uomini ominicchi e quaquaraqua

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martedì 02 Giugno 2009 - 17:05

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Sono un uomo, non sono un pulsantedi Alessandro D’Amato (Gregorj) postato alle 09:30 del 13 marzo 2009 in Rassegna stampa Torna alla home

-Devo verificare sia vero ciò che alcune agenzie riportano, ma in tal caso chiederò all’ufficio di presidenza di sanzionare chi ha votato per colleghi assenti. Ci sono delle regole e chi fa il furbo avrà una sanzione. Se è recidivo, per esempio, si potrebbe arrivare alla sospensione-. Era incazzato nero, il presidente della Camera Gianfranco Fini quando ha saputo che due deputati in Aula avrebbero votato a nome di colleghi nonostante il suo nuovissimo e genialissimo sistema di votazione previa rilevazione delle impronte digitali. -Questa mattina ci sarebbero stati due parlamentari pianisti sfuggiti alla sorveglianza dell’Aula. Resta da capire se si tratti di deputati che hanno dato le impronte digitali o se fanno parte del gruppo che non ha ritirato la nuova tessera: alla Presidenza della Camera l’ardua sentenza…-, riferisce Velina rossa, la nota politica di Pasquale Laurito. I ‘pianisti’ in questione sono due deputati tra quelli che hanno rilasciato le ‘minuzie’ ed hanno pertanto votato con il sistema tradizionale: Guido Dussin della Lega e Carmelo Lomonte (Mpa), vicepresidente del gruppo Misto. I due hanno votato anche per i rispettivi colleghi di gruppo Matteo Salvini ed Elio Belcastro, che fanno parte dellla pattuglia dei 21 deputati che si sono rifiutati di lasciare le impronte, e che quindi votano con il vecchio sistema.

Un consiglio non richiesto al presidente Fini: li lasci perdere. Si capisce che questa è una battaglia di pubblicità (pardon: volevo scrivere -moralità-), e lei, quando si tratta di battaglie di pubblicità (pardon: volevo scrivere un’altra volta -moralità-) va fino in fondo, a un tratto appena dal passo decisivo. Ovvero, quello che la allontanerebbe da e la qualificherebbe da indipendente nei confronti di chi, giocoforza e per un mero accidente della storia, comanda oggi (nota per la possibile querela: si tratta di un’ipotesi, libertà di pensiero, articolo 21 e se volete continuo fino a domani, signori della Corte). Ma stavolta la sua costanza non la premierà: è troppo cosa da italiani, il votare al posto del vicino perché serve un punto in più di score, o per fargli guadagnare la diaria (‘che oggi a te, domani a me, se non ci si aiuta tra di noi…). E’ troppo autenticamente radicata nella nostra indole, per venire sradicata da un mero artifizio tecnico: al massimo, si poteva pensare di mettere qualche braccialetto elettronico che desse la scossa a chi allungava la manina verso il banco vuoto del vicino: in quel caso la riduzione del fenomeno sarebbe stata più marcata. Anche se forse la Protezione Animali avrebbe protestato.

E invece dovrebbe essere la coscienza del parlamentare, così come dovrebbe esserlo quella di qualunque cittadino, a fargli pensare: -Sono un uomo, non sono un pulsante-, e quindi, se permetti, se io ci non ci sono tu non voti al posto mio. Va bene, siamo un parlamento di nominati e non di eletti, ma alla fine non te l’aveva ordinato il medico di portare alla Camera proprio me. E quindi, get your filthy hands off my desert, come dicevano (anche se non in quel senso) i Pink Floyd. Questo non è un gioco, e quindi non puoi fare tu le mie veci. -Sono un uomo, non sono un pulsante-: non suona nemmeno male come slogan per la rieducazione del parlamentare che sbaglia. Invece delle impronte digitali, una bella serie di Pubblicità Progresso da trasmettere in tv a circuito chiuso disseminate per tutti gli ambienti, piene di slogan tipo: -L’Elettore ti guarda!-, oppure -Ogni voto rubato piange un bambino, sappilo!-. Magari inframmezzati da altri meno drammatici, o che facciano leva sull’orgoglio: -Ma cazzo, la testa è tua! Possibile che debba votare per te quel cretino che ti siede a fianco e notoriamente non capisce niente?-. Voglio dire: sarebbe un modo di prenderli con le buone. Che dite, potrebbe funzionare? Poi, se nemmeno questa tecnica dovesse andare in porto, toccherà rassegnarsi all’idea di Berlusconi di far votare solo i capigruppo. Non si capisce perché si dovrebbe combattere per l’indipendenza di uno a cui di essere indipendente non deve fregargliene poi molto, ad occhio.

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Paul The wine guy fa venire giù lo stadio con un bellissimo -manifesto del consumatore medio del prodotto informatico- (alcuni dei punti: -Pretendo che il tuo prodotto sia pienamente funzionante, non usarmi come cavia da laboratorio; Se proprio devi mettere un manuale, mettilo in italiano; Se un tuo pezzo di ricambio costa di più di tutto il prodotto – magari fatto dalla concorrenza – perché dovrei cagarti ancora? Ok, ho perso il CD, sono un distratto. Fammi scaricare ciò che mi serve senza dovermi registrare al tuo sito-) che però potrebbe valere per molti altri settori nell’ultimo punto: -La crisi è crisi per tutti, smettetela di fare i piangina ed abbassate i margini-. Il problema, purtroppo, è sul significato delle parole.

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Si torna a parlare del caso Sandri. l’agente Luigi Spaccarotella ha infatti parlato dando la sua versione dei fatti: -E’ stato un colpo accidentale, esploso mentre correvo. E’ stato un malaugurato incidente. Alla famiglia dico che sono molto dispiaciuto ma non volevo causare la morte di nessuno, né del povero Gabriele-. Insomma, Spaccarotella ha scelto la via più comoda del pentimento. Quella mediatica.

(Vignetta di Comicomix

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