La fine del grande terrorista ha riempito di entusiamo il mondo. Soprattutto gli Americani sono entusiasti. E’ comprensibile: il ricordo del 11 settembre, con i suoi 3.000 morti, è ancora troppo vivo per loro. In qualche modo si sono sentiti, gli Americani, liberati da un’angoscia che dal momento in cui il primo aereo è penetrato nella prima delle Twin Towers non li ha più abbandonati.
Certo le scene di entusiasmo, di baldoria e di festa americana stridono, e non poco, con le immagini del cadavere di Bin Laden: un morto è sempre un morto, anche se ha il nome del più feroce tra i più feroci terroristi del mondo. Ma non bisogna scandalizzarsi per l’euforia suscitata dalla morte di Bin Laden, piuttosto è necessario avere sempre più chiaro che la morte di un feroce terrorista non risolve il problema del male: è il male che alberga nel cuore dell’uomo che bisogna combattere e non il contrario.
La morte di BL lascia allora intatto il problema dell’uomo, perchè chi cambia le sorti del mondo è solo Uno: lo stesso in grado di cambiare il cuore dell’uomo.
