alla morte degli operai alla ‘Thyssen Krupp’ di Torino –. Si è svolta anche un’assemblea pubblica, incentrata sui temi del precariato e della sicurezza nei luoghi di lavoro, presentata da Marco Olivieri, giornalista e dottore di Ricerca in Storia delle dottrine politiche, con un seguito d’interventi della stessa regista del film, Monica Repetto, di Nino Mantineo, presidente del Cesv e docente dell’Università di Catanzaro, di Carmen Cordaro, avvocata e presidente dell’Arci Comitato Territoriale di Messina, oltre che componente del Direttivo del Centro Servizi per il Volontariato, di Calogero Parisi , componente del direttivo di Arci Sicilia, di Emanuela Giuffré, dottoranda di ricerca della facoltà di Fisica dell’Università di Messina e componente del movimento di lavoratori precari che si battono contro la precarizzazione all’interno dell’Università medesima, di Franco Spanò, segretario della Cgil di Messina, di Filippo Sutera, esponente dei sindacati di base, davanti ad una platea composta dai componenti della Carovana Antimafie, da vari volontari e cittadini. Carmen Cordaro, nel suo intervento, che ha preceduto la proiezione del film, ha ricordato la stesura di un appello da parte dell’Arci, contenente varie importanti richieste, come ad esempio la velocizzazione degli intoppi burocratici legati alla restituzione dei beni dei mafiosi, il risarcimento delle vittime, l’istituzione del 21 marzo quale giornata antimafia, il riordinamento del sistema radiotelevisivo con una reale apertura della sua governance alla società civile e varie altre, da inviare alle Istituzioni. Nino Mantineo ha rammentato come anche in un contesto realmente esplosivo come il nostro, nel quale la precarizzazione sembra essere divenuta il sistema per eccellenza dell’economia globalizzata, può ricominciare una nuova storia a patto che si costruiscano, insieme ai cittadini, alla politica ed alle amministrazioni locali in particolar modo, delle condizioni nuove per un rinnovamento realmente fondato sulla giustizia sociale, il benessere ed il lavoro e commentando come la Mafia si combatta soprattutto sul piano della prevenzione. Calogero Parisi ha richiamato brevemente la storia della lotta alla Mafia in Sicilia, ricordando come sia stato scelto non a caso, da parte della Carovana Antimafie, di concludere la manifestazione itinerante, che ha posto sempre al centro il contrasto alla questione mafiosa quale attività da portare avanti giorno per giorno, nella località di Comiso, in memoria di , esponente politico del Pci e vittima e simbolo della lotta contro la Mafia, nel momento in cui il disprezzo da parte delle Istituzioni giunge fino al punto di cancellarne la memoria, con la sostituzione del nome dell’aeroporto che gli era stato dedicato, preferendogli il generale Magliocco, caduto in Africa nel ’36. Monica Repetto, una dei due registi del documentario in proiezione, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione ‘Orizzonti’, ha parlato dell’idea del film, nata fin dal 2005 ma realizzata nel 2007, prima della tragedia verificatasi alla Thyssen Krupp di Torino, divenuta, anche per merito del film, che ha saputo anticiparne gli eventi – come purtroppo non ugualmente avvenuto da parte della direzione dell’azienda o delle Istituzioni – che hanno portato, come si ricorderà, alla morte di 7 operai ed al ferimento di altri. “Ci dicevano che gli operai erano ormai ‘fuori moda’- – ricorda la Repetto – “e ci esortavano persino a parlare d’altro. La storia di Carlo, che vedrete tra poco in proiezione, ci parla di qualcosa che oggi risentiamo vicino e purtroppo reale ma che solo l’anno scorso sembrava invece tanto lontano da noi, quasi come non ci riguardasse.- Il film – la cui proiezione è stata curata da Salvatore Rizzo, responsabile dell’area Promozione del Volontariato del Cesv – ha narrato la storia di un ragazzo di Calabria come tanti, giunto al nord per trovare un lavoro stabile e farsi un futuro, e dei suoi amici, tra i quali scoppierà la tragedia. Il film viaggia ad un ritmo di Blues, che è lo stesso sviluppatosi tra gli schiavi negri e che serve a raccontare una storia composta di amore, amicizia, e mancanza ma che s’intona perfettamente quale strumento di recupero mentale di ciò che si è perduto. Fortissima e netta la dicotomia tra la pace straordinaria ma desolata, perché priva di possibilità di lavoro, dei luoghi familiari e nativi da cui proviene il nostro ed il caos di una tipica città del nord – in questo caso Torino – , fatta di fabbriche, contrasti e dei simboli d’una modernità solo formale. Ad emergere, per tutta la durata del film, quel prepotente senso di provvisorietà ed al tempo stesso d’insicurezza che è la condizione attuale di tanti lavoratori, senza più certezza e che, come il protagonista afferma “han perso tutto ciò che i loro padri, almeno in termini di diritti acquisiti e di speranza possedevano-. La cronaca di una tragedia annunciata, dallo stesso protagonista e dai suoi amici, quando insieme, più volte, parlano nel film delle tante pecche aziendali e dell’inadeguatezza delle misure di sicurezza, che divengono la prima scelta di un’azienda che vuole effettuare dei tagli sui costi. Il senso di morte che pervade tutto il documentario giunge poi al suo culmine quando scoppia la tragedia, soverchiante e sconcertante per la sua enormità, nonostante per tutto il tempo fosse costantemente nell’aria.

