La riflessione. Messina e il Giappone: considerazioni sul terremoto

La riflessione. Messina e il Giappone: considerazioni sul terremoto

La riflessione. Messina e il Giappone: considerazioni sul terremoto

sabato 12 Marzo 2011 - 00:44

Alzi la mano chi ieri, da messinese, vedendo le terribili immagini del terremoto in Giappone, non ha pensato a quello del 1908 oppure a qualcosa tipo -se succede qui moriamo tutti sotto le macerie-.

Penso che questo brivido sia passato per la schiena di tutti.

E se tutti ci sentiamo solidali con i giapponesi allo stesso tempo li ammiriamo per la loro organizzazione, precisione, per il fatto che un terremoto che avrebbe polverizzato l’Italia lì fa -solo- (si fa per dire) un migliaio di morti. Il problema è che solo in questi frangenti le nostre menti vanno alle colline sventrate dal cemento, a tutti quelli che hanno costruito -mangiandoci sopra- (chi scommetterebbe un euro che tutte le norme sono state sempre rispettate a Messina?), pensiamo subito alle vie di fuga insufficienti o inesistenti, alle esercitazioni che quelle rare volte che si fanno viene da ridere per quanto poco coinvolgano la cittadinanza.

Ci ritroviamo a pensare alla famosa frase secondo la quale -se c’è un terremoto come nel 1908, l’intera panoramica coi suoi palazzi se ne scivola a mare-. Quante volte l’abbiamo detto e sentito? E’ vero? E’ un luogo comune? Nessuno lo sa. Certo che la panoramica con le colline di sabbia a occhio non sembrerebbe un posto sicurissimo dove costruire. Mentre il viale Italia già frana verso valle di suo e senza alcun sisma. Così ce ne stiamo attoniti pensando che tanto non si può fare nulla. Io non sono un esperto, ma da semplice cittadino invece penso che qualcosa si possa e si debba fare. Non riesco a credere che in un’Italia, nonostante la crisi, molto più ricca di quella del 1908, quando si ricostruì un’intera città, non ci siano soldi per appaltare messe in sicurezza, adeguamenti sismici, creare piani di prevenzione e soprattutto attuarli. Non posso pensare che il nostro triste destino o quello dei nostri figli o pronipoti sia morire sotto un nuovo 1908, magari tra cent’anni nelle case che noi abbiamo costruito.

Molti dicono che nel 1978 la città ha resistito, ma allora il terremoto fu decisamente inferiore e l’epicentro molto più lontano (alle Eolie). E in ogni caso, quanto dobbiamo continuare a sperare nella fortuna, o per i credenti, con tutto il rispetto, nella benevolenza della nostra patrona? Aiutati che Dio t’aiuta si dice. In caso di un nuovo 7.2 Richter con tsunami, aver fatto gli scongiuri non basterà.

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