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Violenza sulle donne, l’impegno dell’Arma in Sicilia e Calabria

Alessandra Serio

Violenza sulle donne, l’impegno dell’Arma in Sicilia e Calabria

sabato 28 Novembre 2020 - 07:50
Violenza sulle donne, l’impegno dell’Arma in Sicilia e Calabria

I carabinieri combattono la violenza sulle donne in Sicilia e Calabria con le stanze dell'ascolto, il codice rosso e la formazione continua

Operatori in grado di accogliere quante vogliono denunciare le violenze, strumenti di contrasto del crimine che permettono di intervenire subito, prima che la situazione degeneri. Un percorso di accompagnamento e protezione delle vittime prima e dopo la denuncia. Tutto questo troveranno le donne vittime di violenza se si rivolgeranno ai Carabinieri. Non soltanto il 25 Novembre. In Sicilia come in Calabria

Per illustrare il lavoro di contrasto dell’Arma nel campo dei diritti delle donne, il Comando Interregionale Sicilia-Calabria Culquaber, guidato dal Generale Carmelo Burgio, ha convocato un incontro che è servito per fare il bilancio di un anno di attività in entrambe le regioni e spiegare quali sono i progetti in divenire.

Tra questi spicca la collaborazione col Soroptimist International d’Italia, presieduto dalla dottoressa Rina Fiorulli, che affianca l’Arma nella formazione degli operatori destinati a questo specifico e delicato settore, e nel percorso di uscita dalla violenza delle donne, attraverso progetti di inserimento lavorativo e protezione.

Negli anni, hanno spiegato il Generale Burgio e il Colonnello Fabrizio Coppolino, l’impegno dell’Arma in questo settore è progressivamente aumentato e si è specializzato. Oggi i Carabinieri di Sicilia possono contare su 24 unità di personale specificatamente dedicati al settore, 17 sono quelli impegnati in Calabria. In entrambe le regioni tra il 2014 e il 2020 sono stati formati 382 militari, mentre altri 91 saranno formati nel 2021 e sono destinati ai nuclei investigativi provinciali.

Gli uomini e le donne dell’Arma che si occupano di violenza, quando raccolgono una segnalazione e accolgono una donna che vuole denunciare, operano sempre all’interno di una rete fatta di professionisti specializzati – psicologi, assistenti sociali, volontari, operatori sanitari – e sulla collaborazione delle Procure. Anche qui infatti, grazie all’introduzione del codice rosso, ci sono sezioni specializzate in grado di rispondere subito alle domande di intervento delle donne e consentire quindi ai carabinieri di agire molto velocemente.

Martina Perrazzollo, Rina Florulli
cap. Perrazzolo, pres Florulli

Un altro tassello molto importante, nel contrasto dell’Arma alle violenze di genere, è la creazione di una “stanza tutta per sé“, ovvero le stanze dell’ascolto create per accogliere, creata proprio grazie alla collaborazione del Soroptimist all’interno del Comando provinciale. Una stanza adeguatamente protetta e allestita in maniera che la donna non si trovi di fronte la sterile procedura della raccolta ordinaria delle denunce, ma si senta accolta e trovi le professionalità in grado di aiutarla anche psicologicamente. In Calabria ci sono già 8 stanze dedicate all’ascolto sparse in tutto il territorio, 14 quelle già esistenti in Sicilia, dov’è in programma l’apertura di altre due, una a Catania ed una a Cefalù.

“Sono 150 le stanze tutte per sé che abbiamo creato in Italia con l’Arma – spiega la responsabile del Soroptimist Rita Fiorulli – Ma lavoriamo perché non servano più. Operiamo cioè per formare e sensibilizzare le donne a prevenire la violenza attraverso un percorso di presa di consapevolezza di se stesse, delle loro potenzialità come anche delle debolezze, così che possano inserirsi in famiglia e in società da donne, madri, cittadini migliori e meno deboli”.

Il “25 Novembre” dell’Arma non si esaurisce in Italia. Anche nei progetti internazionali, infatti, i Carabinieri mettono in campo specifiche attività per la promozione delle uguaglianze di genere e di contrasto della violenza. Lo ha raccontato il comandante della Compagnia di Santo Stefano di Camastra, la capitana Martina Perrazzolo, che ha operato nel progetto Gerico in Palestina, dove i nostri Carabinieri addestrano le forze locali di Polizia. Nell’ambito di questo addestramento, i nostri militari portano avanti anche progetti di formazione e sensibilizzazione specifici sulle differenze di genere e le violenze. P

rogetti che l’Arma ha scelto di effettuare anche in contesti molto ostili nei confronti delle donne, come l’Afghanistan dove con orgoglio, ha rivendicato il Generale Burgio, i Carabinieri italiani sono riusciti in 4 mesi dove le forze della Nato e di altri paesi non erano riusciti in 3 anni: addestrare le forze locali e proporre loro un percorso formativo sulle donne.

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