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2013 nero per il mondo del lavoro: un anno di vertenze, disperazione, lotta

Francesca Stornante

2013 nero per il mondo del lavoro: un anno di vertenze, disperazione, lotta

martedì 31 Dicembre 2013 - 13:29

Dalle vertenze che dipendono dalle difficili condizioni economiche di Palazzo Zanca a quelle della sanità, passando per i precari, il Teatro, le attività produttive che hanno chiuso battenti. Un 2013 che sul fronte occupazionale è meglio dimenticare.

Un altro anno difficile, scandito da proteste, manifestazioni, volti disperati e rabbia perché quando manca il lavoro manca tutto. Madri e padri di famiglia che hanno reclamato diritti e stipendi, che hanno raccontato che cosa significa vivere quando i soldi non arrivano per mesi, che hanno mostrato il dolore di chi il lavoro lo perde e non sa più che cosa fare per andare avanti in una terra che non offre nulla. Il 2013 lascia dietro di se ancora drammi occupazionali e vertenze irrisolte. Il 2013 ha lasciato partire sempre più giovani messinesi che hanno dovuto fare le valigie per andare a cercare lontano dallo Stretto quell’opportunità che qui non esiste più. La città in questo anno ha continuato a scontare la crisi che colpisce l’economia dell’intero Paese e del Mondo, con l’aggravante che da noi “si sente di più” perché partivamo già da una situazione non facile.

Nel 2013 delle vertenze impossibile non iniziare a ripercorrere ciò che è accaduto a tutti quei lavoratori che dipendono da Palazzo Zanca. Ci sono i servizi sociali che hanno vissuto un annus horribilis, soprattutto nei primi sei mesi targati dal commissariamento Croce. Non è facile dimenticare gli occhi di lavoratori e anziani, bambini e disabili che a marzo perdevano lavoro e servizi. Il commissario aveva detto stop a quasi tutto, per quasi due mesi non ci fu assistenza e non ci fu occupazione. Un anno segnato dal solito balletto delle proroghe, i nuovi bandi che ad oggi ancora non ci sono, gli stipendi in ritardo, la rivoluzione che si sperava arrivasse con l’amministrazione Accorinti. Ad oggi i servizi sociali sono ancora in regime di proroga perché per fare nuovi bandi serviva il bilancio. Fino a marzo si continuerà così. Poi si spera che davvero le cose cambino. Intanto ci sono lavoratori dei servizi sociali messinesi che sono fermi agli stipendi di luglio e agosto.

Anno da cancellare anche per l’Atm. Nel 2013 l’azienda trasporti è riuscita a toccare il punto più basso della sua storia mandando in strada una media di 15 mezzi al giorno. Occupazioni, sit-in, assemblee infuocate, per i lavoratori anche l’anno che stiamo salutando è stato un anno di passione. Si sono dovuti rassegnare a prendere gli stipendi sempre per ultimi, accumulando non meno di tre mensilità arretrate, hanno lottato per un’azienda più sana, più pulita, senza le logiche che l’hanno condotta allo sfascio. Il commissario Croce aveva messo in cantiere alcune iniziative per la trasformazione dell’azienda ma tutto è rimasto nei cassetti, l’amministrazione Accorinti ha subito voluto imprimere dei segnali di rinnovamento rimuovendo lo storico direttore generale Claudio Conte. Ma la strada all’Atm è tutta in salita. Ad oggi manca ancora un serio progetto di rilancio, ciò che non mancano sono i debiti. Proprio nei giorni scorsi una boccata d’ossigeno è arrivata dalla Regione che ha sbloccato parte dei finanziamenti arretrati ma se non si inizierà da subito a lavorare seriamente sul nuovo assetto non si andrà lontano.

Anche per Messinambiente la musica è stata più o meno la stessa. Per tutto l’anno il Commissario Armando Di Maria si è recato quasi ogni giorno a battere cassa a Palazzo Zanca, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti ha lavorato per 365 giorni quasi sempre in emergenza, con mezzi vecchi, guasti, con il fiato sul collo dei fornitori, con i lavoratori che ogni mese hanno proclamato scioperi per ottenere il salario. Adesso anche il Comune di Messina sta vivendo il passaggio dall’Ato alla SRR, si dovrà decidere cosa farne di Messinambiente e soprattutto dei suoi dipendenti. Si potrebbe revocare regime di liquidazione o in alternativa, pensare ad un nuovo soggetto, sempre pubblico, che vada a gestire questo servizio per la comunità messinese e in cui transiterebbero tutti i lavoratori. Ma si dovrà attendere il nuovo anno.

