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Sonia, Roberta, Piera: vittime di femminicidio. Una scia di sangue che non si ferma

Chiara Cenini

Sonia, Roberta, Piera: vittime di femminicidio. Una scia di sangue che non si ferma

martedì 09 Febbraio 2021 - 15:30
Sonia, Roberta, Piera: vittime di femminicidio. Una scia di sangue che non si ferma

Negli ultimi 15 giorni tre vittime della violenza cieca di tre uomini. Due di loro, giovanissime. in Sicilia

Da Sonia a Roberta e Piera, da Palermo a Napoli, da Napoli a Lecce, sembra incessabile la scia di sangue dei femminicidi che sta imbrattando di orrore tutta Italia. Un triste primato, un allarme inascoltato, che troppo spesso regala al sud Italia la prima pagina delle più importanti testate giornalistiche. La progressiva e inarrestabile emancipazione della donna e il superamento dei tradizionali tabù femminili hanno reso l’uomo sempre più confuso e spiazzato, rendendolo così più partecipe a vicende orribili e ingiudicabili nei confronti della Donna. Quella stessa Donna, come la madre fonte di vita.

Eppure quell’odio senza nome che acceca crede di poter dominare ancora con la forza e la violenza, sfociando in una sorta di sindrome alienante che nulla ha a che fare con l’amore. L’ultimo Rapporto Eures su ‘Femminicidio e violenza di genere’ ha messo in evidenza come quello familiare sia l’ambiente dove viene commessa la maggior parte di questi reati. Tra le mura domestiche, o comunque per mano di partner, mariti e fidanzati, viene commesso oltre l’85% dei delitti con vittime femminili. La coppia si conferma come un ‘luogo’ ad alto rischio. Nel 28% dei casi, la violenza procede il suo corso ingravescente e sono stati riscontrati precedenti maltrattamenti come violenze fisiche, stalking e minacce. Per l’Eures, il femminicidio rappresenta “l’ultimo anello di una escalation di vessazione e violenze che la presenza di un’efficace rete di supporto potrebbe invece riuscire ad arginare”.

La triste lista

Si chiamava Piera Napoli la trentaduenne uccisa il 7 febbraio e il cui corpo è stato ritrovato nel bagno del suo appartamento, in via Vanvitelli, nella borgata di Cruillas a Palermo. La donna, cantante neomelodica, era  sposata e madre di 3 figli. Il marito, Salvatore Baglione, 37 anni, reo confesso si è presentato spontaneamente presso i Carabinieri, che si sono poi recati nell’abitazione rinvenendo la donna con diverse ferite da arma da taglio.  Non si conoscono ancora tutte le dinamiche, ma lo stesso carnefice ha raccontato che dopo aver trovato la moglie a chattare con il telefonino era esploso in una rabbia di folle gelosia. Il nome della donna purtroppo va a sommarsi alla triste lista di femminicidi.

Tre vittime in 15 giorni

In 15 giorni se ne sono registrati tre: quello del 24 gennaio a Caccamo, nel palermitano, dove a perdere la vita è stata la giovanissima Roberta Siragusa, 17 anni, trovata in un burrone. E’ stata uccisa con colpi alla testa e gettata giù dopo un tentativo di bruciarne il corpo, dal fidanzato diciannovenne, Pietro Morreale.

1 febbraio: Sonia Maggio a Lecce. La ragazza 29 enne è stata uccisa dall’ex fidanzato che l’ha raggiunta a Lecce da Torre del Greco (Napoli). Mentre la giovane si trovava con l’attuale compagno, è stata sorpresa da numerose coltellate al collo mentre tentava di frapporsi tra l’ex e il nuovo compagno. La ventinovenne si è accasciata al suolo in un lago di sangue.

Realtà controverse che lasciano l’amaro in bocca, un monito da attenzionare va prima di tutto ai genitori di ragazzi cresciuti a latte e discriminazione, violenza, pregiudizio, in famiglie patriarcali, che ancora tendono a sottovalutare il ruolo della Donna, alle istituzioni e alle scuole, agli insegnanti, perché laddove manchi l’insegnamento della famiglia, possa esserci quello della scuola.

Ad oggi purtroppo l’impegno di innumerevoli associazioni, come “Scarpette rosse”, o le grida di allarme delle donne maltrattate, non sembrano bastare ad arginare un fenomeno che parte da lontano, un fenomeno che sta segnando indelebilmente questo tempo della nostra società, che intorpidita dall’abitudine dell’accaduto si sta tristemente abituando al forte colore del sangue.

Fino a quando non ci si renderà conto che #NONENORMALECHESIANORMALE, ogni donna morta per femminicidio avrà perso la vita inutilmente, risucchiata dall’ignoranza di chi non vuol cambiare. 

Chiara Cenini

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