Le mille bolle blu di Salvatore Rizzo

Le mille bolle blu di Salvatore Rizzo

Le mille bolle blu di Salvatore Rizzo

domenica 01 Novembre 2009 - 15:03

Una passione tra un barbiere e un avvocato durata 30 anni

Le mille bolle blu è una profonda e intensa storia d’amore omosessuale durata trent’anni tra Bernardo, barbiere e Emanuele, avvocato: familiarmente appellati Nardino e Manuele. Autore del vibrante e commovente monologo in palermitano e in lingua, che riprende il titolo d’una nota canzone di Mina, è il giornalista critico di teatro Salvatore Rizzo, tratto da un suo racconto pubblicato in Muore lentamente chi evita una passione. Diverse storie diverse: una raccolta di dieci storie, tutte autentiche, di omosessualità maschile in Sicilia, dai primi anni del ‘900 ai giorni nostri, di cui Rizzo è autore insieme con Angela Mannino e Maria Elena Vittorietti. Solitario protagonista è un superlativo Filippo Luna che in poco meno di un’ora ci fa conoscere i due protagonisti sin da piccoli, da quando le loro vite divergeranno professionalmente ma convergeranno poi in un grande sentimento d’amore. La pièce, che non ha niente d’invidiare ai lavori di Ruccello e Moscato, prende avvio nel momento in cui Nardino in abito nero e con un mazzo di garofani in mano si reca a casa di Manuele morto prematuramente per un male incurabile. Sulla scena solo una comoda poltrona in acciaio e pelle, una sorta di alter ego che talune volte viene presa a schiaffi e pedate e sullo sfondo una foto gigante in bianco e nero che ritrae due figure maschili in costume da bagno con i piedi a mollo di chissà quale spiaggia con il braccio dell’uno che cinge la spalla dell’altro e vicerversa. Un momento magico, come tantissimi, a cominciare da quando prende avvio la loro storia, in una sera in cui Nardino taglia i capelli a Manuele e questi gli schiocca in bocca un bacio e si apriranno cammini paradisiaci e sì udrà Celentano cantare 24 mila baci. Una storia ammucciuni-ammucciuni di cui nessuno saprà niente perché entrambi si sposeranno, avranno due figli ciascuno, vivranno le loro vite, ma continueranno ad amarsi nel salone con la saracinesca abbassata o a Carini nella casa di villeggiatura di Manuele. Bellu scherzu chi mi facisti Manuele… dice singhiozzando Nardino e la Canzone di Don Backy fa un tutt’uno con i suoi sentimenti: “Nel più bel sogno ci sei solamente tu/sei come un’ombra che non tornerà mai più/tristi son le rondini nel cielo/mentre vanno verso il mare/è la fine d’un amore…”. Un grande Filippo Luna protagonista d’uno spettacolo che merita, dopo tanto peregrinare in Sicilia, varcare lo Stretto di Messina e riscuotere maggiori fortun

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