La città dormiente
Messina, città bellissima, baciata dal sole 365 giorni l’anno, a prima vista laboriosa e caotica, città dove si lotta con il coltello fra i denti per un pezzo di pane, città colpita duramente da ogni tipo di crisi che si possa immaginare dal calcio alla politica, dalla criminalità al lavoro, ma apparentemente va tutto bene.
Conviene a molti essere definiti cittadini della città babba e come si dice da noi cu e babbu non paga dazio.
Da un po’ di tempo stiamo assistendo ad una colonizzazione della città da parte d’aziende che offrono servizi di vigilanza, provenienti dalla vicina Calabria e dalla lontana Palermo, da ciò nasce spontanea una domanda che assilla i miei pensieri e quelli di tanta altra gente, perché gli imprenditori locali sono penalizzati.
In un’economia come la nostra, anche la perdita di un solo posto di lavoro pesa come un macigno su tutta la città.
Cosa offrono di meglio queste aziende non Messinesi.
Riescono a garantire la ricaduta occupazionale.
In un’economia stagnante, se non addirittura da recessione, come la nostra dovremmo coalizzarci e sbarrare la corsa al monopolio di certe aziende, oltremodo la situazione certo non è sinonimo di qualità.
Dov’è il turismo, perché le opere pubbliche sono ferme.
La mia città, ormai spremuta fino all’osso, città vuota che vede i suoi figli fuggire per scampare alla disfatta messa in piedi dal sistema.
Ricostruire dopo il terremoto del 1908 è stato facile perché c’era la volontà, ora la volontà è solo quella di attaccarsi in modo stabile alle poltrone del comando, facendo finta di non sapere che chi siede in quei posti è un semplice servitore del popolo.
Le ferite inferte alla mia città sono profonde, chi sarà in grado di risollevare le sorti di noi tutti.
Abbiamo ceduto le armi agli invasori ed ad un nemico più subdolo, la nostra apatia.
La presa di coscienza da parte di tutti noi è necessaria, rimarginare le ferite è prioritario, aiutare gli imprenditori messinesi a fare azienda è assolutamente di primaria importanza.
Un giorno vorrei vedere le mie figlie lavorare a Messina ed essere orgoglioso nel dire, ho dato due figlie a questa città che hanno contribuito alla sua grandezza.
Riappropriamoci di quei privilegi di cui ha goduto la città per diversi secoli.
