Si è tenuto ieri mattina a Palermo il Forum Nazionale delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro. La manifestazione è stata proposta in diretta nazionale e in contemporanea dai capoluoghi del Meridione: Palermo, Napoli, Bari, Reggio Calabria.
“Classe dirigente, Bene comune, Sviluppo: ripartire dai valori per un nuovo Mezzogiorno”; questo il punto cardine dell’incontro di quest’anno, finalmente “il Meridione”, che spesso è stato dimenticato, escluso, posto in secondo piano dalle Istituzioni, quella parte d’Italia che ormai spera poco nella politica, ma che invece crede di poter rinascere contando sulle risorse sociali del Paese.
All’ assemblea hanno partecipato intellettuali, personalità di rilievo del mondo imprenditoriale, universitario, e della comunicazione, politici che si riconoscono nei valori della Dottrina sociale della Chiesa. L’incontro ha suscitato diversi spunti di riflessione e sollevato diverse questioni riguardo la crisi economica e istituzionale che ha colpito l’intero Paese, ma in particolare le Regioni meridionali. Tutti i relatori hanno sottolineato il dramma dei giovani meridionali costretti a emigrare in altri Paesi per costruire certezze in una società che, come sappiamo, non offre possibilità, né stabilità lavorative.
Ha aperto i lavori Natale Forlani (portavoce del Forum), a seguire il saluto di sua Em.za il Cardinale Crescenzio Sepe (Arcivescovo Metropolita di Napoli), sono intervenuti nella sede di Palermo: Gaetano Mancini ( Vice Presidente Nazionale Confcooperative), Andrea Olivero (Presidente Nazionale ACLI), i rappresentanti delle organizzazioni facenti parte del Forum, Tonino Di Matteo e Fortunato Romano del MCL (Movimento Cristiano Lavoratori), la Cisl, la Confartigianato, la Compagnia delle Opere. In chiusura le conclusioni di Raffaele Bonanni , Segretario Generale della Cisl.
Gli esponenti delle Associazioni presenti, hanno proposto e invitato i presenti a collaborare e a impegnarsi concretamente, su cinque punti programmatici:
Rendere trasparente l’azione delle istituzioni, individuando per le amministrazioni pubbliche obiettivi di miglioramento dei servizi verso le persone e le imprese valutabili e monitorabili. Intervanti che devono essere accompagnati da una Carta dei diritti dei cittadini che preveda anche forme di tutela degli utenti e di sanzioni per le inadempienze delle amministrazioni stesse;
Mettere fine ai programmi assistenziali che sotto la forma di pubblica utilità , e di programmi formativi fini a se stessi, si trasformano in forme di precariato assistito e organizzato con la finalità di prorogare nel tempo le prestazioni assistenziali. Bisogna favorire le imprese che investono in mezzi tecnici e risorse umane con regolari rapporti di lavoro;
Promuovere programmi di educazione alla legalità e di rispetto delle regole della civile convivenza, necessarie al Mezzogiorno, favorendo processi di partecipazione sociale e di promozione dell’impresa autonoma ed a proprietà diffusa, coinvolgendo le scuole, le università, l’associazionismo imprenditoriale e sindacale, e il volontariato. Programmi che abbiano come scopo la diffusione del valore delle responsabilità sociali, e la mobilitazione delle risorse associative e imprenditoriali finalizzate a contrastare lo sfruttamento degli immigrati e l’influenza della criminalità organizzata;
Fermare il sottoutilizzo dei giovani e delle donne del Sud. Le istituzioni pubbliche devono sostenere programmi formativi e occupazionali dedicati ai giovani, per ampliare le opportunità di inserimento nel mercato del lavoro, e per i giovani disoccupati che hanno precocemente abbandonato lo studio;
Promuovere iniziative di contrasto alla povertà dilagante nelle famiglie, anche con donazioni e agevolazioni fiscali. Che vanga reso sostenibile il ruolo delle famiglie e delle organizzazioni sociali del volontariato nell’affrontare i problemi della non autosufficienza, dell’abbandono, del degrado abitativo, e relazionale che investe soprattutto le aree metropolitane.
LETIZIA SALVO
