Convenzioni per Ospedalità privata: Il punto di vista dei laboratori d'analisi

Convenzioni per Ospedalità privata: Il punto di vista dei laboratori d’analisi

Convenzioni per Ospedalità privata: Il punto di vista dei laboratori d’analisi

lunedì 15 Dicembre 2008 - 15:26

Una dura presa di posizione degli operatori analisti nelle strutture private convenzionate, amareggiati e frustrati dagli ultimi provvedimenti, che considerano ‘punitivi' nei confronti dei più virtuosi tra loro

“Ci stanno mettendo a terra perché non si confrontano con la realtà dei costi e senza aver effettuato alcuna analisi preventiva sul territorio-. E’ questo l’amaro commento generale al ‘piano di rientro’, operato dalla Regione Sicilia, che scaturisce da alcuni nostri incontri con rappresentanti di laboratori d’analisi presenti nella nostra città, operanti in convenzione. Una realtà, quella relativa ai laboratori d’analisi, che interessa ed investe, oltre a varie migliaia di pazienti, in termini di utenti di servizi, anche oltre 7mila lavoratori – più altrettanti derivati dall’indotto – che, se dovessero essere rese effettivi i tagli in oggetto ai DL 21 aprile 2008, riformulato ulteriormente dal DL 8 agosto 2008 e dalle voci ventilate di nuove decurtazioni, rischierebbero la salvaguardia dei propri posti di lavoro. Una situazione decisamente drammatica, a fronte di un disavanzo nella Sanità regionale che si aggira sui 2 miliardi e mezzo di euro, una cifra spaventosa, frutto della gestione non particolarmente ‘oculata’ – usando un pallido eufemismo – operata evidentemente dalle gestioni precedenti. “Se pur un piano di rientro, a questo punto, è necessario- – condivide la dr.essa Donatella Sindoni, direttrice del proprio laboratorio analisi, che dà lavoro a 7 unità – “e non intendendo criticare l’operato dell’assessore alla Sanità regionale Massimo Russo, mi si dovrebbe almeno rassicurare che non vi sia in atto un intento persecutorio nei nostri confronti, che penalizza proprio i più virtuosi negli anni trascorsi e fino ad oggi, considerando che la specialistica esterna convenzionata incide, quale voce spese, solo di un non così fondamentale e sostanziale 3,5%!- Chiedendo il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione italiana, che sancisce, oltre al diritto ad una buona sanità, la libertà decisionale nella scelta delle cure da parte dei cittadini, la dr.essa Sindoni continua a precisare: “Sono stata ad un convegno, ospitato nell’ambito della scorsa ‘Convention’ dell’Mpa, nel corso del quale l’on. Romano, dell’Udc, ha ribadito una cosa che in tanti pensiamo, ovvero che ‘un assessore regionale alla Sanità non può riflettere in termini esclusivamente ragionieristici’ ma tenere invece ben fissato in mente, in termini aprioristici, il concetto fondamentale dell’interesse supremo del paziente. In questo modo- – segnala la Sindoni – “il supremo interesse del paziente è stravolto, tenendo presente che noi privati convenzionati, con 300 milioni di euro, dovremmo garantire il nostro usuale 83% delle prestazioni, dotati tra l’altro di una capillarità che il servizio pubblico, per propria costituzione, non è in grado assolutamente di offrire ed a fronte di un’offerta di servizi dell’ospedalità pubblica che, con l’impiego della stessa cifra, riuscirebbe a malapena a garantirne solo il 13%. Ed è molto curiosa anche la risposta che l’assessore fornisce, in tale frangente – sempre il convegno di cui sopra – e che suona così: ‘La mia cultura umanistica non mi consente di fare da conto’ (verrebbe da pensare di rispondergli: ma allora che ci sta a fare?) ed ancora, sui tagli Asl, l’assessore – sue testuali parole – afferma: ‘La maggior parte dei manager d’azienda non sono capaci di gestire un condominio’. Coerenza vorrebbe che, dopo tali forti dichiarazioni in sede pubblica, l’assessore e la Regione trovassero il coraggio di revocare gli stessi direttori ai quali l’assessore nella sua dichiarazione