Dopo 3 anni di domiciliari, scatta l'ordine di carcerazione: storie messinesi di violenze sessuali e familiari - Tempostretto

Dopo 3 anni di domiciliari, scatta l’ordine di carcerazione: storie messinesi di violenze sessuali e familiari

Veronica Crocitti

Dopo 3 anni di domiciliari, scatta l’ordine di carcerazione: storie messinesi di violenze sessuali e familiari

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sabato 28 Settembre 2013 - 12:00

L'ordine di carcerazione è scattato ieri. L'uomo adesso sconterà in una cella la sua pena per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Carmen Currò: "E' una delle tante storie di violenza che si consumano nella nostra città, ma le donne devono essere forti. Noi siamo qui per aiutarle e non lasciarle sole".

Quella di Luca (nome di fantasia) è la storia di una violenza consumata all’interno delle mura di casa, in quel luogo che, almeno su carta, dovrebbe essere il posto più sicuro al mondo.

E invece no, perché di maltrattamenti famigliari e violenza sessuale la cronaca ne è ormai piena zeppa.

Solo ad inizio mese giungeva notizia dell’incarcerazione di un 51enne messinese, ritenuto colpevole dei reati di violenza sessuale, lesioni personali e minacce.

Per lui, i domiciliari non erano bastati e l’Autorità Giudiziaria aveva così disposto il trasferimento nella Casa Circondariale di Messina Gazzi per scontare una pena di 5 anni e 2 mesi.

Oggi, a distanza di poche settimane, la storia si ripete. Cambia il nome, cambia l’età, ma il fatto rimane lo stesso.

Anche Luca si trovava ai domiciliari, da ben tre anni. Era il lontano 2010, infatti, quando l’uomo veniva accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.

Quello della violenza tra le mura di casa è un dramma. Noi riceviamo in media da 5 a 10 telefonate a settimana: sono donne che subiscono minacce, violenze, donne che hanno paura talvolta anche solo a chiedere aiuto”. A parlare è l’avvocato Carmen Currò, presidente del Cedav di Messina. “E’ vero che negli ultimi tempi si è assistito ad un incremento della sensibilizzazione verso questo tema – ha dichiarato – ma le violenze sommerse rimangono sempre numerose. Sono tante le ragazze che si rivolgono a noi, ma non è così automatico passare dalla richiesta di aiuto alla denuncia. Alcune sono restie, altre invece supportate dalla nostra equipe chiedono l’avvio della separazione o un ordine di allontanamento. Il nostro centro donna antiviolenza è nato proprio con questo scopo: ascoltare, accogliere, accompagnare, sorreggere in questo difficile percorso. Stiamo accanto alle vittime, le supportiamo a livello psicologico, sociale e legale. Le donne che subiscono maltrattamenti in famiglia hanno sempre uno sguardo spento, come se la vita fosse volata via dai loro occhi”.

Luca adesso si trova in una cella del Carcere di Gazzi. A volar via, per lui, la luce ed il calore di una casa.

Veronica Crocitti

Twitter @VCrocitti

2 commenti

  1. Ho letto bene?
    “Era il lontano 2010, infatti, quando l’uomo veniva accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.”

    Maltrattamenti in famiglia e la pena si sconta ai domiciliari?

    Per casi come questo dovrebbero cambiare le regole (e le interpretazioni) della magistratura, non per coprire le malefatte del potente di turno.

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  2. “La luce e il calore di una casa” lui ha dimostrato di non meritarli

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