E’ stato l’anno del licenziamento per i 20 vigili contrattisti che a maggio hanno visto scadere il loro contratto e che, nonostante tanti impegni e rassicurazioni, sono rimasti senza lavoro e continuano ad aggirarsi tra i corridoi di Palazzo Zanca sperando di essere reintegrati. E ci sono anche gli ex Feluca che si occupavano dei servizi informatici per conto del Comune. Ad aprile il licenziamento era alle porte, hanno messo il consiglio comunale con le spalle al muro costringendolo a votare sulla famosa delibera con cui il Commissario Croce aveva bloccato l’iter di costituzione della New CO in cui tutti i 17 dipendenti sarebbero dovuti transitare. Alla fine il Consiglio ha scelto di provare a salvare i lavoratori ma dipenderà tutto dall’approvazione del piano di riequilibrio finanziario decennale. Senza quello inutile continuare qualsiasi valutazione.

Ancora in attesa di risposte anche i 20 ex Ferrotel. Li abbiamo visti occupare i binari della stazione centrale mandando in tilt la circolazione dei treni per intere mattinate. La Prefettura e la Regione hanno lavorato sodo per raggiungere un accordo con le Ferrovie dello Stato e restituire serenità a questi 20 lavoratori che avranno il sussidio di disoccupazione fino a febbraio.

Destino amaro per i 13 lavoratori della Fiera. Dopo un anno trascorso tra proteste e promesse oggi non sanno davvero che fine faranno. Dallo scorso maggio, da quando cioè l’Ente Fiera è stato posto in liquidazione, per gli ex dipendenti senza stipendi da marzo 2012 le cose si sono complicate ancor di più. Dovevano transitare nella Resais, “contenitore” regionale in cui sono stati trasferiti i colleghi della Fiera di Palermo. Per loro invece nulla. L’ente è stato sciolto, non ci sono prospettive, nonostante le rassicurazioni del Presidente della Regione Crocetta, il risultato è che 13 dipendenti non sanno ancora quale sarà il loro futuro. Si sono appellati ai deputati regionali, li hanno incontrati più volte, hanno protestato infinite volte, ma sono rimasti nel limbo.

Un 2013 da dimenticare per gli ex lavoratori del Cus che proprio poche settimane fa, dopo mesi di attesa e senza soldi, hanno scoperto di essere stati gli unici “tagliati” nel passaggio dal vecchio Cus Messina al nuovo Cus Unime. L’Università ha infatti fondato un Ente vergine sotto il profilo amministrativo, libero da debiti e da responsabilità, ma con “vecchie conoscenze” tra i soci fondatori e i componenti del neo consiglio direttivo. E i cinque milioni di debiti maturati dal vecchio Cus? I creditori aspetteranno. Ma soprattutto: i lavoratori?

Se il 2012 era stato un anno difficile, il 2013 che si è chiuso è stato un anno da dimenticare per il Teatro Vittorio Emanuele. Nonostante la nuova amministrazione comunale, dunque un nuovo Presidente, e la “cacciata” della vecchia gestione, oggi le cose purtroppo continuano a peggiorare. Al momento il Vittorio è un teatro solo di nome, nessuna stagione di prosa o di musica, nessuna programmazione, solo tanta amarezza per quel pozzo di cultura che la mala politica ha prosciugato nel tempo. A pagare sono stati ovviamente i lavoratori. dipendenti, tecnici, maestranze, vorrebbero capire quale sarà il loro futuro e soprattutto se questo teatro avrà un futuro. E ci sono sempre i famosi orchestrali che aspettano la stabilizzazione.

Fuori dai Palazzi la situazione non fa che peggiorare. Ad inizio anno bastava andare in via Bonino per incontrare i 41 ex lavoratori Triscele sotto un gazebo che era diventato casa. Avevano atteso con speranza la presentazione di quel piano industriale che la famiglia Faranda aveva promesso loro, invece arrivò il licenziamento. Si sono incatenati, hanno raccolto firme, hanno chiesto aiuto a tutti, si sono fidati delle promesse, soprattutto di quelle del presidente della Regione Rosario Crocetta. Pochi mesi fa hanno deciso di provare a buttarsi in una nuova avventura, uniranno le forze per diventare imprenditori e produrre una nuova birra che porti il nome di Messina. Per fare ciò la Regione aveva garantito aiuto e soprattutto una zona in cui far sorgere la nuova attività. Ma tutto tace.