fa mentalmente cenno. All’indomani di tali forti dichiarazioni invece scopriamo – con nostro sommo ‘gaudio’ – che Messina non ha ricevuto somme aggiuntive al tetto di spesa provinciale in materia sanitaria, mentre tutte le altre città della Sicilia le hanno ricevute– – commenta amaramente la dr.essa – “ e considerando ancor di più che il tetto di spesa pro capite nella nostra città è di sole 55,5 euro contro le 73,43 di Palermo, le ben 76,32 di Catania, le 76,5 di Agrigento e le 59,5 di Trapani, per citare solo alcune delle province che pur non essendosi rivelate virtuose quanto Messina tali fondi hanno incassato. Si conferma che è in atto uno strano meccanismo di meritocrazia capovolta, che mira evidentemente a punire coloro che spendono meno.- In effetti, raccogliendo le rimostranze e le frustrazioni – diciamolo pure – ben motivate, da parte di chi si rende conto di aver operato sempre nel rispetto delle regole e come conseguenza di ottenere, invece, una penalizzazione che rischia di affossarlo, ci chiediamo come mai, prima di operare dei tagli, anche se ritenuti indispensabili in una situazione critica, non sia stata effettuata alcuna indagine epidemiologica sul territorio. “Veda,- – prosegue la dr.essa Sindoni – “ribadisco che non c’è da parte nostra alcuna posizione preconcetta nei confronti di chicchessia ma mi associo alle parole del già Ministro Veronesi che definisce ‘una risorsa’ la distribuzione capillare sul territorio delle strutture convenzionate, a costi dimostratamente e nettamente inferiori e in un supplemento del ‘Sole 24ore’ di febbraio 2004, intitolato ‘Una rete a maglie strette per i presidi diagnostici’, esorta a difendere la rete strutturale dell’ospedalità privata in convenzione quale peculiarità propria del modello italiano: ma allora, se questo modello funziona, legittimamente e doverosamente emendata da chi spreca ma senza fare d’ogni erba un fascio e nel profondo rispetto dei più virtuosi, perché mai privarsene?– E la dr.essa Sindoni conclude: “Siamo quelli che costano meno di tutti, lavoriamo 10 ore al giorno contribuendo sensibilmente ad abbattere liste di attesa che, nel pubblico, rischierebbero altrimenti di diventare un problema serissimo soprattutto per il paziente; non carichiamo alcuno di costi per varie indennità quali ‘malattia’, ‘permessi retribuiti e per familiari’, ferie, ecc…, tanto presenti invece nel settore pubblico; le apparecchiature sono tutte acquistate da noi e non per delibera ASL, comprese le costose spese per reattivi, dipendenti, gestione locali, telefoni, smaltimento rifiuti, Ici, Irap, imposte dirette, contributi previdenziali ed assicurativi, costi per la sicurezza, accreditamenti, tutti a nostro carico. Veniamo continuamente mortificati nel nostro operare come, ad esempio, quando un primo prospetto ASL del budget previsto per l’anno 2007 mi giunge solo a Luglio dello stesso anno, dopo che ho già lavorato per ben 7 mesi e la comunicazione definitiva del budget che dovrò tenere per il 2007 mi giunge addirittura il 5 giugno del 2008! Adesso sento anche dire che sono previsti ulteriori tagli: allora lo dicano chiaro che non hanno più bisogno di noi – quando sappiamo non essere possibile – ed abbiano il coraggio delle loro azioni nel porre quali disoccupati oltre 7mila – lo ribadisco – unità lavorative, non tenendo conto dell’indotto e costringendo fatalmente i pazienti ad attendere giorni per le relative prenotazioni nel pubblico e file che saranno notevoli, per ottenere, in molti casi, esiti delle loro analisi da effettuare in un’ospedalità pubblica non preparata a riceverne l’impatto massiccio che si rischia di avere e che, presso di noi, avrebbero ottenuto quasi immediatamente, con un’enorme riduzione d’ansia e di disagi per loro e con una tempistica più rapida ed efficace, nel caso di alcuni risconti di positività, rispetto a patologie per le quali è necessario intervenire nel più breve tempo possibile-.