Alla fine del film, Marco Olivieri, ha dato di nuovo il via ad una serie d’interventi concordati sui temi della sicurezza e del precariato. Per prima si è espressa Emanuela Giufffré, la dottoranda in Fisica rappresentante dei ricercatori universitari che si oppongono al precariato, che ha ricordato una vicenda analoga a quella narrata dal film, che ha provocato la morte di 4 colleghi della Facoltà di Farmacia di Catania. La Giuffrè ha rammentato la serie di attacchi che l’Università subisce dal 2001, provocati da una serie di tagli indiscriminati e dal favorire del precariato, faccia negativa dell’Autonomia concessa agli Atenei. “Le Università stanno divenendo sempre più un fatto privato, con le Fondazioni ed i tagli ai fondi finanziari d’investimento- – accusa la rappresentante dei ricercatori – “questi avvenimenti sono accompagnati dal blocco delle assunzioni e tutto ciò va ad incidere soprattutto sui precari. Di questo passo, chi di noi riuscirà a rimanere nell’Università, otterrà il suo primo stipendio intorno ai 50 anni e tutti noi sentiamo profondamente quell’ansia aleggiante nel film, di un futuro che non avremo mai, perché non ci permettono più di programmarcelo né di costruircelo. Le accuse dei tanti sprechi all’interno delle Università italiane ci appare indiscriminata: portiamo l’esempio della Facoltà della Sapienza di Roma, classificata da studi specializzati di settore tra le migliori Università del mondo ed ora, a causa del disinvestimento operato, precipitata oltre il 160° posto.- La Giuffré ha poi reso note alcune richieste, avanzate dal documento dei precari universitari, redatto dagli stessi: “Chiediamo che la messa in esaurimento del ruolo del ricercatore, che si sta cercando di sostituire precarizzando, tant’è che di fatto nel 2012 saremo in tale condizione, non venga eseguita; che venga ritirata la L. 133, od almeno i due articoli in essa che riguardano il nostro specifico; che venga ridiscusso il D.L. 180, passato alla Camera, per noi assolutamente non migliorativo; ci opponiamo agli illeciti che vengono effettuati nell’Università ed ad ogni favoritismo, rivalorizzando il concetto di meritocrazia; riteniamo eccessiva la possibilità che un professore universitario vada in pensione a 72 anni, perché ciò non favorisce un ricambio generazionale; chiediamo di discutere il ruolo della governance delle Università ed una lotta più pertinente ai vari sprechi di risorse, scaturiti dalle ultime gestioni non perfettamente oculate. Per tali ragioni, aderiamo allo sciopero generale proclamato per il 12 dicembre.- Il segretario della Cgil di Messina, Franco Spanò, ha posto l’accento, nel proprio intervento, sul fatto che anni di fiducia incontrollata nelle liberalizzazioni e nella globalizzazione, han ritenuto che la classe operaia andasse presto ‘in paradiso’, come si diceva un tempo, parafrasando il titolo d’un film e si riteneva che addirittura essa fosse scomparsa, non esistendo più come classe. Il risveglio è amaro e oggi essa è percorsa da una nuova e tremenda solitudine. “Un capitalismo in crisi- – ha affermato Spanò – “abbatte costi di lavoro per il profitto, intervenendo sui diritti fondamentali come quello della sicurezza, nelle grandi fabbriche del nord ma al sud la situazione è ben peggiore: esso si abbatte addirittura sull’intero salario, utilizzando strumenti illegali e divenendo sempre più spesso ‘lavoro nero’. Siamo, in molti luoghi del lavoro, all’assenza totale di tutele e d’ogni strumento di prevenzione ed in tali condizioni di sempre più marcata solitudine, il meccanismo perverso che porta il bisogno di tanti all’acquiescenza verso i datori di lavoro, si aggraverà. La sola difesa possibile è nel sostegno alla barriera legislativa eretta dai nostri padri nella Costituzione.-

Il rappresentante dei sindacati di base, Filippo Sutera, ha sottolineato come gli effetti negativi della globalizzazione abbiano inciso a tal punto che oggi si è sviluppata una concorrenzialità pericolosa tra lavoratori autoctoni ed immigrati, in una sorta di guerra tra poveri che è spesso favorita dagli imprenditori e come una profonda riflessione sulle politiche di privatizzazione, poste in essere anche da governi ritenuti non tanto ‘nemici’, debba essere portata avanti con serietà. “Si è assistito al sacrificio ed alla trasformazione di alcune aziende che di problemi non ne avevano molti: citerò per tutti il caso Telecom, nella quale azienda sono stati posti in mobilitazione, senza che ce ne fosse l’effettiva necessità, ben 30mila lavoratori e si sono frapposti 4 anni di mobilità con lo scopo di utilizzare nuovo personale precario e a part-time, riducendo notevolmente i costi per l’azienda! E’ ora di riscoprire una nuova era di rilancio dei diritti nel lavoro e di diritto al lavoro e che i sindacati tradizionali tornino a fare i sindacati e non il gestore dei fondi pensione, perché altrimenti così, nella migliore delle ipotesi, si finisce per distrarsi, con il rischio che si tenda sempre più a privatizzare, rendendo il lavoro sempre più precario e con minori garanzie.- Un dibattito dei cittadini ha seguito gl’interventi ed in esso registriamo come non siano mancati gl’interventi polemici nei confronti dei sindacati tradizionali, ‘colpevoli’, a detta dei presenti, negli ultimi anni, di non aver difeso abbastanza i lavoratori.

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