Una storia d'amore dentro la grande Storia: "Gli anni al contrario" al Vittorio Emanuele

Una storia d’amore dentro la grande Storia: “Gli anni al contrario” al Vittorio Emanuele

Emanuela Giorgianni

Una storia d’amore dentro la grande Storia: “Gli anni al contrario” al Vittorio Emanuele

lunedì 26 Ottobre 2026 - 06:30

Torna in scena l’adattamento teatrale del romanzo di Nadia Terranova, con la regia di Antonino Lo Presti

MESSINA. Solo due voci sul palco, due personaggi con i loro leggii e un pianista a scandire lo scorrere degli eventi con le note del suo pianoforte. Sullo sfondo, in bianco e nero, un mosaico composto da ritagli di giornale che raccontano gli anni Settanta del Novecento: Brigate Rosse, facoltà occupate, battaglie per il diritto all’aborto, l’avanzata del Pci… Accanto a questi, le immagini di Messina: il Duomo, la Vara, le Isole, il Pilone. 

Così si ripresenta al pubblico del Teatro Vittorio Emanuele, dopo il debutto dello scorso dicembre nella Sala Sinopoli, l’adattamento teatrale de Gli anni al contrario di Nadia Terranova, per la regia di Antonino Lo Presti, con protagonisti Davide Colnaghi e Isabella Giacobbe, le musiche di Marcello Conti e l’assistenza alla regia di Lucia Rotondo.

2234

Aurora e Giovanni

Colnaghi e Giacobbe, al tempo stesso voci narranti in terza persona e interpreti, portano in scena la storia di Aurora e Giovanni: il loro amore e la sua disillusione, gli ideali e le lotte politiche, sullo sfondo della nostra Messina, sempre centrale nella scrittura di Terranova.

Bastano le loro due voci, guidate dalla potenza della scrittura dell’autrice messinese, a evocare l’interezza delle immagini, dei sentimenti, dei personaggi, perfino la tragicità di un’intera epoca che il romanzo restituisce.

Pubblicato da Einaudi nel 2015 e vincitore di numerosi premi, tra cui il Bagutta Opera Prima, il Premio Fiesole Narrativa Under 40 e l’internazionale The Bridge Book Award, Gli anni al contrario racconta come i due giovani attraversino quegli anni che sembrano andare al contrario, sul piano personale ma anche civile e sociale, “con la faccia incredula di due bambini che invece di essere puniti sono stati premiati per una monelleria”.

Aurora Silini, primogenita del “fascistissimo”, direttore del carcere cittadino, è una studentessa modello che, grazie agli studi filosofici all’università, scopre un “mercato delle idee” ben lontano dalla “dittatura del pensiero unico” in cui è cresciuta sotto la rigida educazione paterna.

Giovanni Santatorre, figlio di un noto avvocato comunista, è un giovane ribelle pieno tanto di ideali quanto di incertezze, passa da un movimento di contestazione all’altro, avvicinandosi alla frange sempre più estremiste.

Quando comincia a restare indietro con gli esami, Giovanni chiede ad Aurora qualche ripetizione e, così, tra un’idea discussa e l’altra, i due si innamorano.

L’incontro con la grande Storia

I due giovani iniziano la loro vita al contrario, finché saranno quelle stesse idee ad allontanarli. Hanno una figlia, Mara, prima ancora di laurearsi, prima ancora di sapere chi sono o chi vogliono essere. Il desiderio di cambiare il mondo si scontra con le difficoltà della vita quotidiana, meno poetiche e più pragmatiche, ma anche, e soprattutto, con il peso della Storia, quella dell’Italia di quegli anni, di Aldo Moro e Peppino Impastato, delle tante trasformazioni e delle loro contraddizioni, del desiderio di libertà e giustizia, della droga e dell’AIDS.

Quella che sembrava la loro storia personale si apre, allora, a una dimensione più ampia e si intreccia con la grande Storia del loro tempo, un tempo che ha ancora tanto da dire al presente, forse oggi più che mai. Non è solo un intrecciarsi: è l’universale che si concretizza nel particolare, è la Storia collettiva che prende corpo nella loro individuale, unica, eppure simile a tante altre, in un viaggio nella memoria di una generazione.

La speranza

È stato proprio il sentirsi parte della stessa memoria a convincere il regista Antonino Lo Presti ad affrontare il non facile compito della trasposizione: anche lui ha attraversato quegli stessi anni e vissuto simili episodi di vita, ma con una differenza decisiva, che permette al romanzo di Terranova di non cedere mai allo sconforto e di aprirsi al futuro. Come scrive il regista nelle note: “Io non ho figli, i protagonisti di questo splendido romanzo avranno invece una figlia. Per me questo non rappresenta soltanto lo sguardo rivolto al futuro, un segno di speranza: rappresenta proprio la nostra esistenza, il nostro vissuto, perché è nella memoria di chi ci ricorda che continuiamo a esistere”.

La storia di tutti

Ho apprezzato molto che la resa teatrale abbia conservato intatta quell’assenza di giudizio che contraddistingue la scrittura di Terranova verso tutti i suoi personaggi, raccontati nelle loro fragilità e nei loro errori, senza mai nessun moralismo o nessuna condanna. Così la vicenda di Aurora e Giovanni (che nelle pagine finali del libro l’autrice rivela essere autobiografica) riesce a parlare a ciascuno di noi, anche a chi quegli anni non li ha vissuti, e quel tempo diventa il tempo di tutti, come solo i grandi racconti sanno fare. A chiudere l’ultima replica, infatti, trionfano gli applausi.

47fb6809 ea66 4548 be57 d6f890fabdbc

Articoli correlati

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED