Teatro Vittorio Emanuele. “La traviata” entusiasma il pubblico - Tempostretto

Teatro Vittorio Emanuele. “La traviata” entusiasma il pubblico

Giovanni Franciò

Teatro Vittorio Emanuele. “La traviata” entusiasma il pubblico

sabato 17 Novembre 2018 - 14:28
Teatro Vittorio Emanuele. “La traviata” entusiasma il pubblico

Una intensa ed elegante rappresentazione dell’opera verdiana più popolare conclude la stagione musicale 2017/2018.

Venerdì è andato in scena l’evento forse più atteso dell’intera stagione di musica 2017/2018 del Teatro Vittorio Emanuele: “La traviata” di Giuseppe Verdi, per la regia di Carlo Antonio De Lucia. Una meravigliosa coda conclusiva della Stagione musicale, una rappresentazione nel complesso più che convincente, che ha entusiasmato il pubblico, gremito e assai prodigo di applausi.

Quello che probabilmente può essere considerato il melodramma più popolare (e uno dei più amati) della storia dell’opera, chiude la cosiddetta trilogia popolare, dopo Trovatore e Rigoletto. Su libretto di F.M. Piave, si svolge in tre atti – ma nella rappresentazione al Vittorio Emanuele si sono succeduti tre intervalli, per consentire l’impegnativo cambio di scena del secondo atto – e fu rappresentato per la prima volta al teatro La Fenice di Venezia, ove, a differenza delle successive rappresentazioni in Italia, fu un clamoroso insuccesso. Rispetta abbastanza fedelmente il dramma di A. Dumas figlio da cui è tratto, “La signora delle camelie”, tuttavia Verdi cambiò i nomi, probabilmente per prudenza, essendo l’opera – notevole novità per l’epoca – ambientata in un contesto temporale contemporaneo (XIX secolo) e la protagonista – Marguerite Gautier, divenuta nell’opera Violetta Valery – realmente esistita.

Violetta è una donna bella e mondana, ma di salute assai cagionevole (affetta da tisi) che, durante un fastoso ricevimento, confida all’amica Flora Bervoix come cerchi di annegare nell’ebrezza il suo dolore causato dalla malattia. Conosce qui Alfredo Germont, presentatole da Gastone, che invita Violetta a ballare il valzer del celeberrimo brindisi, – “Libiam ne’ lieti calici” – (che immancabilmente ascoltiamo ogni Capodanno). Alfredo, dopo averle dichiarato il suo amore, riceve da Violetta una camelia, con la promessa di rivedersi quando il fiore sarebbe appassito. Rimasta sola, Violetta si rende conto di essersi innamorata.

Il secondo atto vede Violetta e Alfredo vivere insieme felici in una dimora fuori Parigi, tuttavia Alfredo scopre, dalla domestica Annina, che Violetta è stata costretta a vendere i gioielli per pagare le loro spese, e così parte per Parigi in cerca di denaro. A quel punto Violetta riceve la visita del padre di Alfredo, Giorgio Germont, rappresentante della mentalità borghese ed ipocrita del tempo, che prima con le minacce, poi, – colpito e commosso dal gesto di Violetta di aver venduto i gioielli senza chiedere nulla ad Alfredo – con le suppliche, chiede alla donna di rinunciare a suo figlio, per non rovinare la felicità dell’altra figlia di Giorgio, sorella di Alfredo, il cui fidanzamento sarebbe compromesso a causa del loro legame scandaloso. Violetta acconsente per il bene del suo amato Alfredo, e parte per Parigi. Durante una festa a casa di Flora i due si incontrano nuovamente, e Violetta gli rivela di aver giurato al barone Douphol, antico amante, di non vederlo mai più; a quel punto Alfredo le getta ai piedi, con disprezzo, i soldi vinti al gioco, e subisce il rimprovero del padre, che però non gli svela ancora la verità. Gliela svelerà nel terzo atto, quando apprende che Violetta è in fin di vita per la terribile malattia. Alfredo corre al capezzale dell’amata, insieme al padre, e i due amanti intonano un duetto – “Parigi o cara” – tra i più commoventi che la musica abbia mai rappresentato, cantando di una nuova vita, ma illudendosi, come sa lo spettatore, che ha appena udito dal medico Dottor Grenvil che la tisi non concederà che poche ore di vita alla povera Violetta. In un commovente e desolante crescendo della malattia, Violetta infine muore tra le braccia di Alfredo.

