Università. La mancata progressione economica dei dipendenti rischia di costare caro all’amministrazione: Rdb pronta ad adire le vie legali

Università. La mancata progressione economica dei dipendenti rischia di costare caro all’amministrazione: Rdb pronta ad adire le vie legali

Università. La mancata progressione economica dei dipendenti rischia di costare caro all’amministrazione: Rdb pronta ad adire le vie legali

martedì 13 Luglio 2010 - 07:58

Se il rettore non procederà in tempi rapidi ad istruire i bandi per la selezione degli aventi diritto , l’organizzazione sindacale chiederà il risarcimento dei danni patrimoniali

L’88% dei dipendenti dell’Università di Messina attende con ansia di poter partecipare alla selezione per la progressione economica prevista dal contratto collettivo nazionale.

Il dato è fornito dall’organizzazione sindacale RdbCub, che ha già diffidato – per ben due volte in un mese – l’ammnistrazione universitaria ad attivare le procedure di progressione economica orizzontale (PEO). Il sindacato contesta l’immobilismo dei vertici dell’Ateneo e ha espressamente invitato il rettore Franscesco Tomasello, ed il direttore ammnistrativo Pino Cardile ad adempiere a quanto imposto dalla normativa vigente. Secondo quanto riferisce Roberto Laudini, nulla si sarebbe mosso in questi ultimi mesi nonostante i vari incontri tra le orgnizzazioni sindacali e Tomasello per tentare di trovare delle soluzioni a breve scadenza ed accelerare l’istruzione dei bandi di selezione. L’ostacolo principale per poter avviar le procedure della progressione economica pare esser la mancanza di fondi.

I sindacati avevano, quindi, lanciato una proposta unitaria: attingere sia dalle somme iscritte in bilancio che dal Fondo di finanziamento ordinario (FFO). Quella proposta attende, però, ancora una riposta dai piani alti dell’Università, che continua a far slittare l’attivazione delle procedure di progressione economica orizzontale (P.E.O.), rendendosi di fatto inadempiente. Un appiglio giuridico di non poco conto, al quale Rdbcub ha deciso di aggrapparsi per tutelare gli interessi dei propri iscritti.

Lo scorso 8 giugno, la sigla sindacale ha inviato a Tomasello e Cardile la prima formale diffida, sollecitando “l’Università degli Studi di Messina a provvedere, entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, all’attivazione della progressione economica all’interno della categoria, come prevista e disciplinata dall’art. 79 CCNL Università, relativamente agli anni 2008, 2009 e 2010”. Nel documento, il sindacato si premurava a precisare “che il mancato rispetto dei termini previsti dalle disposizioni contrattuali arreca un evidente pregiudizio economico in danno degli aventi diritto alle posizioni economiche successive a quella di appartenenza, evidentemente risarcibile quanto meno in misura pari agli interessi ed alla rivalutazione monetaria sulle somme tardivamente riconosciute”.

“Se accertato giudizialmente – sottolineva Rdb – il fatto graverebbe sui fondi dell’Ateneo, con le connesse responsabilità per danno erariale”

Trascorsi i 15 giorni concessi, nessuna azione concreta è stata messa in campo dall’amministrazione universitaria. Lo scorso 9 luglio, Rdb ha quindi inviato la seconda diffida.

Considerato – si legge testualmente – che il termine indicato nella precedente nota è spirato infruttuosamente e che le riunioni tenutesi tra le rappresentanze delle SS.LL. e le parti sindacali non lasciano intravedere possibili sviluppi a breve termine, informo che darò mandato al legale della scrivente O.S. al fine di sentire condannare codesta Amministrazione, in conseguenza del persistente inadempimento degli obblighi contrattuali sulla stessa incombenti, al risarcimento dei danni patrimoniali subiti e subendi dal personale dipendente per la mancata attivazione, nei modi e termini previsti dalla normativa contrattuale di settore, delle procedure in oggetto”.

La mancata progressione economica del personale tenico- amministrativo potrebbe, dunque, costare molto caro all’ammnistrazione universitaria, che rischia di dover sborsare molto più di quanto ha sino ad oggi risparmiato, dovendo coprire anche le eventuali spese legali. Ma siamo certi che il tributarista Cardile, che per mestiere è chiamato far quadrare i conti, metterà in capo ogni azione utile a tutelare gli interessi dell’Ateneo peloritano.

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