Il sindacato chiede un tavolo permanente per non sprecare le risorse Pnrr
Il 52% del territorio messinese è costituito da aree interne (56 Comuni su 108), che vivono condizioni di isolamento e fragilità che nel tempo hanno prodotto spopolamento ed invecchiamento della popolazione: da qui parte il rapporto della Cgil Messina sulle Aree interne, realizzato dalla Cgil Messina e presentato oggi nella sede del sindacato. Un documento di analisi e proposte per rivitalizzare importanti realtà dell’area metropolitana di Messina, con un focus su progetti e risorse per incidere sulle condizioni di vita, di lavoro, di sviluppo.
L’allarme della Cgil sul declino demografico
“Vari fattori hanno inciso negativamente nello sviluppo di un territorio con ricadute pesanti nella garanzia dei diritti, lo Stato non può abdicare al suo ruolo di garante di questi diritti – evidenzia il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – Negli anni queste aree sono state abbandonate al loro destino senza un’azione efficace o strategie incisive d’intervento che potessero invertire la rotta, soprattutto sul tema dello spopolamento, che rappresenta uno degli elementi più impattanti negativamente per queste comunità”. La Cgil Messina si rivolge a tutti gli attori istituzionali, economici e sociali del territorio, per attivare un percorso che dia valore ad aree preziose della provincia. “Sulle tematiche esposte nel report – dice Patti – pensiamo sia importante aprire da subito questo dialogo di discussione e su questo proseguirà il lavoro di analisi e proposte della Cgil. È necessario non sprecare le risorse a disposizione a valere sul PNRR e degli altri fondi italiani ed europei, ma per fare questo bisogna sostenere i comuni e allargare la platea dei soggetti interessati dai processi decisionali”.
I dati dello spopolamento e la strategia necessaria
“Questo rapporto – dichiara la segretaria confederale della Cgil Messina, Stefania Radici, che ha curato lo studio – nasce per dire che il declino di queste terre non è frutto di un destino cinico e baro. Negli anni la politica si è disinteressata alla cura del territorio, alla cura del patrimonio artistico e culturale, alle attività produttive di quei luoghi, ai diritti delle persone che vi abitavano e ha lasciato che piano piano quelle aree si svuotassero, si spopolassero”. “Ad oggi – sottolinea la segretaria Cgil Messina entrando nei contenuti del rapporto – vi vive il 22% della popolazione, che in 10 anni è passata da quasi 146 mila a poco più di 133 mila. Meno abitanti significa meno servizi, sia pubblici che privati: meno presidi sanitari, meno scuole, filiali bancarie, filiali postali, esercizi commerciali, ma anche meno servizi di trasporto, meno attività produttive, meno lavoro. Un circolo vizioso, uno spopolamento che produce ulteriore spopolamento. Ma questo declino non è inesorabile e irreversibile. Per risalire la china, bisogna avere una strategia. A questi territori – osserva Radici – non servono o comunque non sono risolutivi, interventi episodici e una tantum, servono interventi integrati, che incidano sulla struttura dell’economia e della società, interventi che guardino ai bisogni di chi vi abita e di chi potrebbe venire ad abitarci (non dimentichiamoci che sono molti giovani con il lavoro da remoto, decidono di rientrare nei paesi di origine). E quindi in primis, strutture e servizi per il benessere della popolazione di tutte le fasce di età e di tutte le condizioni, e poi ripensare la propria economia, cogliendo le sfide della transizione ecologica e digitale, riconoscendo e valorizzando le risorse, materiali e immateriali, naturali e antropiche, di cui dispone il territorio nella sua interezza, nell’area, non nel singolo comune, promuovere reti tra imprese, aggregazioni e collaborazioni e favorire i processi con le necessarie politiche e misure: spazi, servizi, collegamenti, formazione, promozione, risorse finanziarie. Un processo di rinascita che richiede una collaborazione tra i comuni e la partecipazione delle comunità”.
Le aggregazioni territoriali e i numeri della crisi
Secondo la Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), i Comuni delle Aree interne ricadenti sul territorio di Messina afferiscono a 4 aggregazioni territoriali: 1. Santa Teresa di Riva – Valli Joniche; 2. Nebrodi; 3. Etna-Nebrodi-Alcantara (interprovinciale con Catania); 4. Isole Minori (nazionale).
