Vita da insegnante da Messina a Torino, "fare la maestra una vocazione" FOTO

Vita da insegnante da Messina a Torino, “fare la maestra una vocazione” FOTO

Autore Esterno

Vita da insegnante da Messina a Torino, “fare la maestra una vocazione” FOTO

domenica 15 Febbraio 2026 - 15:02

Carmen Paino si racconta per la rubrica "Visti da lontano" di Rosario Lucà

VISTI DA LONTANO di Rosario Lucà – Una vocazione più forte dei consigli e delle distanze. La storia di una maestra che sceglie ogni giorno di restare accanto ai suoi bambini. Per Carmen Paino “la vita è qui e ora”. E lei nasce all’ospedale Piemonte di Messina 55 anni fa, forse nel suo destino era già scritto che quella regione sarebbe rimasta il suo punto fermo.

Suo padre è napoletano, sua madre messinese.

Nel suo cuore c’è da sempre una vocazione precisa: fare la maestra elementare.

Dopo le scuole medie vorrebbe iscriversi all’Istituto Magistrale, ma i genitori la convincono a seguire il percorso del fratello e iscriversi al liceo scientifico. Carmen accetta, anche se la matematica non è mai stata la sua passione.

Si diploma senza problemi ma è rimandata ogni anno proprio in matematica, poi si iscrive a Scienze Politiche laureandosi nei tempi previsti.

Dopo l’università comincia a lavorare mentre prepara i concorsi pubblici: dalle lezioni private fino alla segreteria di un amministratore di condominio .

Un’amica le suggerisce di prendere anche il diploma magistrale, per aprirsi una possibilità nell’insegnamento. Carmen non è entusiasta di rimettersi sui libri per un altro diploma, ma quel sogno non si è mai spento.

Così studia, si diploma e inizia il tirocinio nella sua scuola, la Tommaso Cannizzaro.

Il tirocinio doveva durare 100 ore, ma Carmen rimane a scuola per tutto l’anno.

Partecipa a due concorsi: uno da ufficiale giudiziario e uno per insegnare nelle scuole superiori.

Studia pedagogia e psicologia, materie nuove per lei, supera scritto e orale. Diventa professoressa, ma a lei piacciono i bambini e il suo sogno resta quello di fare la maestra elementare.Non supera il concorso da ufficiale giudiziario. All’inizio se ne rammarica, poi pensa: è un segno del destino.
Il suo primo incarico arriva nel 2001, a Vigevano.

Quando era ragazza sognava una grande città; sua madre le dice: “Era il tuo sogno, adesso lo hai realizzato”.Ma Vigevano non è una grande città e non è il posto migliore per andarci a vivere soprattutto se arrivi dal sole e dal mare di Messina.

È piccola, umida, nebbiosa. Carmen resiste tre mesi, poi si ammala e torna a casa.

Prova a cercare a Roma perché il medico le aveva detto di non tornare al clima del nord. “Ero stufa di quella convalescenza, pensavo, questo lavoro lo voglio fare proprio e così soffrivo di questa attesa “

Ogni volta che passa davanti a una scuola sente che il suo posto è lì, così decide: “basta torno al nord, anche se il dottore è contrario”.

Questa volta pensa di andare in Veneto.

Il fratello però le suggerisce Torino dove lui aveva fatto il corso da ufficiali alla Scuola di Applicazione:

“È una bella città, e lì qualche amico ce l’hai”.

Carmen accetta il consiglio.

L’8 gennaio 2004, con ancora gli addobbi di Natale in casa, parte per Torino senza certezze. Ha inviato domande di supplenza ma non ha ricevuto risposta.

La accompagnano i genitori.A Torino aveva già trovato una sistemazione grazie ad un’amica della parrocchia che lasciava la casa per rientrare a Messina e così lei subentra nell’affitto.
Ma il destino di Carmen è già scritto, qualcuno forse ascolta la sua vocazione e, proprio appena il treno entra nella stazione di Torino, squilla il telefono.È una scuola di Grugliasco, una cittadina nella prima cintura di Torino, le offre una supplenza.

