Da anni la Fondazione Antiusura Padre Pino Puglisi si occupa di dare un sostegno a quanti non riescono più a rimanere in equilibrio con le proprie forze. Diverse le cause: dalla mania del gioco, alla voglia di mantenere a tutti i costi un apparente status di benessere
Una mano a cui ti aggrappi con forza per riuscire a rimanere in piedi nel momento del bisogno: una mano che ti ributta indietro proprio quando hai creduto di poter rimanere in equilibrio. Un equilibrio che finisce con il rivelarsi, illusorio, precario, sottomesso alla paura. I protagonisti sono loro, l’usurato e l’usuraio: un rapporto di sudditanza psicologica quello che lega il primo al secondo. Un rapporto perverso, complicato, che come ben ci raccontano i fatti di cronaca di ogni giorno fa leva sull’angoscia.
Lo sanno bene i rappresentanti della Fondazione Antiusura Padre Pino Puglisi, spesso a confronto con cittadini in preda alla disperazione, già caduti nella morsa del ricatto o sul punto di finirvi. -Può apparire strano e per certi aspetti anche contorto – spiega Aldo Liparoti uno dei volontari della Fondazione – ma la relazione che si instaura tra i due individui è basata su una sorta di subdola complicità iniziale, perchè l’aguzzino fa credere alla vittima di aver trovato in lui la “persona giusta”. La parte debole, a propria volta se ne convince, arrivando in alcuni casi al punto di consigliare anche ad altri la medesima “scorciatoia”, una scorciatoia che però ben presto si rivela un vicolo cieco.
-La più grossa difficoltà – spiega Ignazio Lembo uno dei consiglieri d’amministrazione della Fondazione – è rompere questo nodo che si crea tra le parti. Quando finalmente l’usurato si decide a denunciare, l’usurario scompare per qualche tempo e poi ritorna alla carica cercando di far nuovamente cambiare idea a colui che stavolta ha chiesto veramente aiuto-. Tanti i casi affrontati dal lontano 1994, anno in cui la Fondazione nacque sottoforma di coordinamento cittadino del fenomeno anti-usura (nel 1998 la trasformazione in associazione, nel 2001 Fondazione): persone già vittime o sul punto di diventarlo. -La prima cosa che cerchiamo di fare – spiega Lembo – è parlare con chi ci contatta. Una volta inquadrata bene la situazione si procede con il passo successivo che è la denuncia o eventualmente un sostegno economico per poter ripartire-.
Un quadro socio-economico e socio-culturale non certo semplice quello che fa da cornice alla crescente affermazione del fenomeno dell’usura in provincia di Messina dove sempre più spesso, a detta dei componenti della Fondazione presieduta da Nino Caminiti, i cittadini pur di non rinunciare ad un apparente status di benessere sono pronti ad indebitarsi fino al collo senza neanche rendersene conto, incapaci di gestire il proprio patrimonio: -Tante volte ci è capitato di dover dare aiuto a persone che pur percependo una busta paga dignitosa, (1000-1200 euro ndr) sono comunque finite nel vortice dei debiti: ciò per le ragioni più svariate-. Come una coppia, marito e moglie, che pur di accontentare la figlia che aveva chiesto di festeggiare i suoi 18 anni in un prestigioso locale di Taormina hanno contratto debiti su debiti. Ma sempre più spesso le motivazioni che spingono a contrarre soffocanti debiti sono legate alla mania del gioco. Interessanti a questo proposito alcuni dati che evidenziano la crescita esponenziale del fenomeno e la fonte di guadagno che esso rappresenta per le casse dello Stato. Sono circa 15 milioni le famiglie italiane che mediamente versano 2500 euro nelle casse della gestione del gioco d’azzardo pubblico. Da 1993 al 2007 l’importo è passato dai 6 ai 42 miliardi. Grande preoccupazione è stata quindi espressa dalla Consulta nazionale Antiusura ancora di più con la nascita “dell’azzardo on-line”, ammesso in alcune forme dai Monopoli di Stato.
E la situazione non sembra destinata a migliorare stando almeno ai casi affrontati dalla Fondazione Pino Puglisi. -Nel 2009 – ci spiega Enzo Marino uno dei due dipendenti incaricato di assistere le persone nel corso dell’ iter burocratico per l’ottenimento del prestito – abbiamo perfezionato 24 pratiche concedendo complessivamente 290 mila euro. Nei primi mesi del 2010 siamo già invece a 28 per un totale di 300 mila euro. Sono tutti casi di persone potenzialmente esposte al rischio dell’usura perchè hanno contratto debiti a catena-. Una proporzione decisamente avvilente essendo ancora a metà anno.
Ma come si -materializza- l’aiuto fornito dalla Fondazione Padre Pino Puglisi? : -Una volta accertato l’effettivo disagio economico di chi si reca ai nostri sportelli, l’interessato ci dà mandato di trattare per suo conto – spiega Lembo – e ci facciamo carico di estinguere i debiti in un unico prestito. Il nostro obiettivo è però che l’aiuto fornito abbia anche una finalità -pedagogica-, cercare cioè di responsabilizzare il cittadino verso un uso più accorto del denaro-. E dunque possibile rivolgersi di nuovo all’aiuto della Fondazione? Si ma solo in casi di particolare gravità, tali per cui si renda effettivamente necessario un nuovo aiuto. Un aiuto che può raggiungere adesso il tetto dei 30 mila euro in virtù di un’ulteriore concessione del Banco di Sicilia (il prestito iniziale non poteva superare i 15 mila euro) con cui è stata stipulata una convenzione nel 2003.
Volendo però cercare di analizzare meglio il grado di incidenza e pervasività del fenomeno dell’usura nell’area dello Stretto “bisogna prima di tutto considerare – spiega Lembo – che a Messina il 75% della ricchezza è detenuta dal 20% della popolazione. Il 25% di risorse rimanenti è da suddividere per il restante 80% dei cittadini”. A ciò si aggiungono i dati, non certo confortanti, presentati nel libro “Dell’usura. Il persistere dello sfruttamento dei bisogni umani”, dei professori dell’Università di Messina Perna, Mostaccio, Signorino e da Spinelli Francalanci.
– Le denunce per i delitti di usura in Italia sono passate da 1486 del 1996 a 431 nel 2006
– Il numero delle persone denunciate per usura in Sicilia sono calate da 881 (1994) a 56 (2003)
– I delitti di usura denunciati dalle Forze di polizia all’autorità giudiziaria per Regione dal 2004 al 2007 sono scese da 389 a 382: in Sicilia si è passati da 42 a 35.
Ad un campagna di sensibilizzazione mediatica che punta a spronare alla denuncia non corrispondono dunque dati positivi. Il fenomeno dell’usura, tutt’altro che “in crisi”, tende piuttosto a rinforzarsi e crescere sulle “spalle” di una realtà culturale ed economica che fa acqua da tutte le parti.
Al generale e palpabile stato di insoddisfazione sociale, si risponde cercando di appagare desideri “fuori portata”, senza pensare alle conseguenze immediate e future ma solo all’illusoria felicità del momento.
