Vincitori e vinti a Messina, il significato dal voto a partire dal successo di Basile

Vincitori e vinti a Messina, il significato dal voto a partire dal successo di Basile

Marco Olivieri

Vincitori e vinti a Messina, il significato dal voto a partire dal successo di Basile

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martedì 26 Maggio 2026 - 09:30

L'analisi. La vittoria netta del sindaco uscente, la sconfitta del centrodestra e il flop del centrosinistra. E la partecipazione al voto

di Marco Olivieri

MESSINA – Una prima analisi sul voto a Messina, tra vincitori e sconfitti.

Federico Basile è il primo sindaco, nella storia dell’elezione diretta, a essere rinconfermato alla carica dagli elettori. E vola oltre il 58 per cento. Il tutto mentre aumenta la partecipazione al voto: una percentuale significativa del 61,93%. Nel 2022 l’affluenza era stata del 55,57%. E Basile aveva vinto sfiorando il 46 per cento. Sarebbe bastato superare il 40 per cento ma il sindaco uscente è andato ben oltre questa seconda volta, con dodici punti circa in più. E si può rimarcare che gli otto anni delle Giunte di Cateno De Luca e Federico Basile hanno trovato un riscontro netto positivo con questa rielezione.

Che cosa significa il successo di Basile

Tutto ciò che significa, mentre il successo è confermato dall’ottimo risultato di cinque liste, con una rappresentanza consiliare solida, a sostegno del sindaco ricandidato? La macchina elettorale costruita da De Luca è ben costruita. L’adesione è cresciuta e non si può ridurre solo alla fabbrica del consenso alimentata pure da assunzioni e sistema delle partecipate, oltre al proliferare di liste e all’individuazione scaltra di candidati acchiappa voti. Questi aspetti ci sono ma ce ne sono pure altri.

C’è pure un consenso nei confronti del sindaco uscente aumentato notevolmente perché Federico Basile, al netto di risultati positivi e di errori e incompiutezze politiche, è stato riconosciuto come un primo cittadino degno di rappresentare una città in crisi ma che ambisce a rialzarsi. E alcuni aspetti della sua amministrazione, da una città non più a misura di auto e l’isola pedonale in centro al miglioramento del servizio di trasporto pubblico locale e alla differenziata, sono stati percepiti come segnali di cambiamento in una città per anni paralizzata. E il sindaco uscente è stato votato anche da chi non ama lo stile fuori dalle righe di Cateno De Luca. Inoltre, i tentennamenti e le oscillazioni sul ponte, rimproverati a sinistra, non sono stati decisivi in senso negativo probabilmente perché il tema della grande opera va oltre l’ambito locale. E attiene alla sfera decisionale del governo.

Oggi, votato pure da elettori di centrosinistra e centrodestra, Basile è chiamato ad alzare il livello della qualità politica e amministrativa della sua Giunta, con una visione che metta al centro la fuga dei giovani dalla città e le condizioni per una rinascita economica e sociale. L’attenzione all’innovazione tecnologica e la solidarietà nei confronti di chi è indietro, le periferie e il miglioramento della qualità della vita devono essere la sua agenda politica, con un’interlocuzione costante con chi governa a livello nazionale ed europeo.

La partecipazione al voto

La raccolta del consenso per i consiglieri comunali nasce in maggioranza dalla rete dei rapporti personali, al riparo dalla politica, ma passare dal 55 per cento circa a quasi il 62% d’affluenza non è cosa di poco conto. Ci sarà modo di valutare quanto possa aver inciso la proliferazione delle liste, secondo il metodo De Luca, ma esiste anche un segnale di partecipazione che va colto. E che è in controtendenza rispetto al generale affievolirsi della partecipazione popolare. E sarà una sfida per la nuova Giunta Basile essere all’altezza di questa voglia di esserci dei messinesi. Di chi ha votato soprattutto per senso civico e non perché c’era in lista il cugino o l’amico. O perché c’è chi promette favori e non diritti.

Scurria non sfonda, il centrodestra non è più una corazzata a Messina, Siracusano non ha radici solide nella “sua” Messina

Continua la maledizione del centrodestra a Palazzo Zanca. Dal 2013, con l’elezione a sindaco di Renato Accorinti, e poi con De Luca e Basile, continua a perdere. Forse i messinesi non hanno perdonato a questo schieramento l’essere la forza politica con maggiori responsabilità in relazione alla crisi della città. Una coalizione che domina dagli anni Novanta in poi in Sicilia ma che ha visto impoverirsi Messina senza frenare questo declino.

Oggi Forza Italia è clamorosamente fuori dal Consiglio e a dominare sono le cinque liste pro Basile. La sopravvivenza del centrodestra è affidata esclusivamente alle altre liste che, pur tra mille difficoltà, hanno superato lo sbarramento del 5%. Fratelli d’Italia (7,56%) e i Popolari e Autonomisti (7,55%) reggono l’urto, mentre la lista “Scurria sindaco” si ferma al 5,28% e la Lega dovrebbe farcela per un soffio. Irrilevante il voto disgiunto: Scurria perde solo il 3% rispetto alle sue liste, Basile e Russo meno dell’1%.

La sottosegretaria Matilde Siracusano, principale sponsor del candidato di centrodestra, e il senatore “super pontista” e leghista Nino Germanà sono tra coloro che dovranno avviare una riflessione. La prima, ed è una conferma, non ha radici di consenso solide nella città dello Stretto. Quanto a Marcello Scurria, sfiora il 27 per cento. Nel 2022 Maurizio Croce ottenne il 27,78%. La sua aggressività (a volte fin troppo) in campagna elettorale, ma anche la tenacia, e l’irruzione massiccia dei ministri del governo Meloni, vissuta dai messinesi con scetticismo, non hanno cambiato le sorti della contesa. Ora Scurria potrebbe essere un battagliero consigliere comunale come miglior secondo. Questo ci si aspetta da lui.

La necessità di una traversata nel deserto per il Pd e il centrosinistra messinesi

Se il centrodestra piange, il centrosinistra è in agonia. Tutto da rifondare. Antonella Russo, candidata sindaca del centrosinistra segnata da un misero 12 per cento, ha fatto quel che poteva fare ma il Partito democratico a Messina è da anni inesistente. E ci sono ragioni politiche che meritano un approfondimento. Idem il tracollo ancora una volta del Movimento Cinquestelle, mentre Controcorrente di Ismaele La Vardera non attecchisce.

Un 11,50% complessivo di coalizione e un Partito democratico all’8,50%, forse con un solo consigliere, rappresentano unna disfatta. In primis, ma è il minimo sindacale, Pd e M5S riconoscano che hanno sbagliato tutto e ripartano con umiltà su basi nuove. E va pure ricordato che le altre forze politiche del campo largo sono ancora più inesistenti.

Serve una seria traversata del deserto e una rifondazione totale. Gli elettori sono scappati dal centrosinistra messinese. E un motivo ci sarà.

Foto di Basile dalla pagina Fb del candidato sindaco.

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