Di seguito la testimonianza di chi rimpiange gli anni vissuti tra S.Saba, Ortoliuzzo e Calamona, -perle- abbandonate tra collina e mare
Quando si scrive, soprattutto se i problemi e le difficoltà rimangono immutate nel tempo, si rischia facilmente di scadere nella retorica, utilizzando frasi fatte e spesso banali. E nel caso di Messina la possibilità si presenta con estrema facilità. Basta dare una lettura veloce ai tanti articoli che denunciano la complicata condizione della città, per rilevare che le parole più utilizzate sono degrado, vergogna, abbandono, immondizia e altri “parenti prossimi” del termine. Ecco perché spesso decidiamo di lasciare la parola, anzi lo scritto, ai tanti cittadini, più o meno giovani, che attraverso il loro sguardo raccontano i tanti volti di Messina. Molti amano fare un passo indietro nel tempo e magari ricordare la città di un tempo, paragonando il vecchio al nuovo, vedendo cosa era meglio e cosa peggio.
In questo caso, come di seguito leggerete, -parla- una lettrice che decide di rispolverare le immagini e i momenti vissuti in una delle zone più belle dell’estesa provincia messinese, quella di Santo Saba, ma di cui oggi rimane ben poco. Un’area che la cittadina ritiene essere stata dimenticata ed abbandonata, senza sfruttarne a pieno le potenzialità. Di seguito dunque la “testimonianza ricordata” di chi invita i politici a non dimenticare che «la zona nord non si ferma a Torre Faro».
Sono cresciuta nella zona nord di Messina negli anni in cui, durante le afose serate di agosto, si poteva prendere un gelato nel barettino della meravigliosa pineta di Calamona, oggi ridotta a sterpaglie bruciate e a pini secolari prossimi alla morte. Tempi in cui si andava a fare il bagno a S.Saba ridente paese di pescatori . Ricordo l’emozione che provavo quanto sbucando dalle varie curve, arrivavo al ponte di Calamona e lo vedevo disteso ai miei piedi con una spiaggia bianchissima da far invidia alle spiagge caraibiche (a quei tempi molti di noi ne sconoscevano l’esistenza). Si andava alle montagne di sabbia altissime e bianchissime, e fra mare e spiaggia pulita passavamo le nostre estati.
Ancora oggi vi trascorro le mia giornate estive, ma l’incuria dei nostri amministratori ha rovinato quanto di bello il buon Dio ci aveva dato da conservare e tutelare. Spiaggia ridotta all’osso, barche, carrelli e trattori parcheggiati in ogni dove. Lungomare ridotto a una discarica, invaso da sabbia portata dalle varie mareggiate e mai rimossa, strade con buche sempre più grandi, alberi, i pochi rimasti, mai potati, aiuole destinate ad essere toilette per cani randagi e non. Insomma terra di nessuno.
Poi mi sposto a Torre Faro e il cuore mi si apre nel vedere quel bellissimo lungomare che guarda la costa calabra. Mi chiedo perchè si riduce un paesino bellissimo ad una pattumiera che ricorda alcuni villaggi del terzo mondo. Mi chiedo se i nostri amministratori non passino mai da qui, e se, nel caso in cui accada, abbiano mai provato vergogna nel vedere il degrado in cui versa questo tratto di costa bellissimo.
Cosa si può fare? Mancano pochi mesi all’estate mi auguro che il 2011 porti ordine e pulizia e che i nostri politici ricordino che la città non si ferma a Torre Faro e che esiste anche un piccolo paese che, se adeguatamente gestito, potrebbe ritornare agli antichi splendori per permettere a chi ne ha ancora voglia di trascorre delle vacanze serene.