“Arrivo subito”, risponde. Lascia i bagagli ai genitori e va a scuola.“Da quel momento non mi sono mai più fermata. Mai”, sottolinea.

C’è una regola non scritta tra gli insegnanti precari del Sud: fare domanda nei paesini più sperduti, quelli più difficili da raggiungere per avere più probabilità di essere chiamati.

E Carmen lo fa, e così le sue assegnazioni sono Caselle, Rivoli, Rosta, paesini dell’hinterland torinese.

Ogni mattina sale sui mezzi pubblici, con qualunque tempo.Mi racconta un episodio della sua assegnazione a Caselle.

“Non me lo scorderò mai, quella notte c’era stata una nevicata molto abbondante”.

Deve prendere il treno ma la neve copre tutto, non trova la stazione.”Cammina cammina mi sono ritrovata all’ingresso della tangenziale. A piedi”.

Oggi lo racconta ridendo.

Di quegli anni conserva un ricordo bellissimo. Colleghi gentili, serate insieme.Se si organizzava una cena in pizzeria dopo il lavoro, poi la accompagnavano a Torino oppure la ospitavano a dormire da loro

per evitarle viaggi estenuanti.Comincia la sua carriera da maestra, il punteggio sale,

nel 2007 arriva finalmente un’assegnazione in città: la scuola elementare Maria Luisa Spaziani.

Arriva da precaria, resta tre anni. Inizia con una prima, poi seconda, terza. In terza entra di ruolo. E non va più via.

Carmen mi parla del suo mondo. “I bambini sono migliori di noi adulti. Si accettano senza etichette, senza differenze. Non esistono etnie, colori: sono tutti bambini.”

Mi vengono in mente le nefandezze che ogni giorno ascolto in TV o leggo sui giornali.E penso a come quella purezza che tutti abbiamo da bambini possa andare perduta, lasciando spazio alla cattiveria e all’odio verso chi è diverso.
Mi chiedo come sia possibile che tutto questo trovi consenso, che qualcuno possa davvero condividerlo.
Carmen continua: “Mi piace il mondo dei bambini. Io voglio che questi bambini siano sereni in questi cinque anni di scuola. Per questo prendo le prime classi e ci tengo a portarle fino alla quinta”.“La continuità è importantissima. Prima ancora del programma”.

Carmen crea relazioni, con i bambini e con i genitori, li segue anche dopo le elementari.
Qualche giorno fa ha ricevuto le pagelle delle medie di alcuni suoi ex alunni.

Uno dei suoi primi alunni del 2007 l’ha anche invitata alla festa dei suoi diciotto anni. Ora è grande , fa il parrucchiere, Carmen è sua cliente.

“Questa è la mia maestra”, dice a tutti con orgoglio.Mi parla dell’importanza delle famiglie e di una bambina che sta attraversando il dramma della separazione e dei genitori.

“Non ride mai. Mi prende il braccio e mi dice: devi stare vicino a me.”
Carmen le spiega che non è colpa sua.
“I bambini si sentono responsabili anche per cose che non dipendono da loro.”

Quando entra a scuola, dice, entra in un altro mondo. Un mondo sano.
Per questo non ha fretta di andare in pensione.
Mi racconta delle cose che organizza per i suoi alunni. “Abbiamo appena celebrato il giorno dei calzini spaiati, che ai bimbi fa comprendere e accettare la diversità“.

“Per oggi ho preparato delle storielle, mi piace molto la lettura ad alta voce.” E mi mostra i suoi appunti i quaderni da colorare.

