Davide Rizzo, presidente associazione culturale piattaforma creativa: «Rappresenta un’identità profonda della città e della Sicilia, l’identità che viene dal lavoro della terra e dai suoi frutti più preziosi: gli agrumi»
Da tempo immemorabile le voci sul destino della Sanderson si incrociano tra loro. Fiera dicono i più, altri vagheggiano di una centrale a pannelli solari. Ma nessuno di questi si è mai chiesto che cosa ha rappresentato e rappresenta la fabbrica Sanderson per Messina. Questa fabbrica rappresenta una memoria produttiva unica nel suo genere che ci ha reso famosi veramente in tutto l’orbe, era infatti l’unico stabilimento al mondo di trasformazione integrale dell’agrume diventato poi una multinazionale. Rappresenta un’identità profonda della città e della Sicilia, l’identità che viene dal lavoro della terra e dai suoi frutti più preziosi: gli agrumi.
Come operatore culturale non posso tacere su quello che si prepara ad essere l’ennesimo smacco per la città di Messina e i suoi cittadini. Fui invitato dall’attuale amministrazione comunale a partecipare alla redazione del Piano Strategico Messina 2020 insieme ai membri dell’associazione che rappresento, Piattaforma Creativa. Eravamo entusiasti di poter contribuire a delineare con le nostre idee, la nostra preparazione professionale, una piccola parte di quello che a nostro parere poteva essere considerato strategico per il futuro della città. Ebbene, la nostra principale idea progettuale, la riconversione creativa della Sanderson, sulla scia di numerosi casi simili in Italia e in Europa su aree di questa tipologia, fu considerata dalla Nomisma Spa (la società incaricata di aiutare la redazione del Piano) congruente con quella che doveva essere la strategia di sviluppo di Messina; tanto che per il documento finale di Piano presentammo, come richiestoci, le schede per l’ipotesi di partnership progettuale.
Mi chiedo ancora come mai questa nostra proposta fu boicottata a livello politico, se era valida sotto il profilo tecnico. Sicuramente c’erano degli interessi superiori a quelli della cittadinanza, ed allora qualcosa non torna, se il Piano Strategico è un documento di programmazione il cui esito dipende da una reale partecipazione da parte di tutte le forze economiche, sociali e culturali della città e dalla condivisione degli obiettivi e del metodo di lavoro; qualcosa non torna perché a questa condivisione non è stata dato un seguito ma si è arbitrariamente cambiata la vision sullo sviluppo, non più condivisa, ma unilaterale, quella dell’amministrazione di turno. Il Piano strategico se non è la risultante delle proposte che vengono dai portatori di interesse allora dobbiamo concludere che non si tratta di vero Piano Strategico. In questa città si parla tanto di turismo, di qualità della vita, di lavoro, ma quando poi ci sono da fare delle scelte che vanno in questa direzione, si preferisce girarsi dall’altro lato e andare contro una prospettiva di sviluppo, se sia razionale o irrazionale tutto ciò lo lascio intendere a chi vorrà fare un’attenta analisi dei fatti.
Lo scrivente, quale operatore culturale, si domanda spesso se veramente si vuole creare un sistema turistico-culturale in città o invece si vuole continuare ad agire come un’armata brancaleone, la risposta ahimè pende sempre sulla seconda opzione. È davvero inaccettabile per chi, come me, dopo avere studiato per anni nel Centro-Nord ed è tornato per tentare di mettere la sua professionalità al servizio della comunità di appartenenza, vedere che qualsiasi proposta valida per il territorio venga boicottata per miopia da un’amministrazione incapace.
Quando presentammo la nostra idea progettuale nel quartiere di Tremestieri, fu accolta con entusiasmo dai residenti, che naturalmente sono affezionati a questo stabilimento, avendo legato il loro futuro a questa produzione nell’arco dei 100 anni di vita della fabbrica che non vorrebbero sicuramente vedere distrutta.
Sarebbe a nostro avviso deleteria sotto tutti i punti di vista, una scelta diversa da quella della riconversione creativa. Prima di tutto per i cittadini residenti nella zona sud, che non hanno un grande spazio pubblico di riferimento dove poter passeggiare nel verde, incontrarsi, svolgere attività culturali, formarsi; poi per il patrimonio culturale, perché verrebbe a mancare un sito archeologico industriale unico al mondo che rappresenta l’identità e la storia di Messina tra Ottocento e Novecento, e che opportunamente riconvertito fungerebbe da attrattore culturale, museo d’arte contemporanea, tale da attrarre numerosi flussi di viaggiatori e diversi tipi di turismo; poi per la questione lavoro, la fabbrica culturalmente riconvertita e a pieno regime darebbe circa trecento posti di lavoro (per di più a laureati) non includendo l’indotto per 365 giorni l’anno; ancora, s’innescherebbe un fattore di moltiplicazione che darebbe vita ad una nuova filiera economica in città, con la formazione di operatori di alto livello nel settore turistico-culturale e l’avvio di nuove PMI che garantirebbero un’ideale accoglienza e servizi per il settore di riferimento; sarebbero inoltre garantiti scambi culturali con le città italiane, europee ed americane che hanno le loro fabbriche creative tramite i circuiti attinenti.
Ci ribelliamo dunque all’ennesima prospettiva mortificante per la città e i residenti, non basata su dati scientifici e scelte strategiche per il futuro di Messina, una scelta su un’area strategica deve essere assolutamente condivisa e concertata con la popolazione, non può semplicemente essere fondata su una destinazione d’uso di un PRG già vecchio che non ha tenuto conto dei valori testimoniali insiti in quest’area e che invece sono previsti nel Piano Paesaggistico, e di cui indichiamo pubblicamente alla Soprintendenza ai Beni Culturale e Ambientali di Messina di tener conto. La previsione di una zona fieristica è da fare in altre aree, come avviene modernamente in differenti città, ormai fuori dall’ambito strettamente urbano, quella della Sanderson invece può e deve diventare una fiera diversamente intesa, mi si passi il termine completamente improprio, la “fiera” della storia produttiva di Messina e di un nuovo modello di sviluppo, quello legato all’attuale economia della conoscenza, un sito nuovamente fruttuoso proiettato nel futuro e agganciato a moderni standard di sviluppo sociale, culturale ed economico.
Davide Rizzo
Presidente Associazione Culturale Piattaforma Creativa
