Acceso dibattito sul tema ieri pomeriggio alla Sala Visconti: tante le domande e le curiosità che i ragazzi, favorevoli e non, hanno rivolto agli studio che hanno preso parte all’incontro
La Commissione provinciale degli studenti di Messina chiama in causa esperti e studiosi per discutere di “Ponte sullo Stretto di Messina”. Protagonisti dell’incontro, il prof. Giuseppe Restifo, docente della facoltà di Lettere e Filosofia, il prof. Guido Signorino, docente della facoltà di Scienze politiche, l’ing. Giovanni Caminiti, dirigente della struttura organizzativa “Grandi opere” del Comune di Messina, la responsabile del Wwf Sicilia Anna Giordano. Interventi in cui è stata mostrata parecchia perplessità rispetto all’argomento, tanto da spingere l’ing.Caminiti che ha abbandonato il dibattito prima dello spazio dedicato alle domande degli studenti.
Nella parte iniziale dell’incontro, il porf. Restifo ha effettuato un excursus sulle vicende storiche e politiche che hanno condotto fino all’approvazione del progetto a campata unica. Successivamente si sono susseguiti interventi volti soprattutto ad evidenziare le difficoltà legate alla realizzazione di una maga opera come quella in questione nell’area dello Stretto: ciò sia per le conseguenze di carattere ambientale che per i problemi legati anche alle forti raffiche di scirocco che “spazzano” Messina.
Il prof.Guido Signorino, ha invece effettuato un’analisi di carattere strettamente economico: “Sul piano dell’analisi costi-benefici, emerge un’antieconomicità in quanto le previsioni del reale utilizzo del ponte sono eccessivamente sovrastimate ed i parametri utilizzati non sono corretti. I pendolari fra Reggio e Messina, impiegherebbero molto più tempo utilizzando il ponte, visto che non collega direttamente le città, come accade negli altri ponti del mondo, a causa delle aree lontane dai centri delle città di mezzo, quindi preferirebbero un attraversamento più rapido rispetto a quest’ultimo, mentre il gommato, camion ed automobili, con il ponte affronterebbe una maggiore percorrenza di chilometri gravando sui costi propri di trasporto. L’unico benefico del ponte sarebbe per i treni, nel caso però, in cui ci fossero linee ferroviarie adeguate e soprattutto non continuasse la dismissione dei carri. La sovrastima dell’utilizzo del ponte e quindi nella realtà il poco utilizzo di quest’ultimo, porterebbe l’analisi costi-benefici verso un deficit aziendale, e quindi un enorme dispendio di risorse pubbliche non più recuperabili neanche se in futuro aumentasse la domanda dell’utilizzo del ponte con conseguente aggravio sull’economia già in crisi dell’Italia e del meridione”.
A chiudere l’incontro vari interventi riguardanti il crollo nel 1999 di un ponte molto più piccolo a campata unica a causa del fenomeno del “galopping” cioè il continuo peso dei veicoli in viaggio sul ponte,;il problema dell’interessamento della mafia sugli appalti per la realizzazione di altri grandi opere e il rischio che ciò avvenga anche nel caso di Messina.
Giosè Venuto
