Gli espositori criticano l'atteggiamento delle istituzioni: «Ci lasciano soli»
Malvasia delle Lipari, Mamertino di Milazzo e il Faro Doc. Anche i grandi protagonisti della tradizione vinicola messinese si stanno mettendo in mostra al Vinitaly di Verona, il salone internazionale del vino e dei distillati, che fino a domani occuperà gli spazi della fiera della città veneta. A rappresentare la città e la provincia ci sono diciassette espositori che stanno sponsorizzando i prodotti made in Messina all’interno del padiglione 2 che raccoglie tutto il mondo del vino siciliano. Proprio lo spazio dedicato alla Sicilia sta riscuotendo un ottimo successo e molti visitatori si stanno facendo conquistare da una delle regioni più famose per i vini che offre. Gareggiare con Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia non è facile soprattutto in un settore dove la competizione è altissima. E sembra ancora più dura per chi prova a promuovere il nome della città dello Stretto a causa del disinteresse delle istituzioni.
«Io sono un veterano del Vinitaly, questa è la mia venticinquesima edizione – spiega Mimmo Paone, titolare delle omonime cantine di Torregrotta – credo di essere stato il primo produttore della provincia di Messina a venire qui. Secondo me è un appuntamento imperdibile, nel nostro campo se sei fuori da questo evento sei fuori da tutto. Anche se esserci costa molto». Per uno stand che rimane aperto otto ore al giorno infatti si pagano 1000 euro, che possono variare in base alla grandezza e alla posizione. Paone riesce a esportare i propri prodotti non solo in Italia ma anche all’estero: Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Svezia e Olanda sono alcuni dei Paesi dove si trova il suo marchio. Nello stand fa bella mostra una gigantografia del porto di Messina, e l’orgoglio per la terra che rappresenta al signor Paone non manca: «Proviamo a portare avanti il meglio che il nostro territorio riesce produrre. Però bisognerebbe fare più squadra perché solo uniti si riesce a emergere. Ovviamente questo mio invito va ai nostri politici che non ci aiutano minimamente».
E qui iniziano le note dolenti, sottolineate anche da Enza La Fauci, proprietaria della tenuta di contrada Mezzana, a Capo Peloro, che porta il suo nome. «È incredibile che manchi uno stand della Provincia e della Camera di Commercio di Messina. L’anno scorso almeno qualcosa l’avevano fatta. Sinceramente ci sentiamo abbandonati. Date un’occhiata a quello che fa la Provincia di Catania per i suoi espositori». Anche lei è un’esperta di Vinitaly: «È il mio ventitreesimo anno, presento il mio Oblì Faro Doc un rosso che nasce da uve Nerello, Nocera, Nerello cappuccio e Nero d’Avola. Auspico e spero che i nostri prodotti abbiamo sempre una maggiore qualità e diffusione, ma non è facile soprattutto se ci si ritrova da soli».
Paone vuole però precisare che non si cerca un aiuto prettamente economico: «Io ho sempre camminato con le mie gambe. Però manca un coordinamento commerciale, anche perché i nostri politici di agricoltura ne hanno capito sempre poco o nulla. Sono convinto che le istituzioni servano per coordinare e per fare chiarezza, solo in questo modo l’immagine di chi lavora bene viene valorizzata – infine esprime un giudizio sulla crisi economica – la mia è un’azienda a conduzione familiare, crisi ne abbiamo vista poca, noi vogliamo solo crescere e fare innovazione. Insieme al professore Giacomo Dugo dell’Università di Messina, per esempio, stiamo lavorando su un vino bio senza solfiti».