Condivide totalmente il dr.Luigi Mondello che, relativamente al proprio laboratorio, aggiunge: “Diamo lavoro anche noi a 7 persone. Abbiamo una Certificazione di Qualità,nno come quella del laboratorio della Dr.essa Sindoni e di varie altre strutture che seguono le regole, che vogliamo mantenere e che ha i loro costi, come tutte le altre voci cui s’è già accennato ed alle quali voglio aggiungere le spese per le bollette della luce, degli strumenti di laboratorio e di tutti quei macchinari che hanno l’esigenza di essere revisionati periodicamente. L’assenza di un’analisi del territorio permette le storture sistemiche come quelle di chi vuole equiparare la nostra situazione – che è invece del tutto differente – a quella della Lombardia, regione nella quale i costi sono stati ridotti a fronte di una riduzione consistente del personale umano impiegato, privilegiando l’aumento della strumentazione ed una ristrutturazione generale delle strutture. Oggi, in effetti, tutto va verso una maggiore standardizzazione ma il disimpegno umano nelle strutture più meccanizzate non ha ridotto la possibilità dell’errore tecnico. Il sistema che si vuole proporre, in realtà e devo dire, in tutta onestà, ‘bipartizan’, poiché per esso si sono schierati, pur con accenti lievemente diversi, sia forze del centro-destra come forze del centro-sinistra, denotando spesso una mancanza di visione globale e di modernità, che li ha fatti restare fermi a vecchi stereotipi, sorpassati dall’attuale realtà- – prosegue Mondello – “è quello di costringerci ad una concentrazione consortile. Mi spiego meglio. Tagli netti di tali proporzioni ed altri interventi promulgati e ventilati in tale direzione, ci costringerebbero di fatto ad una riduzione di personale, che noi invece vogliamo assolutamente mantenere, perché, oltre alle considerazioni di carattere umanitario, fatalmente ci condurrebbe all’annullamento delle professionalità e dell’identità medesima soprattutto delle piccole strutture, costrette per sopravvivere a consorziarsi, con l’individuazione di una struttura base intorno alla quale ruotare per ogni necessità. Una sorta di Supermarket della Sanità che vuole eliminare ogni piccolo ‘artigiano’ e nel quale quadro solo le strutture più forti avrebbero la meglio. Ma se i pazienti decidono di dare fiducia alla mia o ad alcune strutture– – commenta il dr. Mondello – “perché ci riconoscono e nella qualità del nostro servizio e magari anche nella nostra personale cortesia si identificano, per quale motivo vogliono costringerci a snaturarci? Il modello ibrido che si sta proponendo pone, evidentemente, al centro di tutto, l’interesse del Capitale e non quello del paziente, perché se si fosse optato per difendere la possibilità di scelta del paziente, si sarebbe, ad esempio, potuto decidere di assegnargli un budget, mediante il quale andarsi a scegliere le strutture nei confronti delle quali egli sentisse di dover assegnare la propria fiducia. Questo è un modello con al centro la libertà decisionale del paziente e dimostratamente più economico e semplicemente trasparente, non certo quello che si cerca di proporre soggiacendo ad una logica che privilegia interessi forti e che ricorre- – conclude Mondello – “ alla paura psicologica da instillare nei nostri confronti per non farci più lavorare. E’ di questi ultimi giorni il ricorso ad un’ulteriore decurtazione del 20% sul tariffario che fu dell’ex Ministro Bindi: vogliono spingerci al fallimento, introiettando una pratica suicida – prima ancora proprio per l’Istituzione Sanitaria medesima – che umilia l’etica del medico, spossando il paziente mentre, ad esempio, di controlli effettivi e di trasparenza dei DRG sui ‘ricoveri facili’ e su tante altre cose che appesantiscono la struttura sanitaria facendo guadagnare chi tanto magari ha spesso guadagnato, si parla sempre meno.-

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