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“Uomo d’amore o uomo di libertà?”: Così parlò Bellavista al Teatro Vittorio Emanuele

Emanuela Giorgianni

“Uomo d’amore o uomo di libertà?”: Così parlò Bellavista al Teatro Vittorio Emanuele

sabato 11 Gennaio 2020 - 08:25
“Uomo d’amore o uomo di libertà?”: Così parlò Bellavista al Teatro Vittorio Emanuele

“Così parlò Bellavista”, lo spettacolo teatrale nato dal grande romanzo-film di Luciano De Crescenzo, in scena al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, venerdì 10 e sabato 11 gennaio alle 21,00, domenica 12 gennaio 2020, alle 17,30.

“Guagliù stateme a sentì: questo è il bene [Disegnando alla lavagna un punto interrogativo] … e questo è il male [Disegnando un punto esclamativo]. Il bene è il dubbio, quando voi incontrate una persona che ha dei dubbi state tranquilli, vuol dire che è una brava persona, vuol dire che è democratico, che è tollerante, quando invece incontrate questi qui [Indicando il punto esclamativo], quelli che hanno le certezze, la fede incrollabile, e allora stateve accorte, vi dovete mettere paura […]. Gli uomini, invece, gli uomini si dividono in uomini d’amore e uomini di libertà, a secondo se preferiscono vivere abbracciati gli uni con gli altri, oppure preferiscono vivere da soli e non essere scocciati”.

Così parlò Bellavista nel libro e nel film omonimo, e così riteneva Luciano De Crescenzo che al Professor Bellavista somigliò tanto. Tale era il nucleo fondamentale del pensiero dell’amatissimo napoletano ingegnere filosofo, scomparso a luglio del 2019, il quale portò la cultura e la filosofia nelle case di tutti, senza alcuna dottrina da erudito ma con la sua semplice passione “da poeta”.

E il fantastico professore che “divideva l’umanità tra quelli che fanno il bagno e quelli che fanno la doccia” arriva al Teatro Vittorio Emanuele di Messina con Così parlò Bellavista, lo spettacolo teatrale adattato dal film e dal romanzo di De Crescenzo, partito nel 2018 per festeggiare i suoi 90 anni. In scena venerdì 10 e sabato 11 gennaio alle 21,00, domenica 12 gennaio 2020 alle 17,30.

Furono tanti i tentativi non riusciti di portare a teatro il capolavoro Luciano De Crescenzo, finché Alessandro Siani, stimolato da Benedetto Casillo (il vice sostituto portiere), decise di voler compiere l’impresa. Convince, con perseveranza e fatica, Geppy Gleijeses (che interpretava Giorgio nel film) perché, nonostante il suo iniziale rifiuto, resta l’unico per Siani a poterne realizzare l’adattamento. E, allora, nasce l’incredibile spettacolo teatrale Così parlò Bellavista, diretto e adattato da Geppy Gleijeses, prodotto da Alessandro Siani e Sonia Mormone (Best Live) e Geppy Gleijeses (Gitiesse Artisti Riuniti). Geppy diventa protagonista, non più nel ruolo di Giorgio ma in quello del Professor Bellavista che nel film era proprio De Crescenzo. Insieme a lui un gruppo di quattordici straordinari attori napoletani. Sua moglie è Marisa Laurito, migliore amica di Luciano De Crescenzo, che ne riporta la verve sul palco; Benedetto Casillo è, ancora una volta, Salvatore, il vice sostituto portiere, l’unico a mantenere il ruolo del film; a interpretare Cazzaniga, invece, è Gianluca Ferrato.

Lo spettacolo catapulta i presenti nell’amata Napoli di De Crescenzo, grazie alla scenografia di Roberto Crea, che trasporta nel grande palazzo partenopeo di via Foria dove fu girato il film, nel negozio di arredi sacri, nell’ascensore, nel cenacolo; grazie, poi, alle musiche originali di Claudio Mattone ed al grande rilievo dato a Riccardo Pazzaglia, storico coautore del film, anche lui scomparso.

La trama è la medesima: la vita di Gennaro Bellavista, napoletano professore di filosofia in pensione, elargitore di pillole filosofiche per il suo gruppo di amici del palazzo, viene turbata dall’arrivo del milanese Cazzaniga, il preciso e puntuale direttore personale dell’Alfasud, che vuol mettere ordine nell’adorata confusione del palazzo in cui entrambi vivono. I due modi completamente diversi di vivere cozzano tra loro e irrigidiscono le giornate già abbastanza tese del professore. La figlia è, infatti, in dolce attesa del fidanzato Giorgio, i due vogliono sposarsi ma mancano loro i soldi; Giorgio è disoccupato, seppur laureato architetto, e anche il pizzo stronca qualsiasi loro possibilità di rivalsa. Sarà proprio e inaspettatamente Cazzaniga a risolvere i problemi della famiglia.

