Il duo messinese alla Laudamo col testo di Scimone sulla vita degli ultimi
Messina – Un sacco nero in cui rovistare per “far passare il tempo”, dopo averci raccolto “l’essenziale”. Spazzatura, mobili in rovina, un topo mordace che ha mangiato la gamba di uno dei protagonisti, impossibilitato a muoversi. E un uomo-topo, talmente affamato da trovare più conveniente strisciare.
Il Cortile della vita
E’ questo “Il cortile” che Sprio Scimone e Francesco Sfameni mettono in scena – alla Sala Laudamo del teatro Vittorio Emanuele fino al 19 aprile – insieme a Gianluca Casale. Il cortile indaga la vecchiaia degli ultimi, di chi vive in strada, di chi ha perso tutto, nella consueta ironia amara surreale che è il verso metrico di Scimone, la cifra stilistica del duo messinese che il regista Valerio Binasco inquadra nelle cornici bekettiane tanto care a Scimone.
Gli ultimi nella visione di Scimone
Cinquanta minuti per riflettere sulla miseria di vite che per tutti sono ormai un peso e che cercano di aiutarsi vicendevolmente come possono, anche solo a far passare il tempo. Tra le loro miserie e i guizzi di vita e tenerezza che fiorisce ovunque, anche in mezzo alla spazzatura. Nel sacco, l’essenziale è il pane ammuffito di cui cibarsi, una corda per cercare di sollevare l’amico invalido, un calendario con signorine discinte che qualcuno ha lasciato su una panchina per “fare l’amore”. E quando si svuota “C’è ancora il buio!”, quello che attende le società che lasciano indietro gli ultimi. “Il Cortile” è la commedia di Spiro Scimone che si è aggiudicato il Premio Ubu 2004 come miglior testo italiano e che mette in scena
