Mai come quest’anno la festa della donna ha svelato la sua valenza ideologica. Tra le parole pronunciate dal Presidente Napoletano e le manifestazioni femministe andate in scena nelle città d’Italia, si è finalmente capito che le donne non festeggiano l’8 marzo per chiedere più rispetto e dignità, ma per combattere l’antagonista uomo. A dar fuoco alle polveri ci ha pensato Napolitano con un accorato discorso sulle magnifiche conquiste professionali e politiche delle donne in carriera. L’unico Presidente comunista d’Europa, ha concluso l’apologia del prototipo donna Rambo, rammaricandosi che ancora troppe poche femmine affollano le stanze dei bottoni e del potere. La festa omofoba ha raggiunto il parossismo quando nelle piazze italiane, folte delegazioni di femministe e lesbiche hanno tuonao contro la -violenza – bruttezza- dell’universo maschile. Pare incredibile che nessuna donna (o uomo) abbia avuto l’ardire di ricordare il valore intrinseco della donna nel contesto famigliare. Parole come mamma e casalinga sono state totalmente bandite! Ma non è tutto, surrettiziamente è stato fatto passare il messaggio che la donna che rimane a casa a curare la famiglia, è una donna di serie B. E che dire di quei 5 milioni di bambini abortiti dalle donne da quando nel 1978 la 194 è diventata legge di stato? Non sarebbe il caso che qualche associazione di donne coscienziose, serie e non ideologizzate proponesse l’abolizione di questa anacronistica festa classista?
Gianni Toffali Verona
