L'impoverimento primario, resta il bagaglio culturale
La febbre di Facebook diventa sempre più alta e frequente nei giovani, ma anche piu’ pericolosa. Sale di giorno in giorno contagiando sempre più internauti; il rischio di “ammalarsi” diviene sempre piu’concreto. Secondo quanto scrive Jaime D’Alessandro su un noto giornale nazionale, i teenager d’oltreoceano avrebbero iniziato una sorta di terapia, iscrivendosi a gruppi di “disintossicazione”, poichè arrivati alla troppa dipendenza dal noto social network.
Facebook può diventare come una droga, oramai è accurato. La notizia non sorprende poi troppo; se già un po’ dappertutto sono nate cliniche per guarire dall’uso smodato dei videogames, il sito creato da Mark Zuckerberg, costruito su particolari dinamiche relazionali, è potenzialmente capace di creare dipendenze ancora più forti. Comunque, c’è da dire che il problema non sarebbe soltanto americano, infatti, anche in Italia rischiamo, dal momento che “il 70% degli utenti di Facebook risiede fuori dagli Stati Uniti.
Nel nostro paese sono in 12 milioni, circa cinque sotto i 24 anni, e la metà accede al social network tutti i giorni. Sono numeri che fanno pensare, anche alla luce dei 350 milioni di utenti registrati in tutto il mondo. Il fenomeno soprannominato come -le piazze virtuali- si sta’ sostituendo gradualmente a quelle umane e reali e Facebook, in questo, la fa da padrona.
Per molti è divenuto piu’ semplice e meno -timido-.. incontrarsi su internet che darsi un appuntamento per chiacchierare o farsi due passi.Le definiscono: le relazioni del nuovo millennio. “La socialità sul web ha pro e contro, – dice sul quotidiano Tilde Giani Gallino, professore di psicologia dello sviluppo all’Università di Torino – ma non è meglio o peggio di quella che hanno vissuto le generazioni passate.
Solo differente. Allora, più che della dipendenza vera o presunta che sia da un social network o dalla rete, mi preoccuperei di più dell´impoverimento del bagaglio culturale”.