A dispetto della sua enorme popolarità, la Traviata si distingue per la raffinatezza psicologica con la quale il testo e la musica delineano i personaggi; alle passioni dai forti contrasti si sostituiscono raffinate espressioni di sentimento dolorosi, di tenerezza, di un amore consapevole della propria impossibilità di realizzarsi. In particolare l’aria cantata da Violetta nel primo atto “È strano…follie” delinea con stupefacente ricercatezza psicologica i contrasti interni del personaggio, il dubbio fra cedere al primo vero amore o invece continuare nella vita mondana e festaiola, ma solo per dimenticare la malattia che la opprime.

Anche i due preludi (al primo e al terzo atto) costituiscono una meravigliosa rappresentazione di questa raffinata psicologia in musica, infatti, pur basati sullo stesso tema, il primo raffigura l’intensità dell’amore dei due protagonisti, mentre il secondo ne simboleggia il tramonto. Poche opere vantano un numero così cospicuo di arie e brani famosi, a cominciare dal bellissimo preludio di cui si è detto, vibrante nella sua struggente melodia, che racchiude un po’ tutto il dramma, con il tema che riascolteremo nel secondo atto, lo stupendo “Amami Alfredo”. Oltre il brindisi, ricordiamo, fra i brani più noti, “Un dì felice, eterea”, “È strano….follie”, “Addio del passato”, “Parigi o cara”, solo per citarne alcuni; meraviglioso infine il finale corale del secondo atto. Ottima la regia di De Lucia, una rappresentazione armoniosa ed organica, che rispetta pienamente la linea drammatica, il tragico crescendo che connota il melodramma. Molto eleganti ed appropriate le coreografie di Sofia Lavinia Amisich, quattro scene assai diverse, davvero molto belle, in particolare la seconda scena del secondo atto (il salone della festa), con splendidi candelabri, sontuosi divani, colori accesi; stesso discorso per i bei costumi ottocenteschi. Qualche perplessità per quanto riguarda il famoso balletto del secondo atto, apparso un po’ statico. Non mi ha convinto inoltre la scelta, abbastanza inusuale, di accompagnare il notissimo preludio dell’opera con un balletto; l’insieme, se pur gradevole, desta qualche perplessità in quanto a mio avviso il preludio dovrebbe ascoltarsi (come di consueto) a luci spente e sipario abbassato, in modo che gli spettatori si concentrino esclusivamente sulla musica, a maggior ragione trattandosi di un brano particolarmente intimo, che riassume in sé tutto il dramma dell’opera.

La protagonista, il soprano russo Elvira Fatyakhova, ha esibito una voce sicura e precisa, modulando al meglio nei diversi (quasi opposti) atteggiamenti psicologichi che caratterizzano il personaggio di Violetta, quello frivolo, quello passionale, e infine quello altamente drammatico che precede la sua morte. Soprattutto nel desolato e commovente ultimo atto la cantante ha espresso il meglio di sé, anche dal punto di vista della resa attoriale. Il tenore Roberto Iuliano è stato un Alfredo corretto, diligente, ma talora ha denotato alcune incertezze nel controllo della voce, in particolare nel primo atto, mentre è andato decisamente meglio nel prosieguo. Assai convincente è apparsa la performance di Giuseppe Altomare nel ruolo del padre, dotato di una splendida voce, e salutato alla fine della rappresentazione con un’autentica ovazione da parte del pubblico. Più che dignitosi gli altri interpreti, che svolgono in quest’opera un ruolo abbastanza marginale: il mezzosoprano Sara Palana (Flora), il tenore Davide Scigliano (Gastone), Il basso-baritono Alessandro Vargetto (Marchese D’Obigny), il baritono Alberto Crapanzano (Barone Douphol), il soprano Francesca Canale (Annina), il basso Maurizio Muscolino (Dottor Grenvil), il tenore Antonino Mauceri (domestico) e il baritono Marcello Siclari commissionario).

Ottimo e potente il Coro Lirico Francesco Cilea, molto importante nello sviluppo musicale di quest’opera, diretto da Bruno Tirotta Infine l’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele, che ha mostrato notevoli progressi – l’impressione è che si sta percorrendo finalmente la giusta strada per una sua definitiva valorizzazione – protagonista di una performance precisa e intensa, grazie anche alla brillante direzione di Carlo Palleschi, direttore d’orchestra di grande personalità, già apprezzato quest’anno al Teatro cittadino nella direzione di Carmen, anche lui salutato da fragorosi applausi. Un evento imperdibile per gli amanti della lirica che sarà replicato domenica 18 alle ore 17,30 e martedì 20 alle 21,00.

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