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Vivere Sanremo: una serata al Festival che fa rumore

Emanuela Giorgianni

Vivere Sanremo: una serata al Festival che fa rumore

domenica 09 Febbraio 2020 - 07:02
Vivere Sanremo: una serata al Festival che fa rumore

Una serata a Sanremo. L’esperienza del Festival di Amadeus vissuta direttamente tra il pubblico.

A Sanremo sono tutti felici. Certo, magari non proprio tutti, Bugo forse un po’ meno, ma ovunque ci si volta è possibile vedere soltanto sorrisi, entusiasmo, gioia. È facile essere travolti dalla magia del Festival, perché è proprio vero: “Sanremo è Sanremo”. L’ho scoperto vivendo in prima persona, in mezzo al pubblico, la serata finale del 70º Festival della canzone italiana.

L’emozione inizia non appena entrati in città, le luci delle stradine raccontano le canzoni del Festival, il grande palco Nutella Stage in piazza Colombo, novità di quest’anno, raccoglie tantissime persone, poi il tappeto rosso e, finalmente, l’Ariston. Pronti a vivere quel Festival simbolo del nostro Paese, di quello che siamo e di quello che vorremmo essere.

Il Festival non è solo quel palco, imponente e luminoso in questa nuova scenografia, ma tutta l’aria che si respira, i volti delle persone, i fiori, l’energia. Quel posto incantato in cui “mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù/ una musica dolce suonava soltanto per me”.

Dopo la gaffe che ha fatto il giro di Italia, il Festival di Amadeus si riscatta sin dal primo giorno, il suo conduttore non ne sbaglia più una, ed è capace di rispondere alla critiche e chiedere scusa facendosi prendere e prendendosi da solo in giro.

Tante le donne presenti e sempre protagoniste, dal bellissimo e commovente monologo iniziale di Rula Jebreal ai messaggi di Piero Pelù contro il femminicidio ogni sera.

Un festival per tutti i gusti, dai giovanissimi successi come il nostro messinese Alberto Urso (che purtroppo si piazza solo al 14esimo posto ma ci inorgoglisce sempre con la sua voce), ai grandi nomi come Rita Pavone, o gli indie Pinguini Tattici Nucleari per gli amanti della musica alternativa, fino al trash con Elettra Lamborghini e le eccentriche trasformazioni di Achille Lauro. Ci si emoziona con i tanti interventi, da “lo Sto con Paolo” e la sua lotta con la Sla all’omaggio al grandissimo Vincenzo Mollica, Istituzione del Festival, per il quale tutto il pubblico si alza in piedi, fino alla danza di Ivan Cottini, poi si ride con Fiorello, si canta a squarciagola con Tiziano e… si dorme.

Il Festival più lungo della storia dei Festival di Sanremo. La leggenda narra che il Festival sia fatto dai cantanti, ma all’Ariston sembrano essere figure mistiche, impercettibili fino ad almeno le 22 di sera.

Quando, allora, durante la serata finale cui assisto, si inizia subito con la gara e addirittura all’1 di notte esce, già, la classifica finale si insinua in me l’illusione che il Festival possa finire a breve, ad un orario sorprendentemente accettabile in confronto a quelli delle giornate precedenti, ma ben presto vengo disillusa.

I primi tre classificati sono Diodato, Francesco Gabbani ed i Pinguini Tattici Nucleari ma, per scoprire il vincitore assoluto del Festival di Sanremo, bisognerà ancora assistere ad esibizioni di ogni tipo, ospiti diversi e l’improponibile “Ciuri, Ciuri” siciliano in versione rap di Diletta Leotta.

C’è chi non ce l’ha fatta, qualcuno dormiva, qualcuno tornava a casa, ma i più stoici, tra qualche fischio, hanno resistito con grande passione ed entusiasmo!

Perché il Festival 2020, in verità, è un enorme successo e forte è il desiderio di veder tornare l’anno prossimo Amadeus, soltanto con qualche imposizione in più sulle tempistiche!

