Intervista a Ottavia Piccolo in scena al Vittorio Emanuele con -La commedia di Candido- di Stefano Massini

Intervista a Ottavia Piccolo in scena al Vittorio Emanuele con -La commedia di Candido- di Stefano Massini

Intervista a Ottavia Piccolo in scena al Vittorio Emanuele con -La commedia di Candido- di Stefano Massini

giovedì 25 Febbraio 2010 - 20:21

Ha 60 anni Ottavia Piccolo. E’ nata a Bolzano e fa teatro da 50 anni. Da quando all’età di 10 anni nel ruolo d’una bambina sorda e muta debuttò accanto ad Anna Proclemer in “Anna dei miracoli” con grande successo. Da allora ha lavorato con i più grandi registi, da Strehler a Visconti, Ronconi Squarzina, Castri e tantissimi altri, interpretando sempre personaggi di rilievo. Come questa sua fregolista Augustine de “La commedia di Candido” del 34enne Stefano Massini con la regia di Sergio Fantoni, in un ruolo di donna scafata a metà strada fra Mirandolina e Mata-Hari, al soldo di D’Alambert e Diderot per scoprire a casa di Rousseau e di Voltaire quali scandalosi argomenti possa aver scritto quest’ultimo nelle pagine del suo “Candido” ancora non dato alle stampe. Incontro la Piccolo nel suo camerino del Vittorio Emanuele prima d’una replica pomeridiana.

In questi ultimi anni lei, signora Piccolo, è orientata verso un teatro politico volto alla denuncia delle barbarie più recenti, privilegiando testi di Stefano Massini, come “Processo a Dio” sulla Shoah oppure “Donna non rieducabile” sulla giornalista Anna Politkovskaja di “Novaja Gazeta” assassinata nel portone di casa sua a Mosca il 7 ottobre 2006. Come e quando nasce questo incontro felice con Massini?

“ Una decina d’anni fa ho incontrato un testo di Roberto Cavosi sulle donne di uomini mafiosi titolato “Rosa nero”, ripreso poi dalla televisione nottetempo con la regia di Antonio Calenda dopo un’edizione del Festival di Sanremo. Poi lo stesso lavoro è stato messo in scena da Piero Maccarinelli e in questa occasione incontro Massini che mi propone un video contro la pena di morte di cui firmava testo e regia e che io avrei dovuto leggere. Con la complicità di Sergio Fantoni propongo a Massini di scrivere un lavoro di cui sarei stata la protagonista ed è venuto fuori “Processo a Dio” e dopo ancora questa “Commedia di Candido” che è accolto molto bene in ogni parte d’Italia”.

Si sarà accorta che l’acustica del Vittorio Emanuele non è fra le migliori. Ma grazie alla sua “voce portata”, miracolosamente, tutte le sue parole si udivano sino alle ultime file del teatro. Spesso è un difetto dei teatri, ma spesso ancora, come ebbe modo di dirmi Paola Borboni in un’intervista fatta anni addietro al Timeo di Taormina, la colpa è degli attori/attrici che non “portano la voce” non facendo udire le finali delle parole. Lei cosa suggerisce ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere?

“Quello che lei dice è sacrosanto e la Borboni aveva pienamente ragione. Io quello che posso suggerire, anche perché i miei vecchi maestri me lo hanno insegnato, è di aggiungere ad ogni finale di parola la lettera “d” o la “t”. In questo modo non si udranno queste lettere dentali, ma si udranno perfettamente le parole pronunciate. Provare per credere”.

Molti teatranti bypassano questo problema amplificando con microfonici la loro voce. Ma è una cosa sconcia che andrebbe eliminata. Un vezzo forse nato con Carmelo Bene quando con la sua invenzione della “phoné” piazzava in teatro mega-casse acustiche per rendere udibile la sua voce e modularla a sua piacimento.

“ Condivido quanto lei argomenta, solo che quando era Carmelo Bene era in vita nessuno si permetteva di asserire quanto lei sta argomentando”.

Prima che lei vada in scena le faccio una domanda apparentemente “marzulliana” ma che nasconde il perché della sua professione: che cos’è il teatro per lei?

“ Ho sempre pensato che il teatro è il mio modo d’affrontare la vita, perché lo faccio e perché so fare questo. Penso pure che il teatro possa essere una valvola per noi che lo facciamo e lo spettatore che assiste che guarda e che pensa, perchè parla di noi, di oggi e di quello che ci succede. Quando dopo avere dato vita alle parole della Politkovskaja, la gente si commuove e mi ringrazia, sento che il teatro è uno stimolo continuo ad andare avanti e non fermarmi mai”.

Gigi Giacobbe

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED