Tari 2019, va in fumo anche il secondo round. Tiene banco il caso esenzioni - Tempo Stretto

Tari 2019, va in fumo anche il secondo round. Tiene banco il caso esenzioni

Francesca Stornante

Tari 2019, va in fumo anche il secondo round. Tiene banco il caso esenzioni

giovedì 28 Marzo 2019 - 07:30
Tari 2019, va in fumo anche il secondo round. Tiene banco il caso esenzioni

Ieri sera il consiglio è tornato in aula dopo il rinvio di lunedì per la Tari e il piano finanziario da 46,3 milioni dei rifiuti messinesi

Anche il secondo round della Tari è finito con un nulla di fatto. Ieri sera il consiglio comunale è tornato in aula per riprendere la discussione lì dove si era interrotta lunedì sera (VEDI QUI). Sui banchi dell’aula ancora il Piano finanziario dei rifiuti per il 2019, il documento che fissa a 46,3 milioni di euro il costo della gestione della spazzatura messinese per quest’anno e che rappresenta la base della tassa rifiuti che i messinesi dovranno pagare nei prossimi mesi.

Un provvedimento vitale per MessinaServizi, che ha basato tutti i suoi progetti per la differenziata su questo piano finanziario. E una votazione che rischia di avere tempi sempre più stretti, perché l’approvazione deve arrivare entro il 31 marzo, altrimenti resteranno in vigore le tariffe dell’anno scorso, che a loro volta erano quelle del 2017. Ed è un’ipotesi che l’amministrazione De Luca e la governance di MessinaServizi non possono permettersi perché è totalmente scollata da quelli che sono i piani per la gestione dei rifiuti.

Questo però non ha messo sotto pressione l’aula. Almeno durante queste prime due sedute. La prima si era chiusa con una richiesta di rinvio da parte dell’assessore Dafne Musolino nel momento in cui si era compreso che non ci sarebbero stati i numeri per votare. Ieri sera invece proprio sul numero legale si è infranta la strada del piano finanziario e della Tari: prima ancora di arrivare a qualunque votazione, la richiesta di verifica del numero legale ha mandato in fumo la seduta. In aula erano solo in 16 e dunque tutto rinviato a domani.

Il caso esenzioni

A tenere banco anche ieri sera, la questione legata alle riduzioni e alle esenzioni per le fasce deboli. Un’opportunità che quest’anno l’amministrazione e MessinaServizi hanno eliminato totalmente. Nel piano finanziario non c’è un euro destinato a ridurre la Tari per le famiglie indigenti o con disabili. I consiglieri comunali di LiberaMe avevano provato a proporre tre emendamenti che potessero prevedere degli sgravi per associazioni che si occupano di disabili e famiglie con un reddito Isee inferiore a 10mila euro annui e con un disabile al 100%. Ma avevano ottenuto i pareri contrari dei dirigenti e il no dell’assessore Musolino.

I consiglieri ci riprovano

Così ieri ci hanno provato portando in aula altri due sub-emendamenti che addirittura fanno i conti di quanto servirebbe per garantire queste agevolazioni. La cifra che hanno conteggiato è davvero poco impegnativa, ma darebbe risposte a chi vive in condizioni di disagio. Nello specifico hanno proposto di destinare 25 mila euro agli sgravi per le associazioni e 50 mila euro per le famiglie in quelle particolari condizioni, da prevedere attraverso una variazione di bilancio. Ma anche su questi due sub-emendamenti sono scattati i pareri contrari.

Il consigliere Massimo Rizzo ha dunque incalzato l’amministrazione: «Avevate detto che le agevolazioni non erano previste perché erano state inserite per il baratto amministrativo. Ma da questo piano non risulta nessuna copertura finanziaria neanche per il baratto amministrativo». In pratica un piano che non prevede agevolazioni per nessuno. Considerato anche che non può essere certo il baratto amministrativo l’unica ipotesi per ottenere delle riduzioni sulla Tari, soprattutto quando si parla di fasce deboli. 

Cade il numero legale

Alla fine però non si è giunti a nessuna conclusione. In aula erano troppo pochi ed è stato tutto rimandato di 24 ore. Intanto il 31 marzo è alle porte. A meno che nel frattempo dal Governo non arrivi una proroga del termine per l’approvazione dei bilanci, dunque anche delle tariffe Tari. Un’ipotesi che regalerebbe un altro mese di tempo.

Francesca Stornante

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