Pubblichiamo le foto di una nostra lettrice che sottolineano la situazione vergognosa della zona piu' caratteristica di Capo Peloro
C’è il rischio di essere ripetitivi quando si parla di degrado a Messina, ma crediamo che “disgusto” sia la parola esatta per esprimere la reazione che chiunque avrebbe alla visione dello stato della zona del Pilone.
Potete provare anche voi questa sensazione visionando le foto inviateci da una nostra lettrice e che potrete scorrere nella sezione photogallery (cliccando il link in basso), che parlano da sole: immondizia ovunque che giace li da chissà quanto tempo, erbe spelacchiate senza soluzione di continuità, copertoni usati abbandonati al loro destino e degrado praticamente diffuso ovunque.
E’ certamente corretta la programmazione a “lunga scadenza” prevista per la zona, ma alla città non può bastare, non si possono attendere progetti colossali di ammodernamento che sarà possibile fruire tra anni: alla cittadinanza servono risposte immediate da Palazzo Zanca che diano un segnale concreto di presenza sul territorio.
Avevamo sentito a proposito, qualche settimana fa, l’assessore all’ambiente Elvira Amata che era amaramente consapevole della vergognosa situazione ma che aveva dichiarato: «l’Amministrazione deve far fronte alla mancanza di fondi. Quelli che ci sono devono assolutamente essere impiegati su fronti più urgenti, come quelli riguardanti la raccolta dei rifiuti. Ci sono dunque altre priorità, ma già da settembre/ottobre, quando avremo il ilancio “stabilizzato”, si penserà a sistemare la zona».
Bene, l’estate è terminata e il mese di settembre adesso è arrivato.
Possiamo solo augurarci che questo non sia un inverno infruttuoso sotto il punto di vista della riqualificazione, strutturale ed ambientale, di una delle zone che molti definiscono “tra le più belle del mondo”.
Ma siamo anche sicuri del fatto che i sacchi di spazzatura che la nostra lettrice ha immortalato all’ombra del Pilone non si creano naturalmente.
Quelli, li lasciamo noi messinesi e denotano la forte inciviltà che contraddistingue in parte la nostra città e che neanche una politica “d’altri tempi” e una raccolta rifiuti “svizzera” potrebbero contrastare.
Seguiremo l’evoluzione della situazione in zona sperando, in futuro, di non essere più costretti a dare notizia, quando l’estate ormai quasi terminata tornerà a riscaldare la nostra città, delle classiche dichiarazioni: «quest’anno siamo in ritardo, ma l’anno prossimo…»