Recita la filastrocca della settimana del pulcino che “Venerdì fa un volettino” e la accompagna con la mimica delle braccia che insegna ai suoi bambini.”Ogni tanto li porto in biblioteca, leggiamo tutti insieme, certo adesso sono in prima , sono piccolini, ma ai più grandi do i libri da portare a casa, perché mi occupo anche della biblioteca della scuola””Lavoriamo molto sulla socializzazione anche con i genitori, molte famiglie hanno tanti problemi ma io cerco di preservare i bambini , almeno a scuola devono stare sereni”.Le chiedo di parlarmi un pò della sua infanzia e degli anni vissuti a Messina.Mi racconta che frequentava molto la parrocchia di San Clemente in viale Europa, i suoi amici erano lì.

“Erano anni felici, siamo cresciuti tutti insieme e ancora adesso quando vado a Messina vado a messa lì e ci troviamo.Organizzavamo gite e feste in parrocchia c’era un grande senso di spiritualità e di amicizia”.
Mi dice che anche gli anni dell’Università sono stati belli.
“Era l’inizio del progetto Erasmus. A Messina arrivavano ragazzi da tutta Europa: Spagna, Inghilterra, Olanda. Le nostre feste diventavano veri momenti di scambio culturale.”
“Dopo la laurea però non mi sono trovata. Volevo fare il mio mestiere nella mia città ma ho trovato dei muri insormontabili.Ho bussato a tutte le porte, ho chiesto a tutte le scuole private, istituti religiosi, volevo lavorare anche gratis, mi interessava accumulare punteggio per potere accedere ad un incarico. Ma sono dovuta partire”.

A Messina ha ancora la sua casa, in centro, in via dei Mille. Le chiedo se tornerà.

“Vorrei” mi risponde. “É la mia casa ed è più grande di quella in cui vivo qui in affitto, lì potrei avere il mio studio con la mia biblioteca”.

“Ma tornando a Messina dovrei ricominciare tutto da capo ripartendo dalle assegnazioni nei piccoli paesi della provincia”.

Forse nella terza fase della sua vita, la pensione, tornerà davvero. Certamente in parrocchia, a fare volontariato.

Poi mi dice una cosa che resta sospesa nell’aria. “Io vivo il presente. Il passato è esperienza, mi ha aiutato ma non c’è più. Il futuro è un’ipotesi. Per me domani sono le prossime ventiquattro ore.”

Forse è proprio questo il segreto della sua serenità, come il pulcino della sua filastrocca:

Venerdì un volettino.
Beccò sabato un granino.

La domenica mattina
aveva già la sua crestina.

Fotografie e testi di Rosario Lucà

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3 commenti

  1. Nicoletta Sciarrone 15 Febbraio 2026 15:28

    Bellissima esperienza, Carmen, forse perché ti conosco da tanto tempo.
    Mi sono commossa. Il tempo sembra non passare, ma tanti piccoli passi fanno una vita.
    È proprio di chi ama lasciare tutto e andare.
    Grazie

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  2. Valentina Vadalà 15 Febbraio 2026 15:57

    Mi è piaciuto moltissimo questo articolo! Conosco Carmen da tanto tempo e mi ha dato sempre l’impressione di avere un’indole molto materna, conciliante e protettiva! Tutto questo si unisce al suo vivere un giorno alla volta, che sicuramente le ha permesso di realizzare se stessa! Benissimo così e ad maiora!

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  3. Bella storia, commovente, toccante e che da speranza per il futuro.
    Man mano che si va avanti con la lettura prende forma il profilo della Maestra perfetta, quella figura rassicurante alla quale ognuno affiderebbe il suo bimbo, per la metà della sua intera giornata, per cinque anni consecutivi.
    Si sa che i bambini imparano dall’esempio e con lei oltre all’apprendimento scolastico avrebbero modo di praticare la dolcezza, l’accudimento e la gentilezza che sono il cibo che trasformerà i bambini di oggi, in adulti di domani “dalla schiena dritta”.
    Brava Carmen, continua così.
    Loredana

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