La narrazione rispecchia il film, vengono riproposte le scene fondamentali ed esilaranti come quella del cavalluccio rosso che Salvatore Misticone ripete instancabilmente come una cantilena fra il pubblico che è interpellato direttamente, o quella della lavatrice con cui Nunzia Schiano, grande caratterista napoletana, prima discute riflessivamente e poi litiga rabbiosamente, lanciandola in mezzo alla platea.

E l’immensa Napoli come vera protagonista, nei suoi tanti quadri diversi, affreschi di una distintiva napoletanità. Così parlò Bellavista, tanto che sia il libro, il film o lo spettacolo teatrale, è una celebrazione della napoletanità; Napoli è presente nella sua cultura, con il suo dialetto, i suoi modi di pensare e di vivere, la sua musica; Napoli è un personaggio, in tutte le sue sfaccettature, positive e negative che siano; Napoli diviene un concetto, diviene un’identità. Il teatro lo sa sottolineare bene e forse ancora di più.

Una novità è il maggiore spazio destinato alla filosofia decrescenziana, portando in scena alcune parti del romanzo non presenti nel film, discusse dal Professore nei suoi cenacoli con Salvatore, Saverio il netturbino, Luigino il poeta e altri giovani squattrinati. La massima iniziale è sempre quella riguardante la differenza tra uomini d’amore e uomini di libertà, popoli d’amore e popoli di libertà; i primi vivono d’amore, di legami con gli altri, preferiscono il bagno, luogo di pensiero, alla doccia più veloce ed efficiente, o il presepe all’albero di Natale e sono, per esempio, proprio i napoletani, tutto al contrario avviene per i secondi, cultori della privacy e dell’indipendenza, primi fra tutti i milanesi.

L’idea viene approfondita riflettendo su quanto sia, in realtà, facile amare l’umanità ma difficile amare il prossimo. Il prossimo minaccia la nostra libertà personale, per questo Gesù insegna “ama il prossimo tuo come te stesso” e non l’umanità; chi riesce ad amare l’individuo poco profumato che ha accanto sull’autobus può definirsi davvero un uomo d’amore. Bellavista analizza, ancora, la distinzione, spiegando ai suoi discepoli le teorie orientali, come quella del filosofo cinese Mo tse-ti, e quelle occidentali, come quella del sociologo tedesco Tonnies, tanto amato da Luciano.

Il racconto di Geppy Gleijeses rende ancora più attuali le tematiche che costituiscono il cuore del racconto, quali la disoccupazione; le tradizioni culturali; la differenza tra un Sud che agisce seguendo gli impulsi del cuore e un Nord che lo fa secondo la logica del freddo intelletto, un Nord dove “addirittura non si guarda la tv quando si mangia” o si arriva puntuali a lavoro anche quando si è dirigenti, un Nord stoico e un Sud epicureo; ma anche l’accettazione di ciò che è diverso, superando ogni stereotipo, ogni pregiudizio e ogni superficialità.

Il finale insegna proprio questo. Bellavista e Cazzaniga restano bloccati in ascensore e si scoprono molto più simili di quanto pensassero. Cazzaniga preferisce il presepe all’albero, beve il caffè e non il thè, è puntuale unicamente per civiltà non per volontà; si rivela, dunque, essere pienamente un uomo d’amore, seppur Milanese, e perfino offre a Giorgio un lavoro da suo cognato a Milano. Conoscere Cazzaniga elimina ogni forma di giudizio sbagliato, annulla ogni stereotipo (qualcuno in realtà rimane, sia il professore che il dirigente ritengono, infatti, che la moglie tedesca di quest’ultimo sia un altro mondo rispetto a loro), dimostra che è possibile trovare un vero amico anche in chi disprezziamo di più, stravolge tutta la filosofia di Bellavista e insegna ciò che predicava Mo tse-ti, vale a dire che “il male del mondo è la discriminazione” o, come dichiara, più semplicemente, Bellavista che “Si è sempre meridionali di qualcuno”.

L’abbraccio finale, durante i saluti, tra i due protagonisti è un’altra grande battuta che non ha bisogno di parole, racchiude tutto il senso dello spettacolo, ogni contesa, ogni conflitto, ogni differenza si risolve in un caloroso abbraccio che avvolge tutti.

Un grande omaggio a Luciano De Crescenzo, un grande successo.

adattamento teatrale di Geppy Gleijeses
dal film e dal romanzo di Luciano De Crescenzo

con Geppy Gleijeses, Marisa Laurito, Benedetto Casillo

e con Nunzia Schiano, Salvatore Misticone, Gianluca Ferrato, Elisabetta Mirra, Gregorio De Paola, Agostino Pannone, Gino De Luca, Ester Gatta, Brunella De Feudis

scene Roberto Crea
costumi Gabriella Campagna
luci Luigi Ascione
musiche Claudio Mattone

regia Geppy Gleijeses

produzione Gitiesse Artisti riuniti e Best Live

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