La serata è estremamente appassionante, sin dal suo inizio con l’Inno d’Italia intonato dal Corpo dell’Arma. Dal vivo è tutto più reale, tangibile e coinvolgente: vedere cambiare gli strumenti e la scenografia; i cameramen che salgono sul palco per riprendere i concorrenti; chi tra le file incalza ad applaudire e partecipare; i figuranti che aspettano si liberi un posto per sedersi; Fiorello che durante la pubblicità canzona al microfono Mara Venier che chiacchiera in piedi e non va a sedersi e Tiziano ride dicendole: “Mara non farti sgridare!”; attendere con impazienza e poi esultare  all’arrivo del maestro Vessicchio, altra vera Istituzione di Sanremo; alzarsi e ballare insieme; battere le mani al ritmo Asimbonanga con Leo Gassmann (ho scoperto che la parola, appartenente alla lingua zulu, significa: «Non lo abbiamo visto» ed è il titolo della canzone sudafricana di Johnny Clegg, dedicata a Nelson Mandela). Ciascuno di questi momenti rende il tutto travolgente, ci trasporta direttamente sul palco con Amadeus e Fiorello, che professionali e concentrati, non dimenticano mai, però, di divertirsi e giocare. Il bel rapporto di amicizia tra loro è il bonus di questo Sanremo. Gli “Amarello” trionfano su tutto.

Amadeus, Fiorello e Tiziano formano un trio perfetto, rispondendo a tutto ciò che il pubblico possa cercare e andando anche oltre. Fiorello, poi, dice ad Amadeus di essere il suo Lexotan e, in realtà, è il Lexotan di tutto il Festival, pronto a smorzare ogni momento con una risata, con la sua battuta pronta e la sua intelligente ironia, portando con sè anche un po’ della nostra Sicilia.

Sempre Fiorello l’ha definito “il festival in cui può succedere di tutto”, e così è stato, ha realizzato quello che “una musica può fare/ salvarti sull’orlo del precipizio”, come cantava su quel palco Max Gazzè nel 1999; perché dalla porta dell’Ariston entrano solo sogni ed emozioni, il resto rimane fuori.

Vorrei una voce” cantava, invece, Mina, e Sanremo, in tutte le sue canzoni, in tutte le sue scelte ha una voce precisa, è una voce sull’Italia, sui suoi sentimenti, sui suoi problemi e sulla sua bellezza. Una voce che coinvolge tutti, chi lo ama e chi lo odia, una voce potente, che non smetterà mai di cantare, facendo sognare tutti.

Non si può spiegare il perché di questa magia, come magari direbbe Fiorello, è semplicemente il “Sanremismo”.

E sebbene Amadeus abbia terminato la sua conduzione oltre le 02,30 di notte, noi speravamo non finisse mai, per continuare ad essere protagonisti di questo Festival unico, tra i migliori degli ultimi anni, un Festival che, come dimostra la stessa canzone vincitrice, fa veramente rumore!


Premi:

Vincitore Sanremo 2020: Diodato “Fai Rumore”.

Premio della Critica “Mia Martini”: Diodato “Fai Rumore”.

Premio Lucio Dalla della Sala Stampa: Diodato “Fai Rumore”.

Premio Sergio Bardotti della Commissione Musicale per il miglior testo: Rancore “Eden”.

Premio Giancarlo Bigazzi assegnato dall’Orchestra del Festival alla migliore composizione musicale: Tosca “Ho amato tutto”.

Tim Music canzone più ascoltata nell’app di Tim Music: Francesco Gabbani “Viceversa”.

Nuove proposte

Vincitore Nuove Proposte 2020: Leo Gassman “Vai Bene così”.

Premio Lucio Dalla: Tecla “8 marzo”.

Premio Mia Martini: Eugenio in Via di Gioia “Tsunami”.

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