All’Istituto Marino incontro congiunto tra le circoscrizioni per fare il punto sulla questione decentramento. In vista dell’approvazione del bilancio di previsione, i consiglieri chiedono che il 30% delle risorse per manutenzione e verde pubblico venga “riservato” alle circoscrizioni: «ma questa volta chiediamo garanzie scritte»
Il confronto non è mancato, ma quella che in origine sarebbe dovuta essere una seduta congiunta tra le sei circoscrizioni, ufficialmente convocata dai presidenti De Salvo e Quero per discutere della spinosa questione del decentramento amministrativo, è stata “declassata” a mero incontro informale: solo due le circoscrizioni (V e VI) ad aver raggiunto il numero legale (richiesto da regolamento) per aprire la seduta, che “su carta” è dunque andata deserta. L’influenza miete vittime? Niente affatto. Più semplicemente, forse, il ripristino del gettone di presenza gioca il suo peso e quieta gli animi “battaglieri” di coloro che invece non si sono risparmiati nel momento in cui è stato necessario combattere per riottenere il proprio “riconoscimento”. Non siamo gli unici a pensarlo, lo sottolineano, in apertura di ciascun intervento, tutti i consiglieri di quartiere presenti, visibilmente infastiditi dall’atteggiamento dei colleghi.
Una premessa necessaria, considerata l’importanza che la questione, quella appunto dell’applicazione del decentramento amministrativo previsto dalla legge 22/2008, assume nel panorama della gestione del territorio. Argomento che alimenta il distacco, sempre più evidente, tra amministratori e consiglieri di quartiere, tra i quali serpeggiano malumori anche rispetto alle generose concessioni fatte alle cooperative sociali vicine a consiglieri comunali, che stridono con la mancanze di risorse stanziate per le esigenze territoriali.
Tra le posizioni più nette quella del presidente della II circoscrizione Giovanni Di Blasi: «Il sindaco Buzzanca e l’assessore Miloro, ci avevano dato una scadenza, quella del 7 gennaio, entro la quale era stata promessa una nuova convocazione per stabilire insieme quali e quante risorse da stanziare per le circoscrizioni. Questa data non è stata rispettata. Entro la prossima settimana, improrogabilmente, il primo cittadino ci deve ricevere, con assessore e dirigenti, per ribadire che i quartieri devono essere messi a conoscenza di come le risorse vengono spese». In più occasioni, infatti, (non ultima quella sollevata dal V quartiere in merito agli interventi sulla rotonda del viale Giostra), le municipalità hanno lamentato la mancanza di coinvolgimento nelle scelte adottate dall’amministrazione per gli interventi da effettuare sul territorio: «Siamo noi a dover stabilire le priorità – afferma Di Blasi – così come in altre occasioni la stessa amministrazione ci ha chiesto, ma nel momento in cui facciamo una delibera su una certa questione, il Comune interviene altrove. O ancora peggio – continua il presidente – chiediamo che si intervenga sull’impianto fognario, ci viene detto che la gara d’appalto non è ancora stata espletata e poi si vedono operai lavorare sulla via Garibaldi, discorso analogo per la pubblica illuminazione. E questo perché? Perché magari qualcuno è andato ad elemosinare con più insistenza qualcosa che in realtà è nostro diritto ottenere. Questa amministrazione – tuona Di Blasi – sta facendo rimpiangere il peggiore dei commissariamenti. Anzi ne approfitto per porgere pubbliche scuse ai colleghi che su mie insistenza, nel 2009 ma soprattutto nel 2010, hanno dato parere favorevole (ma non vincolante ndr), all’approvazione del bilancio preventivo, con grande compiacimento dell’assessore Miloro di fronte alla stampa. Questa volta però se Palazzo Zanca non garantirà per iscritto che il 30% delle risorse previste per il capitolo manutenzioni venga assegnato ai quartieri, che ovviamente agiranno d’accordo con i dipartimenti competenti, da parte nostra non ci sarà nessun benestare. Ognuno penserà al proprio orticello, tanto finiamo sempre a sbattere contro un muro di gomma».