Non è andata meglio ai 330 dipendenti dell’Aicon, la società che fino a pochissimi anni fa produceva yacht di lusso e aveva un giro d’affari milionario e che oggi non esiste più.. Anche per loro sono arrivati i licenziamenti, anche per loro nel 2013 ci sono state lunghe giornate trascorse in presidio permanente davanti Palazzo dei Leoni per provare a svegliare la politica rimasta con le mani in mano mentre loro erano con gli ufficiali giudiziari alla porta e pronti a vendere le loro case finire all’asta in Tribunale. Oggi sono in mobilità.

Si è chiusa nello stesso modo anche la vertenza dei 26 lavoratori della Sicilia Limoni, l’azienda di via Nuova Panoramica dello Stretto che produceva estratti dagli agrumi. Erano andati in ferie nel periodo natalizio e il loro 2013 iniziò nel peggiore dei modi: con le lettere di licenziamento. L’azienda aveva deciso di delocalizzare la produzione fuori dall’Italia, per giorni sono stati davanti i cancelli di quello che era il loro stabilimento. E’ finita con il licenziamento e con la chiusura di un’altra delle poche attività che erano rimaste.

Anche la sanità privata ha regalato diverse vertenze. Ci sono i 53 lavoratori della Clinica Santa Rita che, a seguito del fallimento dell’Ati Hospital, sono da quasi un anno senza stipendio. Se tutto dovesse andare per il verso giusto, la Santa Rita potrebbe essere acquisita dalla Clinica Carmona. Fondamentale, però, affinché la trattativa vada in porto, è che l’Asp chiarisca chi, tra l Santa Rita e l’Ati Hospital, sia titolare dell’accreditamento regionale. C’ anche il caso Teseos che tiene banco ormai da diversi anni e che nel 2013 è giunto ad una svolta dopo mesi di occupazioni e proteste da parte dei lavoratori. Lo scorso 26 novembre è stata espletata la gara per la vendita del 51% delle quote dell’Asp dalla società SSR, ad acquisirle il consorzio Sisifo che inizierà ad operare dal prossimo1.luglio. I principali nodi da affrontare nel 2014, riguardano dunque la prosecuzione del servizio di cui l’Asp deve farsi garante in attesa dell’avvio dell’attività da parte di Sisifo e il riassorbimento dei lavoratori delle tre cooperativa in SSR. Un fronte che dunque resta aperto.

Sicuramente questo elenco potrebbe continuare. Speriamo di poter raccontare un lieto fine il prossimo anno e lasciamo andare questo 2013 conservando la voglia di lottare e la grande dignità che i lavoratori messinesi hanno dimostrato di avere. Un augurio poi ai tanti senza nome e che ogni giorno combattono per portare a casa stipendi da fame, a chi non sa se domani potrà ancora contare sul suo posto e a chi un lavoro non ce l’ha più o non riesce a trovarlo. Non perdiamo la speranza.

Francesca Stornante

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2 commenti

  1. Basta con il lavoro assistito! Che fine hanno fatto le iniziative per il parco commerciale a larderia ? E l autorità portuale perché non accelera per la logistica per i container. ?.e aree per nuove attività artigianali ? E promozione del territorio per nuovo commercio e intrattenimento…pensiamo a nuove opportunità basta con le liste dei defunti.

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  2. Come si fa ad includere i sussidiati dell’Ente Fiera tra i lavoratori?
    Come si fa a pretendere diritti per i precari che altro non sono che raccomandati con sussidio incompleto, quale concorso hanno vinto? A loro fa ancora male il sedere per le pedate che hanno ricevuto, restano sempre dei beneficiati senza merito da una città che offre 500 euro mensili anche a chi vince il primo premio mondiale su una ricerca di interesse, appunto, mondiale, e che sberleffa Preside di Facoltà e Rettore.
    Siamo una città di sussidiati schiavi dei politici e politicanti da quattro soldi.
    I sussidiati pubblici abbandonino uncinetti (donne) e cruciverba (uomini) si adoperino affinchè i politici azionino le leve necessarie per creare lavoro e non sussidio,purtroppo nè gli uni nè gli altri sono capaci di fare alcunchè lasciando come unica soluzione a chi crede di valere qualcosa un trasferimento, ai restanti una spugna dove intingere la lingua per continuare a leccare.

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