Le maggiori sfide sono demografiche e sociali, queste aree hanno subito un isolamento economico e sociale, con un decremento demografico di 12.445 unità dal 2013 al 2023. La principale sfida è legata allo spopolamento, connesso a bassa natalità e flussi migratori in uscita, non compensati dalla presenza straniera. I comuni delle Aree interne appaiono sempre più svuotati, in una frattura evidente coi territori centrali. È andata aumentando la presenza di anziani in rapporto ai giovani: l’indice di vecchiaia è pari a 279,43%, a significare che ci sono circa 280 over 65 ogni 100 under 15. Solo in un comune si registra un’alta incidenza di stranieri: si tratta di Floresta, in cui costituiscono il 7,4% della popolazione residente. Si registra una marginalizzazione economica, con un tasso di disoccupazione alto. Il mercato del lavoro nelle aree interne è caratterizzato da occupazione povera e una forte presenza di microimprese.
Le risorse straordinarie del Pnrr e dei Fondi europei
Mentre le risorse ordinarie, nazionali o proprie dei comuni vanno a diminuire (il piano SNAI riconosce il finanziamento di 4 milioni solo ad 1 delle 4 aree interne della provincia, Etna-Nebrodi-Alcantara, interprovinciale con Catania; le risorse per le politiche sociali sono sempre di meno) le risorse, quelle straordinarie (PNRR e fondi strutturali in primis) ci sono, sono a termine (il PNRR scade a giugno 2026), dovrebbero essere addizionali, ma di fatto sono maggioritarie. Vanno utilizzate bene e non vanno sprecate, non bisogna spendere per spendere, ma spendere per produrre un cambiamento migliorativo delle condizioni di vita e di lavoro nel territorio, non per interventi tampone o episodici.
A valore sul PNRR, ci sono circa 314 milioni di euro di risorse localizzate sui Comuni delle nostre Aree interne:
- AI Santa Teresa di Riva – Valli Joniche: 40.766.517 euro (per 233 progetti)
- AI Nebrodi: 166.046.369 euro (per 733 progetti)
- AI Etna – Nebrodi – Alcantara (solo comuni messinesi): 18.948.059 euro (per 112 progetti)
- AI Isole Minori (solo comuni messinesi): 87.876.026 euro (per 153 progetti)
Le missioni riguardano: digitalizzazione (M1), transizione ecologica (M2), istruzione e ricerca (M4), coesione e inclusione (M5), e Salute (M6), con progetti fondamentali come il Piano asili nido e la creazione di Case e Ospedali di Comunità.
Anche il Fondo europeo di sviluppo regionale 21/27 della Sicilia destina risorse territorializzate allo sviluppo sociale, economico ed ambientale integrato delle Aree interne. In tutto circa 110 milioni.
- AI Santa Teresa di Riva delle Valli Joniche: 25.535.650 euro (85% delle risorse a disposizione) + 4.506.291 euro (il restante 15%, da ripartire con l’attivazione della dimensione programmatica);
- AI Nebrodi 37.462.011 euro (85%) + 6.610.943 euro (restante 15%)
- AI Etna- Nebrodi- Alcantara: 30.484.361 euro (85%) + 5.379.593 euro (restante 15%)
Il Fondo Sociale Europeo così come il Feasr prevedono importanti finanziamenti sulle aree interne della Sicilia, per ripopolare i borghi, ridare vita a case e terre abbondonate, recuperare spazi a fini sociali ed economici.
Serve un cambio di metodo e filiere di qualità
Bisogna intervenire sul metodo e sul merito delle azioni, con l’obiettivo di rispondere ai bisogni e valorizzare risorse e potenzialità dell’area. La Cgil Messina rileva, come bisogna istituire una governance integrata e partecipata con un coordinamento stabile tra amministrazioni a tutti i livelli, con il coinvolgimento strutturato del partenariato economico e sociale al fine di orientare i programmi e le politiche verso obiettivi condivisi e far convergere le risorse ordinarie e straordinarie sugli stessi in modo coerente, addizionale e complementare. Guardare alle risorse e alle potenzialità per aumentare il valore aggiunto della nostra economia delle aree interne, che è basso troppo basso, perché deriva da settori che non producono ricchezza e occupazione. E per farlo, bisogna accompagnare reti e aggregazioni di imprese per costruire filiere: agganciare alla produzione di prodotti di alta qualità, che deve essere sempre più sostenibile, in chiave rigenerativa, i processi di trasformazione e distribuzione. Abbiamo prodotti di altissima qualità che però non riescono ad avere quei mercati che altri prodotti in altri territori hanno. E bisogna favorire la costruzione di sistemi integrati guardando all’intera area e non al singolo bacino, dalla costa all’entroterra, e valorizzare le risorse, gli attrattori, le specificità dell’area (naturali, ambientali, culturali, artigianali, enogastronomici), con servizi di mobilità sostenibile, di ricettività, di marketing, di accessibilità e fruizione di tali beni. Quando si parla di turismo ad esempio, in territori dove ad oggi è giornaliero, i comuni devono lavorare insieme agli operatori economici e sociali del territorio per valorizzare in maniera integrata tutte le sezioni del territorio. Solo così si può diversificare l’offerta e allungare i tempi di permanenza di visitatori e turisti. I territori non devono essere in competizione tra loro, ma devono collaborare tra loro mettendo a valore e patrimonio comune le risorse.
