Grande disponibilità di dialogo per una catechesi aperta alla comunione ecumenica da parte di tutti i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane
Il II° Simposio di studi catechetici, tenuto nelle due giornate di mercoledì 4 e giovedì 5 marzo presso l’Istituto Teologico San Tommaso di Messina, ha evidenziato chiaramente che si sta procedendo a passi significativi verso l’eliminazione delle divisioni tradizionali tra Cristiani, cominciando a rendere visibile l’Unità sulla base di elementi comuni, che poi è l’auspicio di tantissimi fedeli e di tutti gli uomini di buona volontà,
Organizzato in 4 sessioni di studio (due per giornata), il II° simposio ha visto l’entusiastica partecipazione di tanti giovani studenti e dei prestigiosi relatori previsti, fatta eccezione per il prof. Papas Marco Sirchia, assente per un grave lutto che lo ha purtroppo colpito ed al quale è stato indirizzato il sentito pensiero dei presenti, al quale uniamo quello della nostra redazione.
Per la buona riuscita dei lavori si sono notevolmente spesi in tanti ma in particolar modo gli ospiti salesiani, organizzatori dello stesso simposio, rappresentati, oltre che da alcuni relatori importanti, dal preside dell’Istituto, il Rev. prof. Don Giovanni Russo, Direttore della Scuola Superiore di Bioetica e Sessuologia ed in veste di moderatore del convegno, dal prof. Don Antonino Romano, direttore del Centro di Pedagogia religiosa “G. Cravotta”, ed il prof. Carmelo Labate, coordinatore del S.A.E. di Messina.
La prima giornata, svoltasi il 4 marzo, ha visto la partecipazione della relatrice Rev.ma Pastora Wolf, che ha introdotto i lavori con una preghiera ecumenica, alla quale tutti i presenti hanno partecipato e con l’auspicio che si rafforzi sempre più l’unità tra i Cristiani. “Il nostro compito” – ha affermato la Wolf – “è quello di preparare il suolo per questa unità che arriverà: illuminati da Cristo, dalla Sua parola e dalle Sacre Scritture, Dio ci porterà avanti come il Paolo caduto da cavallo che inizialmente è confuso ma che acquisisce via via sempre più certezze nella fede”.
Il preside dell’Istuituto, Don Russo, nel rivolgere un saluto ai convenuti ha auspicato una “fraternità nell’approfondimento delle esperienze di ciascuno che non costituisca motivo d’incomprensione ma d’unione”, sottolineando che “il Vangelo dona una speranza per l’uomo di oggi, estremamente fragile e confuso, in quanto parola di Verità che ci giunge direttamente dal Padre”.
Il prof. Giovanni Orlando, dell’Istituto San Tommaso, nella prima delle relazioni ufficiali previste per la giornata, ha effettuato un excursus storico sulle varie tappe e sull’evoluzione stessa del movimento ecumenico fino ad oggi.
“Alcuni ritengono che siamo in una fase di stallo” – ha poi affermato Orlando – “simile all’inverno ecumenico di Sibiu, invece io vedo chiaramente che dei passi importanti si stanno muovendo. Dal 1910 in poi (Sinodo di Edimburgo), l’ecumenismo contemporaneo, che da quella data si fa risalire, prende via via atto dei punti comuni quali la fede, la speranza, la carità, la valorizzazione del martirio anche dei nuovi cristiani, piuttosto che delle divisioni, nella rinuncia dello spirito polemico che spesso in precedenza aveva contraddistinto gl’incontri e ci si rende conto che senza alcuna reale conversione interiore non può esserci alcun ecumenismo. Prende allora forza la convinzione che è necessaria più che mai la formazione di uomini ecumenici demolitori di muri e barriere, per un’unità che verrà certamente ma non senza sacrifici, tempo e pazienza, bagaglio che fa parte della stessa disponibilità ecumenica”.
Il prof. Carmelo Labate, altro relatore ufficiale della giornata, ha invece incentrato il suo intervento sull’Amore, quale interrogazione, scoperta, desiderio e fattore unificante, oltre che sul Santo Spirito che ispira ogni passo compiuto nella direzione ecumenica. “Bisogna pensare ad una nuova dimensione del Cristiano” – ha spiegato Labate – “che vada verso un’universalità che ancora purtroppo non c’è ma se ne intravedono già le forme. Il cammino ecumenico compiuto, come Giovanni Paolo II ebbe ad affermare, è irreversibile. Si deve ancora costituire il modo compiuto di sentire, pensare e vivere ecumenicamente, tenendo desto quel denominatore comune che ci unisce, fatto appunto di carità e di amore. Il dialogo che ci coinvolge si svolge infatti a due livelli: il primo, il nostro, quello che definiremmo ‘nel popolo’, converge forse più rapidamente; il secondo, quello che si svolge ai ‘livelli più alti’, ovvero delle Istituzioni e gerarchie ecclesiastiche, ha forse bisogno di più tempo ma non può prescindere dalla verità che ci guida tutti, tenendo sempre ben fermamente presente che la Chiesa è Una, fondata su Cristo come solida roccia. Nel dialogo è fondamentale riconoscere la libertà dell’altro senza mai ridurlo a propria misura: si dialoga con, mai contro e senza annullare la memoria del nostro personale vissuto.” Il professore ha inoltre ha sottolineato l’importanza degli Studi biblici e la loro utilità proprio in funzione di ricerca della verità ma ha anche raccomandato quale migliore approccio ecumenico la curiosità e la semplicità del fanciullo che deve essere ritrovata, come di chi non sa e deve imparare appassionatamente ma anche umilmente.
