La strage dei nani da giardino e il Fronte di liberazione delle bambole di pezza

La strage dei nani da giardino e il Fronte di liberazione delle bambole di pezza

Rosaria Brancato

La strage dei nani da giardino e il Fronte di liberazione delle bambole di pezza

domenica 09 Giugno 2013 - 06:53

Il nuovo spot dell'Ikea causa la protesta di famiglie e associazioni che si rivolgono all'Authority a difesa dei nanetti da giardino. E' triste una società dove lo strapotere della pubblicità crea un sistema che fa indignare per la "strage" di pupazzi di ceramica e non fa alzare un dito per la violenza visiva e costante dell'umiliazione delle donne nelle pubblicità. Nessun fronte difende Biancaneve.

Tiene banco in questi giorni una polemica da “favola”: la rivolta per difendere i nani da giardino dallo sterminio operato dall’Ikea. Il nuovo spot dell’azienda infatti racconta la storia di una giovane coppia che decide di mettere in giardino i nuovi mobili, causando la ribellione dei tipici nanetti utilizzati per ornare la parte esterna delle ville. In verità i “primi” ad ingaggiare la lotta per la difesa del territorio sono proprio loro, i pronipoti di Eolo e Gongolo che organizzano una vera e propria rappresaglia contro la famigliola. Alla fine, tra trappole, assalti all’arma bianca, guerriglia tra cespugli e il barbecue avranno la meglio gli umani e potranno sistemare le sedie dell’Ikea nel giardino. La cosa non è andata giù ai telespettatori che hanno inviato una lettera indignata all’Authority inglese chiedendo di bloccare lo spot “perché non idoneo alla visione per un pubblico infantile perché potrebbe incoraggiare comportamenti violenti e anti-sociali”. A seguire sono arrivati gli esperti, il Fronte per la liberazione dei nani da giardino e le associazioni che hanno denunciato casi di stress durante la visione dello spot, ma l’Autorità per la correttezza dell’informazione pubblicitaria non ha ritenuto che ci siano gli estremi per l’invito alla violenza. L’Ikea, per voce del responsabile del marketing ha rassicurato tutti ironicamente spiegando che “nessun nano da giardino ha subito violenze durante le riprese perché sono state utilizzate coraggiose controfigure”. Ho visto lo spot e la prima riflessione che mi è venuta in mente è che la gente non ha proprio niente da fare se siamo arrivati al punto di perdere tempo prezioso per scrivere lettere e lottare contro una banalità simile. Mi sono chiesta perché la stessa indignazione non ha scosso l’animo sensibile delle famiglie di fronte alle pubblicità che riguardano le migliaia di tragedie reali del mondo al punto da spingerli a prendere carta e penna per denunciare queste vergogne al governo o mettere mano al portafoglio non per pagare l’avvocato contro l’Authority ma per contribuire alle iniziative benefiche che lottano per difendere esseri umani di carne e sangue. Ognuno ha le sue priorità ed evidentemente se Pisolo viene cacciato fuori di casa c’è chi si indigna più che per i bambini brasiliani massacrati dai pedofili. Abbiamo perso il senso della misura. Questa vicenda fa comprendere il potere della pubblicità che rischia di superare quello dell’informazione e della ragionevolezza. Guardando lo spot non mi sono stressata. Mi sono chiesta però che razza di genitori sono quelli che non vogliono che i propri figli guardino la lotta della coppia contro i pupazzi di ceramica ma restano indifferenti di fronte non solo ai cartoni animati giapponesi dove anche per dire buongiorno al vicino di casa esci una sciabola e ingaggi un duello, ma ogni singolo prodotto viene reclamizzato con un sedere. Lo strapotere della pubblicità crea modelli culturali e di comportamento. Negli anni ’60 in televisione venivano programmati corsi di alfabetizzazione. Agli italiani venivano spiegate le regole della grammatica, venivano impartite le basi per dominare il linguaggio. Insomma era una funzione educativa. Anche oggi la tv ha lo stesso potere, moltiplicato per via della diffusione, ma ha smarrito la funzione. A volte penso che questo potere ipnotizzante venga utilizzato non per educare a pensare con la propria testa ma per conformare e drogare le nuove generazioni. Se mentre una famiglia è a tavola e vede lo spot sui bambini del terzo mondo e quello sull’Ikea e decide di ribellarsi al secondo per impedirne la proiezione, allora vuol dire che il sistema è colpito di un male terribile: l’indifferenza. Se pochi minuti dopo la pubblicità dei nanetti va in onda il solito programma con le solite vallette mute-nude, il talk show con la finta spalla nuda e che non fa domande, gli spot della carta igienica con la donna sempre nuda e la famigliola felice non batte ciglio, allora forse dovremmo fermarci e chiederci quali modelli vogliamo per le future generazioni. Se cresci pensando che il padreterno ha mandato la donna per tuo uso e consumo personale, una specie di bambola che anche alle temperature più rigide non ama indossare gli slip figurati le calze di lana, che sorride alle tue battute più idiote, che va in visibilio per una borsa e il suo unico obiettivo di vita è un rossetto che duri nei secoli , nel momento in cui ne hai una davanti in carne e ossa e ti dice no, perdi le coordinate del tuo sistema comportamentale e non sai più come reagire. Se allevi intere generazioni di adolescenti al modello di un suppellettile con la gonna (anzi, senza) crederanno che sia l’unico modo per essere al mondo e si comportano di conseguenza. Poi la ragazzina reale dice no, e lui prima la uccide e poi la brucia. Perché con gli oggetti si fa così. L’altro giorno pensavo a Carolina, la quattordicenne che si è suicidata vittima di cyberbulli che avevano messo in rete alcune sue immagini mentre la molestavano. Il problema è questo, la tv ha ancora funzione educativa, “forma” le coscienze e i modelli comportamentali. Ma si è smarrita la bussola, manca un’educazione ai sentimenti, alle relazioni umane. Ha ragione la presidente della Camera Laura Boldrini quando, nel parlare di violenza alle donne, mette l’accento anche su questi aspetti. Quando ho visto il video di Lorella Zanardi “Il corpo delle donne” mi sono stressata molto più che nel vedere lo spot dell’Ikea, perché c’era molto più violenza in quelle immagini che non nella pubblicità dei mobili dai giardino. In questi anni di femminicidi è l’essere donna in quanto tale che viene presa di mira perché non corrisponde all’idea che l’uomo si è fatto. Se improvvisamente Mammolo si anima e si ribella alla tua decisione di sostituirlo con un tavolino di plastica, il proprietario del nanetto si spaventa e lo scaraventa sulla staccionata del giardino mandandolo in pezzi. Perché non si è mai visto Mammolo con un’anima e un pensiero suo. Sta succedendo lo stesso. Se quello che credi un oggetto si anima, si ribella, difende la sua vita, ti spaventi di questa sua libertà. Con la differenza paradossale che in questa assurda società esiste il Fronte per la liberazione dei nani da giardino, ma non c’è nessuna associazione che si è rivolta mai all’Authority per la difesa e liberazione delle bambole di pezza. Restando in tema di fiabe, tra l’altro, vorrei ricordare che la protagonista è Biancaneve, e non i sette nani. E che la strega uccide lei, mica Dotto.

