I no-pontiti evidenziano la “doppia faccia” del sindacato e lo accusano di «accontentarsi di qualche corso di formazione»
Il dibattito attorno al Ponte sullo Stretto, alimentato negli anni da chi sostiene l’utilità dell’opera e da chi ne farebbe volentieri a meno, “si arricchisce” di una nuova polemica. Quella tra la “Rete No ponte”- impegnata a far valere le ragioni del no contro quelle del sì – e la Fillea Cigl, l’organizzazione sindacale di categoria degli edili.
Ad accendere la miccia sono i no-pontisti, i quali -prendendo spunto da un recente documento inviato dal segretario della Fillea Cgil di messina – mettono in evidenza il comportamento “schizofrenico” del sindacato, che a livello nazionale ha preso posizione contro la realizzazione della mega opera e qui «sembra si accodi al lungo corteo di chi si accontenta di qualche briciola».
Come ricorda Luigi Sturniolo della “Rete No Ponte”, nel comunicato oggetto della diatriba «il segretario generale della Fillea-Cgil di Messina, lamentava il rischio che i lavoratori messinesi restassero tagliati fuori dai lavori del Ponte a causa della mancanza delle figure professionali previste nel progetto definitivo presentato dal General Contractor Eurolink. A tal fine chiedeva la
convocazione delle parti sociali e l’avvio di corsi di formazione, tramite la Cassa Edile provinciale (ente paritetico fra sindacati e datori di lavoro), al fine di adeguare la manodopera locale alle necessità al momento dell’avvio dei cantieri».
Secondo il no pontista, la posizione della Fillea di Messina contrasta con quella assunta nell’ultimo Congresso Nazionale dell’organizzazione sindacale (svoltosi a L’Aquila) , durante il quale l’allora segretario Nazionale della Cgil Guglielmo Epifani aveva preso posizione «contro la costruzione del Ponte sullo Stretto e chiedeva che i soldi destinati alla mega-opera venissero utilizzati per la ricostruzione dell’Aquila. La posizione di Epifani – scrive Sturniolo- appariva coerente con la svolta no-pontista della Cgil, salvo non coincidere con quella del movimento no ponte che ha sempre chiesto che quelle risorse fossero utilizzate per infrastrutture utili alle regioni meridionali»
«Le due posizioni assunte dalla Cgil (quella di L’Aquila e quella di Messina) – continua ancora “Rete No ponte” – sono in evidente contraddizione. Sembra – conclude Sturniolo – che la Fillea-Cgil si accodi al lungo corteo di chi si accontenta di qualche briciola che possa cadere dalla tavola imbandita, alla quale siedono i grossi contractor e gli studi di progettazione che davvero
traggono vantaggio dall’iter del Ponte. Magari accontentandosi di qualche corso
di formazione».
