Vertenza Palumbo, le famiglie dei 28 operai scrivono al Prefetto e difendono la «rispettabilità» dei loro «eroi»

Vertenza Palumbo, le famiglie dei 28 operai scrivono al Prefetto e difendono la «rispettabilità» dei loro «eroi»

Vertenza Palumbo, le famiglie dei 28 operai scrivono al Prefetto e difendono la «rispettabilità» dei loro «eroi»

martedì 26 Aprile 2011 - 07:53

In una lettera, invitano Alecci ad intervenire coinvolgendo tutte le Istituzioni e respingono al mittente le accuse recentemente rivolte dai vertici aziendali nei confronti dei lavoratori. Su download il testo integrale del documento

Nella disputa infinita tra sindacati ed azienda, che va avanti ormai da mesi, s’ inseriscono le famiglie dei 28 operai dei cantieri Palumbo. Mogli e figli dei 28 lavoratori hanno, infatti, deciso di scrivere una lettera al prefetto Francesco Alecci, indirizzata per conoscenza anche ai rappresentati delle Istituzioni a vario titolo coinvolti nella vicenda, vale a dire il sindaco Giuseppe Buzzanca, il presidente dell’Autorità portuale Dario Lo Bosco ed il commissario straordinario dell’Ente Porto Rosario Madaudo.

I familiari dei 28 lavoratori chiedono ad Alecci di intervenire personalmente «nella delicata vertenza che si sta consumando nel cantiere Palumbo, trasformatosi in uno tzunami di accuse e diffamazioni nei confronti dei nostri mariti e padri , che dopo una vita di onesto lavoro vengono additati di ogni nefandezza da un imprenditore che in cinque anni ha fatto di tutto per coprire la propria inadeguatezza attraverso la denigrazione sistematica dei dipendenti».

Gli scriventi si riferiscono in particolare alla recente nota dell’azienda diramata a mezzo stampa (vedi artico correlato), dalla quale si sono sentiti profondamente offesi e denigrati.

«L’emergenza occupazionale e l’esigenza del reddito – scrivono nella lettera – passano addirittura in secondo piano se paragonate al nostro imbarazzo dopo le recenti dichiarazioni della Palumbo Spa, che descrive gli operai del cantiere come soggetti pericolosi avvezzi all’oltraggio, alla truffa, all’estorsione, alla minaccia di morte e al sequestro di persona fino a giungere a dichiarzioni inverosimili che vedrebbero i nostri congiunti nell’inedita veste di padri snaturati e incoscienti che disprezzano ciò che a fine mese ci consente di sopravvivere».

Sentendosi calpestati nella loro dignità, le famiglie sottolineano nel documento di avvertire «l’esigenza di urlare alla città che i nostri ragazzi non sono figli di impunti malviventi, ma di padri responsabili che giornalmente rischiano la vita in cantiere e affrontano i drammi della precarietà per sostenere decorosamente le loro famiglie. I nostri congiunti – continuano – non sono i delinquenti descritti dalla Palumbo, sono i nostri eroi. Glie eroi dell’ex cantiere Smeb. Coloro che per anni hanno realizzato riparazioni e costruzioni navali con un senso di responsabilità e professionalità tali da posizionare il cantiere messinese ai vertici della qualità nazionale».

Pronti a mobilitarsi «a tutela della rispettabilità dei nostri nuclei familiari», , le famiglie chiedono al prefetto di poter «interloquire con sua Eccellenza per individuare, insieme, il modo più opportuno per coinvolgere tutte le istituzioni che hanno il dovere di tutelarci, di difendere la preziosa risorsa cittadina consegnata alla Palumbo Spa senza che la stessa sia stata in grado in cinque anni di gestione di ricambiare in termini di occupazione la fiducia concessa. Sino ad oggi – concludono – abbiamo incassato solo insulti, licenziamenti e cassa integrazione».

Su download il testo integrale del documento firmato dai familiari dei 28 operai

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