Boom di vendite per il romanzo d’esordio del vice-direttore de La Stampa
La sua rubrica, Buongiorno, con ironia pungente da anni è la cartina tornasole del nostro Belpaese, sottolineando i vizi e le magagne, talvolta le virtù, di noi italiani. In occasione della protesta contro la legge-bavaglio è uscita interamente bianca, così come ha deciso di fare Jena sempre sul quotidiano di Torino, La Stampa di cui Massimo Gramellini è vice direttore. A Tempostretto.it confessa il suo sogno di bambino, quando desiderava «diventare scrittore: mi piace tantissimo comunicare con gli altri attraverso la fantasia» ma i suoi numerossimi lettori possono rasserenarsi visto che prosegue affermando «l’appuntamento con i lettori del giornale è un piacere quotidiano a cui non me la sento ancora di rinunciare». Oggi Longanesi pubblica il suo primo romanzo L’ultima riga delle favole (pp. 270; € 16.60) che sta riscuotendo grande successo di vendite. Un libro diverso perché racconta il fascino delle forze del bene, trattando temi per eccellenza filosofici – quali il senso del dolore, la riscoperta dell’Io e dell’Anima – con grande ironia e semplicità ma senza esulare dalla profondità, invitando il Lettore a seguirlo ne le Terme dell’Anima, «alla ricerca del talento che ciascun individuo possiede senza saperlo».
Da diversi anni si parla tanto, anche a sproposito, della fascinazione del male e degli eroi negativi e invece lei, in controtendenza, scrive un romanzo sul bene. E’ una bella novità per il mondo letterario soprattutto perché non scade nel melenso.
«Si preferisce il racconto del male perché il bene è più difficile da raccontare: se esageri col miele, provochi nausea. Però il racconto del male, alla lunga, produce assuefazione e cinismo. Si finisce per credere, come il mio Tomàs all’inizio del romanzo, che l’uomo non possa fare nulla per modificare la realtà. Invece il racconto del bene ti ricorda che ogni realtà è trasformabile dai sogni».
Cosa rappresentano le Terme dell’Anima e perché invita il Lettore ad entrarvi?
«Le Terme dell’Anima sono un percorso all’interno di noi stessi. Un’avventura dentro il corpo umano. Alla ricerca del talento che ciascun individuo possiede senza saperlo. E alla scoperta della camera del cuore, il luogo dove le emozioni lasciano posto ai sentimenti, la vita assume un senso e l’uomo diventa capace di amare davvero».
L’incipit del Prologo ha tutta la l’ironia e la forza della sua rubrica quotidiana su La Stampa. Il suo rapporto con la scrittura è mutato scrivendo questo primo romanzo?
«Ho dovuto adeguarla al genere. Non puoi affrontare un percorso iniziatico e spirituale soltanto con l’arma dell’ironia. L’ironia è uno scudo per difenderci dal dolore della vita. A un certo punto bisogna abbassarlo, se si vuole andare in fondo al cuore».
Questo libro sembra rispecchiare un messaggio, un cammino che lei stesso potrebbe aver compiuto e parziale riprova di ciò si trova ne “i ringraziamenti”. Gramellini quanto c’è di autobiografico ne “L’Ultima riga delle favole”?
«Tutto quel che scrivo è una fantasia che ho sperimentato nella realtà. Avendo perso la mamma da piccolo, ho incominciato presto a pormi certe domande che altri magari si fanno solo in età adulta. Perché è successo a me? Che cos’è il dolore? Che senso ha la vita? Quando mi è sembrato di aver trovato le risposte, ho cercato di comunicarle agli altri con lo strumento più adatto: la favola».
Lei tocca temi importanti per la nostra cultura occidentale, quali l’anima e l’Io. Ma il libro è sempre godibile, controbilanciato da una pungente ironia. E’ stato difficile trattare certi argomenti al confine fra religione e metafisica? Come si è documentato?
«Ho letto molto, dai vangeli gnostici ai testi egizi. Ma soprattutto ho ascoltato le lezioni di molti maestri della Tradizione Occidentale. Uno di loro l’ho anche citato nei ringraziamenti».
Chiudo con una domanda forse un po’ banale. Il suo libro sta vendendo benone, ottenendo anche buone critiche. Da “grande” lei farà il giornalista o lo scrittore?
«Da bambino sognavo di diventare scrittore e non ho cambiato sogno. Mi piace tantissimo comunicare con gli altri attraverso la fantasia, ma l’appuntamento con i lettori del giornale è un piacere quotidiano a cui non me la sento ancora di rinunciare. Continuerò a usare entrambi i registri. In fondo il giornalismo mi aiuta a non prendermi troppo sul serio come scrittore…»
Massimo Gramellini, torinese di sangue romagnolo, è giornalista e vicedirettore de La Stampa. Ha pubblicato: Colpo Grosso (con Curzio Maltese e Pino Corrias), 1994; Compagni d’Italia, 1996;Buongiorno, 2002; Granata da legare, 2006.

