L’iniziativa , lanciata dal Ministro Carfagna come gesto simbolico in difesa dei diritti umani e rivolta a tutte le pubbliche amministrazioni , è stata condivisa dall’intera comunità accademica
Da ieri, il poster Sakineh Mohammadi Ashtiani è esposto sulla facciata di Palazzo Mariani, sede delle segreterie universitarie (vedi foto).
Sakineh è la donna iraniana che, dopo aver subito nel 2006 la punizione pubblica -alla presenza del figlio- di 99 frustate a titolo di -esempio- per il reato di -relazione illecita- (a causa dei suoi rapporti con altri uomini dopo la morte del marito), è stata condannata a morte: prima alla lapidazione per adulterio; poi all’impiccagione, per presunto coinvolgimento nella morte del marito.
La complessa e dolorosa vicenda di Sakineh ha portato all’attenzione internazionale il problema della pena di morte, delle torture, del giusto processo: in sintesi della continua violazione dei diritti umani, specie nei confronti delle persone meno tutelate e spesso oggetto di discriminazioni.
Per non rimanere indifferenti ed emotivamente distanti da pratiche tanto arcaiche e barbariche ma purtroppo attualissime, il Ministro alle pari opportunità, Mara Carfagna, ha proposto alle Pubbliche Amministrazioni di esporre un poster con l’immagine di Sakineh.
Il rettore, Francesco Tomasello, ed il Comitato per le pari opportunità, presieduto dalla professoressa Maria Enza La Torre, interpretando i sentimenti della Comunità accademica e condividendo pienamente le linee di fondo dell’iniziativa, hanno deciso di raccogliere l’invito ed aderire al gesto simbolico, che vuole indurre la cittadinanza a riflettere su temi così delicati e ricchi di contraddizioni, alle soglie del terzo millennio.
In occasione dell’ultima seduta, il Senato accademico ha espressamente e unanimemente votato a favore dell’iniziativa, che – assicura la professoressa La Torre – non rimarrà isolata. Giovedì prossimo, il Comitato per le pari opportunità tornerà a riunirsi ed organizzerà un seminario aperto per discutere sulla pena di morte e sulla violazioni dei diritti umani. «Non è nostra intenzione – afferma la La Torre- sindacare sui sistemi giudiziari di paesi la cui cultura è profondamente diversa da quella occidentale, ma non smetteremo mai di contestare atti come la lapidazione ed ogni forma di intollerabile discriminazione».
FOTO DINO STURIALE
