Indicatori e linee guida per “stanare- i fannulloni e chiudere con «egoismi e aspettative personali». Il rettore indica l'obiettivo unico: «La qualità»
L’ateneo di Messina si prepari ad una rivoluzione. Questo il messaggio “tuonato- dalla voce del rettore Francesco Tomasello questa mattina nell’aula dell’Accademia Mediterranea dell’Università, dove si è parlato di «un profondo cambiamento, come quello tanto invocato nel 2004». Un cambiamento tale da indurre Tomasello a chiedere «scusa a chi lavora in silenzio, lo fa bene e non ottiene quel riconoscimento prima di tutto morale che merita».
Nel mirino di Tomasello ci sono quelli che, utilizzando un termine ormai di moda in Italia, potremmo definire i “fannulloni-, anche se il rettore li chiama “stolti opportunisti-. In sostanza coloro i quali oppongono «resistenza al cambiamento», ovvero «quella ristretta minoranza del personale tecnico amministrativo e di quello docente che improvvisamente riscopre valori di riferimento superiore per assecondare propri egoismi e aspettative personali», gente che «rischia di far male all’Università di Messina». Si cambia registro, dunque, e «chi parla di spinte conservatrici, non si rende conto che le rivoluzioni a volte avvengono in maniera strisciante».
Il punto di partenza di questa “rivoluzione strisciante- sono quelle linee guida indicate alcune settimane fa e «alle quali bisogna attenersi, senza pensare che siano flessibili a seconda del proprio tornaconto». Veri e propri indicatori di valutazione dell’operato delle singole unità tecnico-amministrative e del personale docente, a partire da quegli indici di coerenza didattica e produttività scientifica «dei quali si dovrà tenere conto da ora in poi». Da qui un legame imprescindibile tra «decisioni e responsabilità», attraverso la «pubblicità delle azioni». Tomasello aggiunge che «questi nuovi scenari non consentono più che ognuno possa estendere il proprio controllo su vari aspetti della vita d’ateneo», e poi si infervora nel sottolineare che «qui non sono in gioco destini personali, come un vociare strisciante e indegno di questo ateneo vuol far credere, ma è in gioco il destino dell’Università, abbiamo una responsabilità storica nei confronti del contesto socio-economico in cui operiamo. Possiamo permetterci di perdere i nostri migliori laureati? Adesso abbiamo gli strumenti per capire chi sono i migliori, non venga più nessuno a patrocinare cause indifendibili».
Tomasello è un fiume in piena: «La stragrande maggioranza operosa che lavora e persegue obiettivi istituzionali deve subire attacchi di minoranze di opportunisti che si ergono a censori quando la loro aspettative vengono deluse. Questa storia deve finire, ci vuole una mobilitazione generale, una tensione intellettuale e si deve tagliar corto con le chiacchiere. L’obiettivo è uno solo: la qualità». Il rettore alza anche lo scudo difensivo quando ammette che «siamo stati accusati di essere un’Università che non premia il merito. Quelle unità tecnico-amministrative e quei docenti che non premiano il merito sono avversari di questa Università. E anche al di fuori dell’ateneo, anche nei “salotti- della città, bisogna essere alfieri delle buone pratiche di questa Università».
L’intera programmazione 2007-2009, «pensata per gli studenti e i ricercatori», si baserà sugli indicatori, «perché il ministero vuole capire cosa facciamo». E anche l’internazionalizzazione dell’ateneo dovrà avvenire «con accordi come abbiamo già fatto, non con visite di cortesia». Sono pronti i regolamenti generale e d’ateneo, già approvati da Roma «senza alcuna modifica», e tra le “note dolenti- Tomasello ammette che «non abbiamo ancora creato un ufficio di garanzia per gli studenti e un codice etico», mentre annuncia che «proprio ieri abbiamo istituito un coordinamento che consentirà di dare risposte ai ricercatori di fondi europei in campo bio-medico».
(foto Dino Sturiale)