Rosaria Brancato

2 commenti

  1. “A volte penso che questo potere ipnotizzante venga utilizzato non per educare a pensare con la propria testa ma per conformare e drogare le nuove generazioni”
    Un eufemismo sicuramente… perché il compito della televisione è omologante e conformante fin dal suo apparire. “Anestetizzante per coscienze” senza scopi terapeutici ma solo con effetti collaterali.
    Strano che con tanta violenza nei programmi per bambini ci si preoccupi della strage dei nani da giardino. La televisione ha fagocitato i bambini da un bel pezzo, tanto che ormai li si tira in ballo solo per questioni orrende e mai normalmente.
    Il bambino viene picchiato dalle maestre.. i bambini delle favelas preda di pedofili, ma anche di cacciatori di organi di ricambio, i bambini gettati dalle madri dal balcone, o nel cassonetto, o addirittura in bagno appena partoriti, i bambini dimenticati nelle auto, quelli investiti in retromarcia, addirittura i bambini violentati dai nonni.
    Queste notizie non generano stress nei telespettatori? e di più non generano paure e turbe mentali nei bambini?
    Dietro il fronte di liberazione dei nani potrebbe esserci il desiderio di “bambini cresciuti” di voler recuperare una qualche forma di innocenza?
    Ma se i nani si fossero chiamati “storpiolo”, “disabilo” o “downlolo”?
    Ma non è pericoloso parlare di nani quando ci sono elezioni?

    0
    0
  2. Fabio Costantino 9 Giugno 2013 17:56

    << Quelli che provengono dall'infinito e vi fanno ritorno senza aver assaporato nessuna delle verità dell'esistenza, non sanno che cosa sia l'angoscia di una donna quando il suo spirito e' sospeso tra l'uomo che il Cielo ha stabilito che amasse e quello che le leggi degli uomini le hanno imposto. E' una catastrofe scritta con il sangue e le lacrime delle donne>> Khalil Gibran
    Le parole di Gibran siano il manifesto per una vera rivoluzione contro l’egoismo,l’indifferenza e l’indolenza; l’occasione, per la mascolina vergogna, di morire tra le braccia della gratitudine per tutto ciò che e’ ‘donna’.

    0
    0

Rispondi a giacomoprimo Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED