E se il problema del divario Nord – Sud alla fine lo risolvesse la Lega?
L’Unità d’Italia è una di quelle ricorrenze che non si possono non festeggiare, altrimenti sei contro. A prescindere. Il precetto di partecipazione alle cerimonie cittadine arriva direttamente a casa e guai, guai se non ti si vede in giro bell’agghindato da fasce tricolori si rischia un vero e proprio linciaggio morale. Ieri è intervenuto pure il presidente della Repubblica a sostegno dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia, che non rappresentano uno spreco, confermando come sul Risorgimento vi debba essere una sola versione dei fatti e cioè quella che vuole convincere gli Italiani che l’Unità è la cosa più bella che sia accaduta loro; che l’Unità è una sorta di Sol dell’avvenire, in salsa nostrana, realizzato e incarnato da spassionati e idealisti eroi che si sono spesi solo ed esclusivamente per il bene della Patria. Una retorica questa che non piace affatto a chi scrive.
Checché ne dica il presidente Fini – secondo il quale le battaglie del Carso sono state combattute dopo e non prima di quella di Caporetto (a dimostrazione di quanto sia davvero diverso il suo approccio culturale all’Unità rispetto a quello di Calderoli e della Lega) – chi scrive rivendica il diritto di partecipare alle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia dissentendo. Almeno fino a quando coloro che guidano le istituzioni non compiranno quell’operazione verità che il Paese e il Sud in particolare meritano. Operazione verità che, al pari di quella portata avanti da molti storici, è stata compiuta da Pino Aprile nel suo ultimo libro “Terroni”. Percorrendo la storia di quella che per alcuni è conquista, per altri liberazione, Aprile porta alla luce una serie di fatti che, nella retorica dell’unificazione, sono stati volutamente rimossi e che aprono una nuova, interessante, a volte sconvolgente finestra sulla facciata del trionfalismo nazionalistico.
Si consiglia vivamente la lettura di “Terroni”, un libro sul Sud e per il Sud. Un libro la cui conclusione è che, se centocinquant’anni non sono stati sufficienti a risolvere il problema, vuol dire che non si è voluto risolverlo. Come dice l’autore, le due Germanie, pur divise da una diversa visione del futuro, dalla Guerra Fredda e da un muro, in vent’anni sono tornate una. Perché da noi non è successo? Non è che dai dai il problema del divario Nord – Sud alla fine lo risolve la Lega?
