Alalrme coronavirus, Reggio Calabria, sfamavano gatti tre denunciate

Coronavirus Reggio Calabria, sfamavano gatti: tre volontarie denunciate, la verità delle parti | INTERVISTA

Simone Pizzi

Coronavirus Reggio Calabria, sfamavano gatti: tre volontarie denunciate, la verità delle parti | INTERVISTA

martedì 24 Marzo 2020 - 17:59

Reggio Calabria, tre volontarie denunciate, interviene anche il Garante dei diritti degli animali del comune, oggi incontro presso la Polizia Locale

Reggio Calabria, 24 marzo – Ieri tre volontarie sono state denunciate mentre erano intente a dare da mangiare a una colonia felina. Come abbiamo raccontato questa mattina, non era ben chiaro quale violazione delle norme fosse stata contestata alle tre dagli uomini della Polizia Locale. Già in mattinata l’assessore alla polizia municipale aveva parlato di un problema di “assembramento” e non di un’impossibilità specifica di accudire le colonie feline. Ulteriori notizie erano state rimandate a dopo una riunione che appunto si è volta oggi nella tarda mattinata. A confrontarsi sono stati il Garante dei diritti degli animali del Comune di Reggio Calabria, l’assessore al ramo e il comandante della Polizia Locale.

Nell’incontro si è sottolineata appunto la possibilità di accudire animali domestici, cani randagi e colonie feline sempre nel rispetto delle distanze di sicurezza. Secondo l’assessore Nino Zimbalatti la denuncia alle tre è scaturita dal fatto che esse, appunto, non abbiano mantenuto tali distanze di sicurezza durante le loro attività. Le tre si sono rifiutate di firmare la denuncia ed a loro è stato dato solo il documento che le informava del fatto che sarebbero dovute rientrare al proprio domicilio e li poi rispettare un periodo di quarantena. Quindi così ciò che questa mattina era stato dichiarato è stato ora ribadito definendone i particolari e dando ulteriori informazioni sulla vicenda.

Le tre interessate, si sono messe in contatto con la nostra redazione e ci hanno fatto pervenire delle dichiarazioni, che pubblichiamo di seguito, che raccontano la loro versione dei fatti

“Buonasera, siamo xxx , xxx, xxx rispettivamente Presidente, vicepresidente e volontaria dell’Associazione Dagli Stalli Alle Stelle ( associazione animalista per la tutela dei gatti di strada). Il 23/03/2020 a seguito di una segnalazione dell’ennesima colonia felina abbandonata da giorni ( emergenza coronavirus), ci siamo recate sul posto a bordo di mezzi diversi e rispettando quelle che sono le misure del DPCM, quindi provviste di mascherine, guanti, autocertificazione, Decreto Ministeriale, documenti e statuto dell’associazione e tesserino di riconoscimento delle Guardie zoofile. Arrivati , viale Zerbi, altezza via Roma – Pineta, alle 17.30, veniamo fermate da due agenti della Polizia Locale a bordo della pattuglia n°XX che, immediatamente, senza voler in nessun modo visionare la documentazione in nostro possesso, hanno da subito provveduto a stilare denuncia secondo il decreto Regionale.

Dopo vari tentativi di far visionare la documentazione in nostro possesso i due agenti si sono messi in contatto con il comando della polizia locale ma con nostra grande sorpresa, la direttiva data agli agenti è stata quella di proseguire con la denuncia delle 3 donne.
Abbiamo cercato in tutte le maniere “civili” di farli ragionare per ben 2 ore sotto la pioggia, leggendo loro dettagliatamente il decreto del Ministero della Salute, specificatamente nel paragrafo che prevede la continuità di accudimento e gestione delle colonie feline sul territorio secondo il decreto 281/91.
Gli agenti quasi sbeffeggianndo il nostro ruolo, esclamavano affermazioni come il fatto che il Decreto ministeriale aveva valore soltanto per gli animali domestici e che i documenti dell’associazione, senza nemmeno averli presi i consegna, erano senza valore in quanto potevano essere contraffatti costituendo una associazione solo per lo scopo di andare in giro per la città, non tenendo conto nemmeno della costituzione della nostra associazione datata a febbraio di quest’anno, quando il coronavirus in Italia ancora non era stato rilevato. Non capiamo come noi volontari possiamo essere denunciati e trattati da malviventi, da trasgressori nonostante la legge preveda il nostro operato.

La cosa più triste è che questa denuncia implicherà problemi ai randagi più che a noi persone, in quanto prevede che dopo la stessa il denunciato sarà obbligato, secondo il decreto regionale, a dover fare la quarantena forzata di 15 giorni senza poter più uscire di casa nemmeno per provvedere ai beni di prima necessità ma soprattutto lasceranno morire di fame quelle colonie che prima di questa emergenza venivano regolarmente accudite. Per non parlare che una di noi ha espresso la preoccupazione che dopo la denuncia non avrebbe potuto effettuare controlli, esami e terapia presso il Morelli, in quanto affetta da artrite reumatoide. Questa settimana sarei dovuta recarmi ad effettuare i prelievi e gli esami di routine che avrebbero permesso il ritiro del farmaco senza il quale mi diventa difficoltoso anche gli spostamenti da stanza in stanza. (Rxxxx Axxxx). Siamo state trattate come delinquenti, come persone stupide che non pensavano ad altro che uscire di casa. Consegnataci la denuncia, ci siamo rifiutate di firmare in quanto nella denuncia veniva riportata che la stessa era fatta in quanto eravamo sprovviste di documentazione accertante e questo era falso.

Questo è un abuso di potere, oltre che una non conoscenza delle norme in vigore in Italia, ma anche un maltrattamento animale in quanto non abbiamo potuto mettere del cibo e dell’acqua ma soprattutto il maltrattamento con il quale noi dovremo convivere in angoscia è quello di non poter più da qui a 15 giorni, accudire tutti i randagi che fino ad oggi sono riusciti a sopravvivere anche grazie a questi nostri continui interventi. Rimaniamo amareggiate non tanto per noi che siamo state schernite e sbeffeggiate dagli agenti ma quanto per non riuscire da domani a dar da mangiare a chi a voce non può chiederlo. Alla luce di questi momenti bui, dove non finiamo di ringraziare chi tutela e vigila le strade e le nostre vite, abbiamo bisogno oggi più che mai, di uomini tra gli uomini .

L’appello che facciamo è quello che intervengano da subito gli organi preposti e che facciano luce su quello che è a tutti gli effetti una linea guida del governo che non può e non deve essere ad interpretazione personale, la vita è sacra e non vi è nulla da interpretare se non la reale importanza della vita stessa in ogni forma e razza. Provvederemo da subito ad intraprendere con tutte i mezzi alla risoluzione legale di questo abuso con e per mezzo di tutti gli strumenti che la legge Italiana prevede. Speriamo che questa nostra denuncia pubblica possa smuovere le coscienze di chi ad oggi, di fatto, ci ha impedito e ci impedisce di sfamare ed accudire i randagi di questa città.”

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