Linea di pensiero condivisa anche dal presidente del V quartiere Alessandro Russo: «L’amministrazione non ha mai appoggiato questa linea di decentramento, ci sono delle precise responsabilità politiche – afferma Russo – Siamo quasi al terzo anno di mandato e se su questo fronte non siamo riusciti ad ottenere nulla non è certo per una nostra mancanza. Avevamo proposto un protocollo d’intesa fra dipartimenti e consigli circoscrizionali ma non siamo stati ascoltati. Sulla questione ci siamo impegnati direttamente con l’assessore regionale agli enti locali che infatti ha inoltrato al Comune una diffida per applicare la legge 22 e assegnare le deleghe (politiche sociali e culturali, anagrafe, manutenzione edilizia scolastica e impianti sportivi), ai consigli, ma nulla di fatto. L’assessore Mondello afferma che non ci sono gli elementi legislativi per potere dare seguito alla legge ma è una parziale verità: c’è il testo sull’ordinamento degli enti locali, c’è l’art 13 della 22/2008. La Regione non ha disposto una disciplina organica sul tema, ma può farlo il Comune. Se non raggiungiamo l’obiettivo entro la fine di questa legislatura, possiamo dire di aver fallito. Non può essere considerato un risultato il fatto di essere riusciti ad avere asfaltata una strada».
«Dobbiamo insistere ancora sull’applicazione di una legge che ci riguarda da vicino, perché non si parla più di deleghe ma di vere e proprie funzioni attribuite ai quartieri. I consigli devono essere interpellati», afferma Quero, che sul ruolo svolto dalle municipalità tira in ballo il ddl che modifica l’attuale legge elettorale, (approvato ieri dalla commissione affari istituzionali dell’Ars, in attesa della discussione in assemblea) e che prevede anche l’elezione diretta del presidente di circoscrizione «che diventerebbe una sorta di assessore sul territorio».
Tra i presenti c’è poi chi sostiene che per -fare decentramento-, è necessario andare oltre Palazzo Zanca, puntando direttamente all’assessorato regionale. Di questa idea il consigliere del III quartiere Alessandro Cacciotto: «L’assessore Chinnici si è mostrata disponibile quando è stata sollevata la questione del gettone di presenza, così come in occasione del primo incontro avuto nel capoluogo per discutere del problema di cui oggi ci troviamo a parlare. Se troviamo contro un muro di gomma non chiudiamoci nel nostro orticello ma andiamo a Palermo. D’altra parte – conclude – è difficile sperare di ottenere potere da coloro che se ne dovrebbero spogliare».
Le circoscrizioni viaggiano dunque compatte nella stessa direzione: un traguardo che sembra non conoscere colore politico, almeno a parole. Ed effettivamente potrebbe essere l’unica strada da seguire per dare ai rappresentanti di quartiere un’occasione di riscatto nei confronti di un elettorato sempre più sfiduciato dall’operato fin qui svolto dagli organi istituzionalmente più vicini al territorio. Ma le responsabilità, è giusto dirlo, così come le competenze, andrebbero “decentrate”, perché l’attuale empasse è anche frutto della volontà politica centrale.
«La gente purtroppo – afferma il consigliere della VI circoscrizione Giusy Feminò – ci considera dei parassiti anche perché non avverte nessun miglioramento nella vivibilità del territorio. Si parla tanto di contenere le spese, ma il problema non è certo il gettone di presenza. Se le circoscrizioni fossero più coinvolte si potrebbero evitare tanti sprechi e soprattutto effettuare interventi mirati, diversamente da come avviene ora».
Nella prossime settimana, dunque, i presidenti chiederanno al sindaco di essere ricevuti alla presenza di assessori e dirigenti per discutere in modo compatto e senza ulteriori rinvii della questione, dimenticando i “colori” non solo a parole anche nei fatti.
