Negozi semi vuoti, marciapiedi poco illuminati, viabilità in tilt, nessuna sicurezza per i cittadini: «Il tram ci penalizza - tuonano gli esercenti della zona - ma la chiusura delle traverse ha definitivamente messo in ginocchio la circolazione. Ne chiediamo la riapertura immediata». Un problema comune per abitanti e commercianti
Prosegue il nostro viaggio tra le vetrine della città dello Stretto. Dopo aver raccolto i commenti di un nutrito gruppo titolari di negozi presenti lungo viale San Martino (vedi correlato), ci spostiamo qualche metro più avanti cercando di scorgere le vetrine, purtroppo “oscurate”, di molte attività presenti nella zona dello storico Quartiere Lombardo, oltre il confine del v.le Europa. Per arrivarci il primo ostacolo da superare, cercando di salvare la pelle, sono i bisonti della strada impegnati a fare zig-zag tra macchine, motorini e pedoni. Se non fosse per la targa toponomastica che ce lo ricorda, anch’essa ben nascosta dagli alberi, dimenticheremmo di essere sempre sulla strada “intitolata” al protettore del vino…
Lo chiamano il viale di serie B, il viale degli abbandonati, un’etichetta, quasi uno status, che i commercianti non sono più disposti a tollerare.
«Topi, insetti, fognatura intasata, immondizia dovunque. Ed anzi negli ultimi giorni il marciapiedi può considerarsi pulito». Questa la descrizione, che trova pieno riscontro nella realtà, fornita da Sergio Papisca, titolare dell’omonima farmacia, il più “agguerrito” tra i titolari delle attività presenti nei dintorni: «Non è una strada, non può essere considerato il centro di una città civile, ma un bordello, e la mia affermazione è fin troppo moderata» dichiara il farmacista, che come un fiume in piena, spara a zero su chi finora ha autorizzato lo scempio, senza distinzione di colore: «La nostra condanna è stata scritta nel 2006, quando fu deciso di far passare il percorso del tram lateralmente piuttosto che farne proseguire il tragitto nella parte centrale della corsia. Ci hanno rovinato, non solo dal punto di vista economico ma anche in termini di vivibilità. La invito a venire qui all’ora di punta: le traverse sono tutte bloccate, circolare è impossibile, le strade sono un budello senza uscita. Ma la cosa veramente grave, in caso di emergenza, è l’impossibilità per i mezzi di soccorso di arrivare nei palazzi al di là della ringhiera che divide dalla corsia del tram. Una volta il camion dei vigili del fuoco è rimasto bloccato perché impossibilitato a fare manovra. Se dovesse succedere qualcosa rimarremo bloccati come topi».
A fargli eco Ignazio Minutoli, proprietario del negozio di fiori a pochi passi dalla farmacia: «Da qui ormai non passa più nessuno, non è più una zona di passeggio ma di passaggio. Di giorno è tutto bloccato, di sera c’è poca luce, molti lampioni sono fulminati e i pericoli non mancano. Il marciapiedi è buio in molti punti e diventa terra di nessuno, come l’intero quartiere».
Le osservazioni avanzate dai due commercianti, oltre a trovare la piena di solidarietà di altri colleghi, si rispecchiano perfettamente nella conformazione urbanistica dell’intera zona, dove la mancanza di vie d’uscita laterali (lo testimoniano le file formatesi sotto i nostri occhi nel giro di qualche minuto in pieno pomeriggio h 18), complica la condizione.
Sulla stessa linea Carmelo Faraona, titolare da oltre 30 anni della “bottega-mini market” che ancora riesce a tenere testa ai superforniti banconi delle grandi catene di supermercati, e dove il cliente, il più delle volte di vecchia data, viene prima di ogni altra cosa: prima di “concedersi” alle nostra domande, infatti, il sig. Faraona si preoccupa di “coccolare” chi oltrepassa la soglia del suo negozio dando preziosi consigli sui prodotti da scegliere. Scene a cui ormai sempre meno capita di assistere. Completamente condivise le affermazioni dei colleghi, a cui il titolare del market aggiunge un altro interessante elemento, ovvero la mancanza di compattezza fra esercenti e residenti: «Non si riesce a mettere in atto una protesta condivisa, il problema riguarda tutti, non solo noi negozianti ma anche i cittadini che qui vivono e che certo non sono soddisfatti del degrado che ci circonda».
A raggiungerci davanti la bottega del sig. Faraona anche Nino, giovane titolare del negozio Fartlek Sport, aperto da appena tre anni. Un investimento coraggioso, o per meglio dire azzardato, considerando soprattutto gli alti costi d’affitto che, seppur se meno salati di altre zone del viale, non valgono certo per il contesto: «E’ una realtà a sé stante in cui emergono tutte le criticità di scelte urbanistiche illogiche e scriteriate di cui noi paghiamo le conseguenze. E’ una zona ad alta densità di servizi (piscina, campo sportivo, scuole) ma priva di condizioni vivibilità. E nessuno ci ascolta. Quando piove i nostri negozi si allagano, la mattina ci puliamo i marciapiedi, se lasciamo dei cartoni fuori l’entrata, così come avviene sul resto del viale, nessuno li raccoglie, possono rimanere lì anche per mesi».
Parole pressoché identiche quelle di Giovanni Vinci, del negozio Fango e Asfalto, anch’esso di recente apertura: «Gli spazzini si fermano agli estremi del marciapiede, la zona centrale viene pulita una volta al mese. Siamo isolati e ciò crea problemi non solo ai clienti ma anche ai corrieri che devono scaricare merce ingombrante e anche abbastanza pesante».
Proposte e soluzioni. Stanchi di non essere ascoltati, stanchi di essere trascuranti, stanchi di essere etichettati come commercianti del viale abbandonato, gli esercenti chiedono interventi a breve e lungo termine, stabilendo in modo diretto un contatto con l’amministrazione.
«In settimana – spiega Sergio Papisca – incontrerò il sindaco. Le nostre richieste sono precise, partendo dalla viabilità: prima di ogni altra cosa chiediamo la riapertura delle traverse per migliorare la circolazione che in questo momento è totalmente bloccata. Pensando al futuro invece vogliamo che la linea tranviaria venga spostata al centro della carreggiata liberando definitivamente le corsie laterali». Capitolo importante anche per manutenzioni ed arredo urbano: «Devono ridare dignità a questa strada. Le mattonelle mancano, la sporcizia è dovunque, quei lampioni – ci dice Papisca indicandone uno proprio sopra la nostra testa – è fulminato da mesi, quest’albero – ci mostra un tronco visibilmente sofferente – è piegato e rischia di crollare. Di tanto in tanto qualcuno viene a rattoppare un buco e così pensano di darci il contentino. Ora basta!». Un’esclamazione pesante come un macigno, che fa eco, quasi ci trovassimo sull’orlo di un precipizio, per tutto il quartiere. Un’immagine che forse però non si allontana poi tanto dalla realtà, perché è così che si sentono i commercianti, sul ciglio di un baratro chiamato viale San Martino.
(foto Sturiale, altri scatti su photogallery)
