Adriana Mangano, la ricerca di un immaginario - Tempo Stretto

Adriana Mangano, la ricerca di un immaginario

Domenico Colosi

Adriana Mangano, la ricerca di un immaginario

giovedì 26 Aprile 2018 - 07:40
Adriana Mangano, la ricerca di un immaginario

Intervista alla ventiseienne regista messinese in attesa del debutto di Kean, in scena il 28 e il 29 aprile al Clan Off

“Mi chiedo spesso: Messina possiede tutti gli strumenti per nutrire culturalmente i suoi cittadini?”. Rigorosa, morsa da una curiosità onnivora, Adriana Mangano si appresta a debuttare al Teatro Clan Off con Kean, storia di un’ossessione che divora il quotidiano, sfida di un individuo contro le maschere vere o presunte che il destino affida all’uomo. Sul palco l’attore messinese Alessio Bonaffini per la seconda direzione della giovanissima regista, già applaudita nel 2017 a Lipari per l’adattamento del Sogno di un uomo ridicolo di Dostoevskij con Gabriele Furnari Falanga.

Attrice e aiuto regista di Roberto Bonaventura (per Beckett Catastrophe e Il guardiano), Adriana Mangano ha intrapreso da qualche anno un percorso personale per una rivisitazione in chiave moderna dei classici: “Vorrei liberarmi dalla dittatura del testo. Anche per Kean ho lavorato nell’ambito di una riscrittura svincolata dalle parole di Raymund FitzSimons, confrontandomi soprattutto con l’adattamento italiano firmato da Gigi Proietti. Immagino una regia libera da condizionamenti di sorta e da passaggi obbligati: ho elaborato con Alessio Bonaffini un Edmund Kean dilaniato nel suo rapporto tra vita e arte, aspirazioni e realtà; in scena un attore che racconta un attore in un continuo sovrapporsi di dimensioni, con ingressi e passaggi sotterranei da una realtà all’altra”. Una relazione con il teatro quasi simbiotica: “Ho iniziato a interessarmene al DAMS, poi ho preso parte ad ogni tipo di laboratorio disponibile, compresi quelli forse decisivi con Alfonso Santagata. Dunque ho provato ad avvicinarmi alle maggiori esperienze cittadine, senza mai trascurare nulla: l’incontro con Bonaventura mi ha indirizzato verso la regia, un percorso che vorrei sviluppare indipendentemente dalle mie aspirazioni da attrice. Con Simone Corso abbiamo ragionato sulla possibilità di strutturarci in un progetto a lunga gittata; allo stesso tempo penso di dover ancora alimentare il mio immaginario con nuovi incontri e nuove visioni, collaborando con realtà al momento aliene al contesto messinese. Se il maggior teatro cittadino si è ormai orientato su una politica prettamente commerciale, i privati hanno elaborato nel frattempo un tentativo di rinnovamento culturale per la formazione di un nuovo pubblico. Proposte innovative come quella di Roberto Latini a Messina trovano spazio solo nel circuito off. In termini generali si rischia l’immobilismo”.

Nel suo futuro Adriana Mangano vede ancora un dialogo con i classici della letteratura: “Non ho mai smesso di approfondire Dostoevskij, probabilmente tornerò nel prossimo futuro sui temi dell’autore russo. Mi piacerebbe anche realizzare qualcosa a partire dagli Indifferenti di Moravia, ma il lavoro è ancora nella sua primissima fase. A luglio comunque sarò impegnata in Emilia-Romagna presso la Corte Ospitale per la preparazione dello spettacolo X di Alistair McDowall per la regia di Simone Corso; con me ci saranno anche gli attori Francesco Natoli, Eugenio Papalia, Celeste Gugliandolo e Angelo Campolo”. Prima il debutto di Kean, in scena al Clan Off il 28 (ore 18.30 e 21.30) e il 29 aprile (ore 18.30): “La condanna di Arlecchino per un uomo che sogna Shakespeare, una lotta isolata contro il mondo intero per realizzare i propri desideri. Si tratta, del resto, del sogno di tutti noi teatranti, pronti a sacrificare la vita reale per quella che spesso viene considerata una pretesa effimera. Una brama senza fine”.

Domenico Colosi

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