La Procura di Reggio Calabria dispone misure cautelari per medici e farmacisti: ricette false per ottenere rimborsi indebiti dal Ssn
Sei persone, tra medici e farmacisti, sono state state raggiunte questa mattina, 3 luglio 2026, da misure cautelari coercitive e interdittive nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria su un presunto sistema fraudolento ai danni del Sistema Sanitario. Lo rende noto un comunicato stampa diffuso dal Procuratore della Repubblica, Giuseppe Borrelli.
Le misure disposte dal Gip
L’ordinanza, eseguita dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas) di Reggio Calabria, con il supporto del Gruppo Carabinieri per la Tutela della Salute di Napoli e dei reparti dell’Arma territorialmente competenti, prevede: per tre persone gli arresti domiciliari; per una il divieto di esercitare uffici pubblici e la professione medica per sei mesi; per le restanti due l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Le persone coinvolte sono gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di corruzione, truffa aggravata ai danni del Sistema Sanitario e falsità ideologica.
Il presunto meccanismo
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al centro del sistema ci sarebbe la titolare di una farmacia della provincia reggina, che avrebbe agito con la presunta complicità del padre — anch’egli medico — e di una dipendente della stessa farmacia. Il gruppo si sarebbe avvalso della collaborazione di tre medici di medicina generale per la compilazione di ricette mediche intestate formalmente a pazienti ignari, emesse in assenza di qualsiasi valutazione medica o reale necessità terapeutica. In cambio, i medici di medicina generale avrebbero ricevuto un corrispettivo pari al 10% del prezzo dei farmaci indicati nelle prescrizioni, farmaci che nella realtà non sarebbero mai stati dispensati ai pazienti. Il meccanismo avrebbe consentito alla farmacia di ottenere rimborsi indebiti correlati al costo dei medicinali fittiziamente prescritti.
Gli strumenti investigativi
L’attività d’indagine, coordinata dalla Procura reggina, è stata condotta attraverso intercettazioni delle comunicazioni e con metodi investigativi tradizionali, tra cui perquisizioni, sequestri, assunzione di sommarie informazioni e acquisizione di documentazione. Le indagini avrebbero permesso di raccogliere plurime fonti di prova a carico di professionisti, farmacisti e medici di medicina generale operanti sul territorio reggino.
La fase processuale
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Come sottolineato dalla stessa Procura, le persone sottoposte a misura cautelare devono ritenersi presunte innocenti fino all’eventuale definitivo accertamento della loro colpevolezza nella successiva sede processuale.