E’ poi seguito un insieme d’interventi programmati da parte degli esponenti delle varie confessioni presenti in sala ed un dibattito.
Nel corso della seconda giornata, è stato fornito spazio a dei lavori monografici, protagonisti tre illustrissimi relatori: Mons. Gino Battaglia, direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo della CEI, il prof. Don Cesare Bissoli, dell’Università Pontificia Salesiana di Roma ed il prof, Ermanno Genre, della Facoltà di Teologia Valdese di Roma.
Mons. Battaglia ha improntato una relazione per molti versi comune a quella del prof. Labate, incentrando il proprio intervento sulla necessità della rilettura costante dei testi ispirativi, con l’humus del vissuto di ciascuno e d’indirizzarsi in una formazione ecumenica condotta ecumenicamente, facendo prevalere umiltà, sincerità e carità oltre a condurre la via che porta verso l’unità attraverso un processo d’Amore. “E’ necessario ripartire da Dio” – ha sostenuto il padre – “ che deve ispirare le nostre esistenze ed anche nel duplice dialogo di verità e di carità che si svolge su binari diversi ma convergenti e ponendo al centro di tutto, come patrimonio comune, la Bibbia.”
Battaglia ha inoltre sottolineato i progressi effettuati nel cammino verso l’unità della Chiesa e che hanno riguardato il rapporto dei cattolici con evangelisti ed alleanza delle chiese riformate, metodisti ed anglicani, una sorta di ponte storico, questi ultimi, utilizzato per il dialogo tra cattolici e galassia riformata anche in periodi più difficili degli attuali. Permane un problema di dialogo con gli ortodossi ma anche in questo senso ci sono tante aperture e si può tornare ad essere ottimisti.
Don Cesare Bissoli ha espresso la sua opinione sul fatto che il modo di affrontare una discussione come si è fatto a Messina in questi giorni, con la presenza di tanti credenti, sia già ecumenismo in azione. Anch’egli ha posto al centro della propria relazione la rilettura sincera, con accostamento di umiltà e di ricerca della conoscenza, della Bibbia e dei testi ispirativi, sottolineando quale immensa ricchezza la diversità e la peculiarità di ciascun credente presente su ogni parte della terra, ognuno dei quali porta nella Chiesa la propria identità, cosa che alla fine non può che arricchirla e rafforzarla. Si è poi posto nel passare in rassegna alcuni dei punti comuni che dovrebbero essere ricercati anche in sede liturgica ma sottolineando come sia indispensabile farlo insieme.
Il prof. Genre, infine, nel suo intervento, ha un pò riassunto la situazione attuale d’una religione in movimento in un era da fine delle identità religiose ereditate ed in cammino verso un catechesimo finalmente davvero ecumenico, nonostante la paralisi delle Istituzioni che non sanno più gestire i cambiamenti, rischiando perfino di frenarli o di remare contro. Si rendono conto confusamente di non riuscire più a controllare il fenomeno che è ormai almeno tridimensionale, ovvero, avendo operato la rottura della memoria ed una vera frattura culturale, coinvolge adesso gli aspetti della comunione, i valori e la cultura stessa. Si è costantemente in bilico tra l’impegno del reale Convertito, il quale ha compreso più o meno confusamente la nuova situazione prodottasi ed è ora alla costante ricerca di rapporti per una nuova identità religiosa onnicomprensiva, e quello del Pellegrino, che effettua invece dei percorsi discontinui, richiudendosi sulle proprie radici. Il contesto nazionale non è certo alieno rispetto a questa situazione e Genre sostiene infatti: “Una situazione nazionale di apertura al laicismo, come in Francia, o rivolta alla modernità, come in Spagna è certamente molto diversa da quella ancora fortemente confessionale come in Italia, nella quale, ad esempio, i giovani non si sentono più rappresentati da Istituzioni vecchie, che non sanno parlar loro e complici quindi delle cause dell’abbandono scolastico. Saper parlare ai giovani e coinvolgerli in una situazione nuova di unità cristiana è un problema che dovrà essere posto tra quelli prioritari.”
Nel pomeriggio, poi, una serie di lavori di gruppo, nei quali sono stati coinvolti gli studenti dell’Istituto, ha concluso il Simposio, i cui atti saranno anche raccolti dalla rivista cattolica “Itinerarium”.