L’analisi sui settori produttivi
Per il settore primario, l’agricoltura è un settore che è sempre stato rilevante per le aree interne data l’ampiezza della superficie agricola e la qualità dei prodotti agricoli, alcuni tutelati da marchio Dop e Igp (provola dei Nebrodi, salame Sant’Angelo, vino mamertino, olio valdemone etc) uliveti e frutteti, Tuttavia, molte aree coltivate sono in contrazione, sempre più terre vengono abbandonate. E tutto questo ha delle ricadute non solo sulle produzioni, ma anche sulla cura e la manutenzione del territorio, con conseguenze sul dissesto idrogeologico ed i rischi legati agli incendi. Nel settore secondario, a prevelare è il comparto delle costruzioni la cui crescita è legata soprattutto a misure straordinarie, quali bonus, superbonus e Pnrr destinate a finire. Ci sono poche imprese manifatturiere (materiali da costruzione, tessili, agroindustria), a Mirto (tessile, attrezzature per l’edilizia, elettronica aziendale), Torrenova (agroindustria, materiali da costruzione) Sinagra (agroindustria, materiali da costruzione) e San Marco d’Alunzio (tessile, impiantistica), le ceramiche artigianali di Santo Stefano di Camastra. Si sono perse, nel processo di desertificazione nei comuni, imprese importanti nel tessile, nel settore della gomma-plastica. Nel terziario, a incidere è il commercio, (anche qui settore fragile, soprattutto se consideriamo la diminuzione della popolazione e l’aumento delle povertà connesso a disoccupazione e lavoro povero). Il Turismo, nonostante siti archeologici, siti religiosi, architetture storiche, beni culturali tutelati (Naso, Rocca d’Almo, Sant’Agata di Militello, San Marco d’Alunzio, Tusa con le cappellanie e il castello di San Giorgio, Francavilla che appartiene al parco Naxos Taormina, tanti comuni con la Bandiera Blu, parchi naturalistici come il Parco dei Nebrodi, dell’Etna, dell’Alcantara), è prevalentemente giornaliero. Ci sono pochi servizi che qualifichino e diversifichino l’offerta. I servizi ricettivi, più che altro concentrati sulle coste (Sant’Agata, Santo Stefano e Capo d’Orlando, Santa Teresa di Riva e Roccalumera o nelle Isole Eolie).
Esempi positivi e l’iniziativa di domani
Il rapporto si chiude con alcune buone pratiche ed esperienze di ripopolamento e rivitalizzazione delle aree interne del paese: i progetti di accoglienza e inclusione lavorativa di migranti e richiedenti asilo in servizi per la cura dell’ambiente e della persona; le iniziative per accompagnare l’imprenditoria femminile e al contempo favorire la conciliazione attraverso servizi di assistenza all’infanzia; le esperienze di comunità energetiche in cui i ricavi sono stati investiti in manutenzione del territorio, in servizi di welfare per la cittadinanza o nell’avvio di piccole iniziative imprenditoriali; le esperienze di agricoltura sociale che hanno dato lavoro in terreni abbandonati o pubblici a persone in condizione di vulnerabilità (giovani inoccupati o persone con disabilità), hanno riattivato produzioni tipiche e hanno consentito l’apertura di nuovi canali di vendita e distribuzione. Venerdì 21 novembre, nel palazzo Cupane del Comune di Mirto si svolgerà un’iniziativa, con la Federazione dei lavoratori dell’agroindustria, sulle sfide da affrontare in agricoltura e nella forestazione nelle Aree interne. Due settori che rappresentano una risorsa per il territorio, cogliendo opportunità di rilancio.
