Il 31 dicembre prossimo cesseranno dalle loro funzioni tutte le toghe onorarie di tribunale, rendendo necessaria una proroga d’urgenza, a dodici anni dalla loro introduzione nell’ordinamento giudiziario
Nei giorni 8-12 novembre i magistrati onorari di tribunale si asterranno dalle udienze civili e penali.
Feder.m.o.t. annuncia che la decisone è stata deliberata dal Consiglio Direttivo, dopo aver preso atto della volontà espressa dagli iscritti nel sondaggio organizzato sul sito ufficiale dell’Associazione.
La scelta di interrompere la tregua della protesta contro il Governo è stata assunta a settembre, essendo scaduto il termine fissato dal ministro Alfano e comunicato dal sottosegretario Caliendo, per depositare il disegno di riforma della magistratura onoraria.
«Feder.m.o.t.- si legge in un comunicato- pur prendendo atto che il 29 settembre, nel discorso sulla fiducia tenuto a Montecitorio, il Presidente del Consiglio ha manifestato la volontà di riformare la magistratura onoraria e di definire un piano straordinario per lo smaltimento delle cause civili pendenti (obiettivo che non può prescindere dall’impiego efficiente della categoria), ricorda che il 31 dicembre prossimo, per l’ennesima volta, cesseranno dalle loro funzioni tutte le toghe onorarie di tribunale, rendendo necessaria una proroga d’urgenza (a dodici anni dalla loro introduzione nell’ordinamento giudiziario)».
Oltre ai noti motivi di protesta (assenza di forme previdenziali ed assistenziali in caso di malattia, mancanza di indennizzo in caso di maternità e infortuni sul lavoro, insufficienza ed incertezza della retribuzione, precarietà del rapporto di servizio), Feder.m.o.t. denuncia «il totale disinteresse da parte del Governo per le iniziative degli ispettori ministeriali nei vari uffici giudiziari, che si sono concluse con la ripetizione di soldi nei confronti dei magistrati onorari di tribunale, al lordo di quanto corrisposto, col risultato paradossale che molti di loro stanno lavorando gratis (essendo stati sospesi i pagamenti per l’attività corrente in compensazione), e rischiano, in pratica, di dover pagare per aver lavorato. Si tratta di richieste infondate in diritto e inique, a cui il Governo deve porre fine con una sanatoria, anche per un fine deflattivo del contenzioso civile (che finora ha visto condannare alle spese legali l’Avvocatura dello Stato, costretta a rappresentare il ministero in cause infondate, sprecando risorse professionali in un momento di sofferenza di organico, come denunciato dall’Avvocato generale dello Stato appena insediato».
